GOOGLE/ L’esperto: l’acquisto di Motorola? Fa bene al mercato e ai consumatori

MASSIMILIANO TROVATO spiega perché l’acquisizione di Motorola da parte di Google gioverà non solo al mercato, ma costringerà Apple a essere maggiormente competitiva

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Immagine d'archivio

Google compra Motorola. Secondo un accordo definitivo siglato tra le due aziende, Big G acquisirà Motorola Solutions, il settore dell’azienda che produce cellularismartphonetablet e telefoni, pagando ciascuno azione 40 dollari, il 63 per cento in più del prezzo in chiusura di mercato venerdì. Per comprasi l’azienda specializzata in telefonia cellulare Mountain View sborserà, complessivamente, 12,5 miliardi di dollari. L’operazione, che secondo Bloomberg è la più imponente, nel settore, degli ultimi dieci anni, consentirà a Google di competere ad armi pari con i big della telecomunicazioni e dei produttori di dispositivi mobili, Apple, in primis: «L’acquisizione di Motorola – ha spiegato l’ad di Google, Larry Page – aumenterà la competizione rafforzando il portafoglio di brevetti di Google, fatto che ci permetterà di proteggere meglioAndroid dalle minacce anti concorrenziali di Microsoft, Apple e altri gruppi». Dopo la compravendita, cosa cambia nel mondo delle telecomunicazioni? IlSussidiario.net lo ha chiesto a Massimiliano Trovato, Fellow dell’Istituto Bruno Leoni ed esperto di telecomunicazioni. «Google – spiega – punta sul settore mobile non solo come fornitore di contenuti ma anche di Hardware perché ha capito che è lì che si sta spostando la competizione e che, ad oggi, ha lasciato troppo spazio ad AppleCupertino, dal canto suo, finora ha saputo magistralmente servire i bisogni dei consumatori in questo campo. Google, tuttavia, in più avrà il vantaggio di poter fornire informazioni e quei contenuti di ricerca sempre più utilizzati dai possessori di smartphone». Secondo Trovato, «da un impegno in prima persona di Google nel campo del mobile, gli utenti hanno solo da guadagnarci. Da un lato perché Google ha già dimostrato in passato di saper fornire questi servizi, dall’altro perché porrà anche su Apple un’ulteriore pressione competitiva». In ogni caso «credo che ci sarà spazio per entrambi sul mercato. Apple non deve temere la concorrenza di Google ma considerarla uno sprone per continuare sulla strada già intrapresa. C’è da chiedersi se Google modificherà la propria filosofia nei confronti dei suoi utenti. «Non credo – risponde – che voglia abdicare al suo modello aperto; ci sarà una grande libertà di innovare e proporre nuove applicazioni su Android, al contrario di Apple che rappresenta una ecosistema chiuso e molto più controllato». E proprio qui sta, dal punto di vista dell’analisi del mercato, l’elemento più interessante: «la sfida tra i due modelli speculari di innovazione è il tema che sottende la discussione sulle nuove tecnologie. Ovvero: può un operatore costituire nel suo ambito un sistema chiuso e protetto? Secondo me lo può fare, a patto che nel mercato ci sia concorrenza che gli impedisca – ed è proprio il caso di Apple Google – di dar vita ad un monopolio».

L’acquisizione di Motorola non lascia il mondo delle telecomunicazioni invariato: «Quelli che hanno di che preoccuparsi sono in particolare i produttori di telefoni puri, Nokia anzitutto, che da tempo incontra difficoltà e che dovrà reinventarsi se non vorrà scomparire. Per quanto riguarda gli operatori telefonici Google avrà una maggior possibilità di far leva, in sede di accordo. Google ed Apple, in ogni caso, sanno bene che per il successo dei propri prodotti sono necessarie reti innovative con un’ampiezza di banda adeguata alla crescita dei servizi e che possano investire sulle nuove tecnologie». Il che significa che, nel breve termine «le trattative tra produttori di contenuti e di dispositivi da un lato e operatori di telefonia dall’altro proseguiranno in modo pacifico, come è nell’interesse di tutti». E in futuro? «E’ evidente che c’è una tendenza al mescolamento. Google ha acquistato frequenze dal governo americano. C’è un suo interesse nel medio lungo termine un interesse verso le reti di telecomunicazioni. Ma fare gli operatori telefonici non è semplice. Ci sono in ballo risorse che anche per un’azienda come Google non sono di immediato utilizzo, e c’è un problema di know-how per nulla scontato».



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