MANOVRA/ Cazzola: il Tfr in busta paga è un danno per i lavoratori

- int. Giuliano Cazzola

Lo slittamento di due anni del Tfr e la possibilità di erogarlo direttamente in busta paga sono due misure – spiega GIULIANO CAZZOLA – contro l’interesse dei lavoratori

Euro_Macchina_ContaR400
Immagine d'archivio

Oggi la manovra finanziaria bis approda in Senato. Il provvedimento lacrime e sangue”, contiene una serie di misure fiscali correttive che obbligheranno gli italiani a pesanti sacrifici, con l’obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2014. Tra queste, alcune riguardanti il Tfr, il trattamento di fine rapporto. In particolare, per 19mila dipendenti pubblici che hanno deciso di entrare anticipatamente in pensione, slitterà di 2 anni. Il numero degli interessati calerà nel 2013, per poi raggiungere quota 21-22mila nel 2014. Si calcola che il risparmio che l’Erario otterrà ammonterà a circa 2,5 miliardi di euro. Altra novità, ma si tratta, per ora, di un’ipotesi, l’introduzione del Tfr direttamente in busta paga. In pratica, il lavoratore potrà decidere se utilizzare la liquidazione per vedersi aumentata la retribuzione mensile, per un importo pari a – circa – uno stipendio in più all’anno. Un’idea nata per stimolare la crescita rilanciando i consumi e dare più liquidità alle famiglie. Un proposta nei confronti della quale Giuliano Cazzola, interpellato da ilSussidiario.net si dice «assolutamente contrario: il Tfr è una risorsa troppo importante per i lavoratori e per le imprese per giocarselo nel “falò” dei consumi. E del fisco, dato che, fino a prova contraria, se aumenta lo stipendio aumenta anche l’aliquota per via della progressività dell’imposta. A meno che non si compia un’operazione di detassazione che mi sembra abbastanza improbabile». Il Tfr, spiega Cazzola, serve a scopi ben precisi: «principalmente come finanziamento della previdenza complementare. Si tratta di una necessità, soprattutto, per le giovani generazioni e rappresenta l’unico modo per garantire trattamenti adeguati tra pubblico e privato». La liquidazione, inoltre, «secondo quanto previsto dalla normativa vigente può essere oggetto di anticipazioni importanti qualora venga utilizzata per cure sanitarie, per l’acquisto della prima casa, per la sua ristrutturazione o per altri motivi inclusi nello statuto del fondo; e in tutti questi casi si tratta di un suo utilizzo virtuoso». 

Nelle aziende con più di 49 dipendenti, poi, «la parte non optata viene lasciata in azienda dai lavoratori per finanziare la propria posizione individuale in una forma di previdenza complementare. Per legge queste risorse vanno ad alimentare un fondo presso il Tesoro, che ammonta a circa 4-5 miliardi l’anno». Quindi, «non vedo – commenta – come lo Stato possa privarsi di queste entrate». Rispetto allo slittamento per il settore pubblico, si chiede: «Che senso ha fare una politica così diversa tra lavoro pubblico e privato? E’ irragionevole che ai dipendenti pubblici si sposti il Tfr molto in avanti nel tempo, e a quelli privati si ipotizzi di darlo immediatamente». Secondo Cazzola, inoltre, la misura è di per sé iniqua: «Mi pare che il carico sulle spalle di chi lavora nel settore pubblico sia già molto pesante: su di loro, infatti, grava il blocco della contrattazione e del livello individuale della retribuzione fino al 2014; inoltre le promozioni degli ultimi anni non incideranno sulle pensioni e c’è l’idea di penalizzare la tredicesima se non si realizzano gli obiettivi produttivi».   



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori