SCENARIO/ Romani: la sfida delle Pmi ai catastrofisti “made in Usa”

- int. Paolo Romani

Qualcuno vede riaffacciarsi lo spettro di una nuova recessione mondiale. PAOLO ROMANI ci parla dello stato di salute dell’economia reale italiana

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Foto Imagoeconomica

Hanno scatenato un piccolo “giallo” le dichiarazioni rilasciate ieri da Paolo Romani sulla leadership del Popolo delle Libertà. Ma il tema più importante che il ministro dello Sviluppo economico ha affrontato al Meeting di Rimini riguarda le possibilità di ripresa del nostro Paese in questi giorni in cui sembra riaffacciarsi lo spettro di una nuova recessione economica globale. «Ogni giorno, da quando sono diventato ministro, incontro – racconta Paolo Romani, a ilsussidiario.net – rappresentanti del mondo imprenditoriale, forze sindacali, lavoratrici e lavoratori. Cerco, appena mi è possibile, di essere presente sul territorio, perché è anche e soprattutto lì che si sente il vero polso della situazione.

E che situazione vede? Come stanno le nostre aziende, in particolare le Pmi?

Posso dirle con grande convinzione che l’economia reale del nostro Paese è solida e pronta a tornare a correre, e non ha assolutamente nulla da spartire con la crisi del debito che l’Italia, così come il resto del mondo occidentale, sta fronteggiando in questi giorni. Certo, i problemi ci sono: difficoltà di accesso al credito, lenta ripresa dei consumi interni, forte concorrenza sui mercati esteri. Ma forte è la determinazione del governo e delle parti sociali per uscire a testa alta dalla complessa situazione che stiamo attraversando. E sono proprio le Pmi, la vera spina dorsale del nostro sistema economico, a giocare un ruolo importante nella ripresa, per esempio accelerando ancora di più sull’export.

Dopo la diffusione dei dati economici della Germania e quelli degli Usa sembra però riaffacciarsi il rischio di una nuova recessione.

L’allarme sulla possibilità di piombare in un “nuovo 1937” è stato lanciato negli Stati Uniti da economisti di area politica ben definita come Krugman, Reich, Stiglitz. Anche nelle banche centrali e nelle grandi istituzioni monetarie internazionali c’è grande attenzione su questo tema. Io penso che il nostro Paese, in accordo con le istituzioni europee, abbia fatto delle scelte di assoluto buon senso per stabilizzare i conti pubblici. Ora è necessario premere l’acceleratore della crescita e, in questo senso, l’export gioca un ruolo fondamentale. Siamo secondi soltanto alla Germania per volume di esportazioni. Nel 2010 la nostra quota di mercato è cresciuta del 15,8% e i nostri prodotti hanno registrato tassi di crescita record in Brasile (+44%), Cina (+30%) e Russia (+23%). Con un export sempre più forte e una ripresa progressiva dei consumi interni saremo in grado di superare definitivamente la crisi.

La manovra inizia oggi il suo esame al Senato. Cosa fa questa nuova finanziaria per sostenere le imprese? E cosa per lo sviluppo?

Sono diversi e articolati i provvedimenti per lo sviluppo varati dal governo. Penso ai 7 miliardi di fondi Fas stanziati a inizio agosto, che serviranno a finanziare importanti opere infrastrutturali in tutto il Mezzogiorno. O ad altri recenti provvedimenti come le facilitazioni per l’impiego dei fondi di venture capital, l’aliquota forfettaria minima per i giovani imprenditori under 35, il credito di imposta per la ricerca e quello per le assunzioni nel Sud, diverse semplificazioni burocratiche per le imprese. La manovra appena approvata incrementa inoltre la dotazione del fondo per interventi strutturali di politica economica di 2 miliardi per il prossimo anno e liberalizza ulteriormente l’orario di apertura degli esercizi pubblici. Entro pochi giorni convocherò inoltre le parti sociali per far partire ulteriori misure condivise fronte della crescita economica, che resta la vera priorità del nostro esecutivo.

 

Nella manovra non occorreva forse più coraggio per ridurre strutturalmente la spesa pubblica e intervenire meno “nelle tasche” dei cittadini e non rischiare così di deprimere i consumi?

 

Guardi, solo per quanto riguarda i ministeri, la manovra aumenta di 6 miliardi di euro i tagli alla spesa pubblica per il 2012 e di 2,5 miliardi per il 2013. Vengono soppresse 34 Province e azzerate giunte e consigli dei comuni con meno di 1000 abitanti. Si riduce in modo drastico il numero di assessori e consiglieri regionali, provinciali e comunali. Gli enti pubblici dovranno diminuire del 10% la dotazione organica dirigenziale e rispettare in modo ferreo i vincoli del Patto di stabilità, che premierà le amministrazioni più virtuose. Lo stipendio dei parlamentari sarà allineato ai parametri europei. Ora spetta al Parlamento, a saldi invariati, migliorare ulteriormente la manovra. Ma vorrei sapere se qualcuno si ricorda un governo che, in così pochi giorni, abbia saputo fare tanto sul fronte dei tagli ai costi della politica e della pubblica amministrazione.

 

Cosa pensa della proposta di Confindustria di intervenire sull’Iva e sulle pensioni per diminuire le imposte sul lavoro?

 

Penso che vada valutata con grande misura e senso di responsabilità. In particolare, bisogna capire quali effetti potrebbe avere sui consumi un aumento, seppur minimale, dell’Iva.

 

Domani al Meeting di Rimini arriverà John Elkann, presidente di Fiat. Pensa che ora, grazie anche alla cosiddetta norma “salva-Fiat”contenuta nella manovra, non ci saranno più alibi per portare avanti il piano Fabbrica Italia?

Penso che Mirafiori, così come Pomigliano, siano grandi realtà industriali che vadano preservate e potenziate, nell’interesse primario della multinazionale Fiat. Non ho motivo di dubitare delle intenzioni di Marchionne, ma è ovvio che l’attenzione del governo su questa partita resta sempre alta.

 

L’Italia non avrà il nucleare: come risolvere il problema dell’alto costo dell’energia per le nostre imprese rispetto alla media europea? La Robin Hood Tax non rischia di far salire ancora di più i costi?

 

Tutt’altro, la Robin Hood Tax consentirà di alleviare la diminuzione di risorse a carico degli enti locali. Un altro discorso riguarda, ovviamente, il gap energetico del nostro Paese, che è un grande problema che ci trasciniamo da troppi anni. Per questo ho deciso di convocare, per la seconda metà di novembre, la Conferenza nazionale per l’energia. Metteremo intorno a un tavolo i principali attori dell’industria energetica italiana, così da elaborare un piano energetico nazionale che consentirà all’Italia di darsi una strategia da seguire da qui ai prossimi 20-30 anni. Si tratta di un’altra grande occasione di crescita e sviluppo economico-industriale.

 

Lei ha affrontato e sta affrontando tanti tavoli di crisi al ministero. Come si stanno risolvendo?

 

Il ministero dello Sviluppo economico è fortemente impegnato sul fronte della soluzione delle crisi aziendali. Solo negli ultimi otto mesi sono state risolte ben 30 vertenze, salvaguardando il posto di lavoro a oltre 16.000 lavoratori. Grazie all’azione del governo, alla voglia e alla capacità di reagire del tessuto imprenditoriale italiano, alla stretta collaborazione con i sindacati, siamo riusciti a garantire un futuro stabile e produttivo a tante aziende e a tante famiglie. È questo uno dei modi più efficaci che abbiamo per contrastare la crisi, restando al fianco di chi lavora e produce.

 

(Lorenzo Torrisi)

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