MANOVRA/ Forte: usiamo l’Iva per il quoziente familiare

- int. Francesco Forte

È approdata ieri al Senato la manovra, le cui misure fanno ancora discutere e su cui si ipotizzano modifiche attraverso emendamenti. Abbiamo raccolto il parere di FRANCESCO FORTE

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Tremonti e Bossi (Imagoeconomica)

La manovra finanziaria è arrivata ieri al Senato. E in queste ore si rincorrono diverse ipotesi di modifiche al decreto legge da apportare durante il suo iter parlamentare. «Meglio che ci siano – ci dice Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze – pochi emendamenti, così che la manovra sia approvata nel più breve tempo possibile, trasmettendo la sensazione di coesione e concedendo ai tedeschi quello chi ci chiedono: essere più simili a loro grazie al pareggio di bilancio. Quindi cerchiamo di assicurarlo, anche se questo vuol dire commettere qualche errore».

A cosa si riferisce?

In questa manovra ci sono dei difetti che riguardano l’uso di misure strutturali che non sono le più conformi all’economia di mercato. Inoltre, Tremonti ha voluto una norma “manifesto” che vale 1 miliardo di euro (e in seguito addirittura 600 milioni): il contributo di solidarietà, che è una specie di simbolo distorto, un strizzata d’occhio di Tremonti e della Lega alla sinistra. È chiaro che questo provvedimento non serve alla manovra di finanza pubblica, perché l’entità, rispetto ai 42 miliardi totali, è minima. Purtroppo bisogna tollerare questa specie di “semi-tradimento”, per evitare operazioni peggiori.

Quali?

Quelle sostenute da Montezemolo e altri che preparano il “grande macello” della media e piccola borghesia tramite la tassazione patrimoniale. La quale dovrebbe cominciare come penalizzazione dei più ricchi, ma che può andare poi facilmente a colpire classi agiate, tramite l’abbassamento della soglia fissata. Sono convinto che chi fa queste proposte sa di poter ottenere qualche beneficio pubblico in cambio di un modesto sacrificio economico. Io, che rientro tra coloro che vengono colpiti dal contributo di solidarietà, ritengo che sia meglio pagare questi sporchi soldi subito piuttosto che vedere minacciato il patrimonio della mia famiglia, che è stato accumulato sin dai tempi dei miei nonni e che voglio lasciare ai miei figli e nipoti.

C’è chi ha proposto di tassare i capitali rientrati attraverso lo scudo fiscale. Cosa ne pensa?

Chiaramente si tratterebbe di incassare una piccola cifra e anche questa sarebbe quindi un’imposta simbolica, che però vorrebbe dire chiedere di più dopo tot anni a chi in passato ha fatto un condono o comunque una scelta economica per i suoi diritti di proprietà. Lo trovo profondamente sbagliato: una sanzione o una punizione non può essere cambiata a piacimento da chi punisce, altrimenti la regola perde la sua etica. E non è accettabile che l’etica cambi a seconda di chi comanda, se no lasciamo spazio al relativismo, che è pericolosissimo.

 

Qualcun altro chiede di aumentare l’Iva.

 

Se lo si vuol fare per evitare il contributo di solidarietà, allora diciamo che non c’è bisogno di scomodare l’Iva, perché le risorse necessarie si possono trovare facilmente, magari con l’aumento di una particolare aliquota su qualche particolare prodotto. La manovra dell’Iva è una manovra fondamentale da tenere per riserva per la modifica del nostro sistema tributario in relazione al quoziente familiare.

 

In che modo?

 

La grande riforma che deve consentire l’attuazione del quoziente avrebbe un costo che possiamo stimare nel 2% del Pil. Un punto percentuale si può ricavare limando gli esoneri fiscali non giustificati nell’imposta personale sul reddito. L’altro punto con una manovra di perequazione dell’Iva. Dato che c’è anche un importante margine di evasione su questa imposta, che ha luogo in particolare tramite le aliquote ridotte, lavorando su di esse si potrebbe ottenere un doppio risultato: risorse per il quoziente familiare e contrasto più efficace all’evasione. Quindi è meglio che l’intervento sull’Iva venga tenuto come riserva per reperire le risorse necessarie alla riforma liberale, ma anche sociale, di ridurre la tassazione tramite l’introduzione del quoziente familiare.

 

E cosa pensa della proposta di lasciare la quota di Tfr in busta paga ai lavoratori?

 

È un’idea inaccettabile, perché il Tfr serve al risparmio. Se con questa manovra destiniamo il risparmio al consumo, cosa resterà poi ai lavoratori per il loro futuro? Perché dovremmo favorire l’imprevidenza? Una proposta del genere mi sembra veramente il crepuscolo della responsabilità.

 

Un provvedimento della manovra che sta facendo molto discutere è la Robin Hood Tax che colpisce le aziende del settore energetico. Cosa ne pensa?

Finché abbiamo come ministro delle Finanze Tremonti dovremo sopportare queste stupidaggini. Una misura simile è l’espressione di un dirigismo economico che appartiene a una cultura che conosco bene e che ho combattuto (senza grandi risultati direi) nel Psi, nel quale c’era un vecchiume ideologico, di cui Tremonti è portatore. Bisogna toglierlo dal governo per evitare che la teoria economica del centrodestra sia inquinata da questa cultura veterosocialista. Tutto risale agli anni Settanta, quando i socialisti, dovendo dare la sensazione di essere sì anti-comunisti, ma anche a favore del popolo, lanciavano analoghi messaggi stupidi.

 

Nonostante questi difetti, ritiene comunque che sia meglio evitare di intervenire con emendamenti per modificare la manovra?

 

Il problema è che sui mercati internazionali l’idea che possa esserci una mancata coesione della maggioranza crea inutilmente un effetto negativo sulla credibilità della manovra ai fini dell’azzeramento del deficit pubblico. Quindi è bene che al più presto la si voti, almeno avremo la certezza che anche se ci saranno dei sacrifici sbagliati, che fortunatamente sono modesti, potremo raggiungere il risultato sperato.

 

(Lorenzo Torrisi)

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