FINANZA/ 1. Pelanda: ecco lo “scudo” per salvare l’Italia dai mercati

- Carlo Pelanda

La crisi di credibilità italiana, spiega CARLO PELANDA, è stata aggravata da una manovra dilettantesca. Esistono, tuttavia, ancora margini d’azione per correggerne il tiro

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Foto Ansa

L’errore più grave sarebbe quello di trattare la crescente sfiducia sull’Italia da parte del mercato come un attacco condotto da cinici speculatori. La giusta reazione, invece, è quella di analizzare i motivi per cui il mercato ha sfiducia ed invertire questa valutazione. Va chiarito che il “mercato finanziario” è costituito in massima parte da fondi pensioni e di gestione del risparmio che raccolgono i denari da una platea globale di classe media, il “capitale cattivo” solo una minoranza. La priorità etica dei gestori del “capitale buono” è quella di non far perdere i soldi ai loro clienti.

Da mesi gli scenari valutativi al riguardo dell’economia italiana e della sostenibilità del suo enorme debito sono in peggioramento. Inoltre, osservando la confusione con cui il sistema europeo tratta il salvataggio della Grecia, il mercato finanziario teme una spirale di insolvenza dei debiti eurodenominati delle economie più deboli o di quelle forti, ma  con debito oltre misura quali l’Italia. Poiché tale rischio appare crescente, anche se in realtà lo è molto meno, il mercato finanziario deve riposizionare gli investimenti entro un livello di sicurezza.

Per questo vende in Borsa, come fece nel recente passato al riguardo di Grecia e Portogallo, le azioni delle banche italiane che hanno in pancia circa 900 miliardi di titoli di debito italiano a rischio crescente di insolvenza. E pretende un premio maggiore per comprare nuove emissioni di titoli di debito italiano. Infatti la differenza di tale premio tra titoli tedeschi, considerati i più sicuri, e quelli italiani – lo “spread” –  è arrivato ad un massimo storico. Per invertire questa tendenza è inutile, appunto, prendersela con i valutatori, nonché tentare di bloccare i movimenti ribassisti del mercato, storicamente un suicidio per chi lo fa. Bisogna, invece, convincere il mercato con dei fatti.

Quali? Il fatto più importante sarebbe quello di mostrare al mercato che la Ue sa agire in modo coeso e trovare soluzioni fattibili e veloci per evitare il collasso di Grecia e Portogallo. Ciò ridurrebbe il rischio del contagio e migliorerebbe la credibilità del debito italiano (120% del Pil) attutendo il rischio al riguardo del sistema bancario nazionale. Ma altrettanto importante sarebbe il correggere le situazioni che il mercato finanziario ritiene motivi di sfiducia sull’Italia. La prima riguarda la manovra del governo per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014. Il mercato la ritiene fondamentale in quanto per rendere credibile che un debito verrà ripagato è necessario, prima di tutto, non aumentarlo.

L’aver visto che la maggior parte dei tagli alla spesa è stata spostata al 2013 e 2014, minimi quelli nel 2012, ha dato al mercato la sensazione di una presa in giro. Errore gravissimo da parte del governo, da dilettanti allo sbaraglio, che l’Italia sta pagando caro. Lo si può correggere? Certamente, spalmando meglio i tagli nel triennio per renderli credibili e allo stesso tempo aumentando la coesione e l’immagine di consistenza del governo affinché risulti credibile il suo impegno per il rigore. Ma non basterebbe.

Il rigore riduce la crescita e senza di questa, cioè di un incremento del Pil e del gettito fiscale, il rigore stesso diverrebbe infattibile (per deflazione non bilanciata da crescita). Il mercato lo sa e vuole vedere un governo capace di attuare sia il pareggio di bilancio sia detassazioni e liberalizzazioni sostanziali per stimolare consumi ed investimenti ora piatti. Se non vedrà queste cose terrà una posizione negativa sull’Italia con pericolo crescente per noi e l’intero eurosistema.

 

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