MANOVRA/ Contributo di solidarietà: manca ancora un decreto

- La Redazione

Il contributo di solidarietà previsto dalla manovra approvata dal Governo è pronto a colpire i redditi degli italiani. Ma non si sa in che modo dato che manca un decreto del Tesoro

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Il contributo di solidarietà previsto dalla manovra approvata dal Governo e controfirmata dal Presidente della Repubblica è pronto a colpire i redditi degli italiani superiori ai 90.000 euro lordi annui. Tuttavia, ancora non si sa in che modo. Infatti, il decreto legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale non contiene istruzioni precise al riguardo, rimandando per questo a un decreto che il ministero dell’Economia e delle Finanze dovrà emanare entro il prossimo 30 settembre.

Questo vuol dire che il prelievo potrebbe anche non essere direttamente in busta paga, ma potrebbe avvenire in sede di dichiarazione dei redditi o, nel caso non si fosse obbligati a presentarla, nella busta paga di luglio quale conguaglio. Per i lavoratori autonomi, il problema non si pone: dato che per loro non vi è una busta paga, il contributo di solidarietà dovrà essere versato in sede di dichiarazione dei redditi. In un primo tempo era previsto che gli autonomi versassero un’addizionale Irpef a partire dalla soglia dei 55.000 euro. Ma dato che questa differenza sarebbe potuta essere passibile di incostituzionalità, è stata cancellata.

Ricordiamo che il contributo di solidarietà prevede un prelievo del 5% sulla parte di reddito lordo eccedente i 90.000 euro annui e del 10% per quella superiore ai 150.000 euro. Per i parlamentari, queste percentuali sono raddoppiate. Inoltre, gli importi versati sono deducibili dall’imponibile in sede di dichiarazione dei redditi.

Secondo i tecnici del Tesoro, il contributo di solidarietà porterà nelle casse dell’erario circa 5 miliardi di euro in tre anni e dovrebbe interessare meno di 600.000 italiani.

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