BCE/ La lettera di Trichet e Draghi a Berlusconi

- La Redazione

Dovevano restare segreti, eppure cominciano ad emergere i dettagli della lettera inviata dall’attuale presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet a Silvio Berlusconi

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Jean-Claude Trichet, foto ImagEconomica

Dovevano restare segreti, eppure cominciano ad emergere i dettagli della lettera inviata dall’attuale presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet, e firmata anche da colui che dal primo novembre prossimo gli succederà, Mario Draghi, al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Non solo consigli sulla strada da intraprendere, ma vere e proprie misure da adottare e i tempi in cui bisognerebbe applicarle. In quello che appare come un programma di governo, come commenta il Corriere della Sera, che per primo ha fatto emergere i dettagli della lettera, Trichet affronta il delicato argomento del mercato del lavoro, sempre rimasto fuori dalle competenze europee, su cui consiglia degli interventi sul pubblico impiego, il superamento dell’attuale modello di esagerata flessibilità dei precari e di protezione di tutti gli altri e una minore rigidità nelle norme sui licenziamenti dei contratti a tempo indeterminato. E siccome a Francoforte l’impegno di Berlusconi e Tremonti appare poco incisivo e con tempi troppo lunghi, Trichet suggerisce che sulle liberalizzazioni in tuta la struttura dell’economia italiana si acceleri, procedendo per decreto. Prese di mira anche le privatizzazioni: si chiede infatti che si vada avanti il più velocemente possibile riguardo alle cessioni anche per le società pubbliche locali.

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L’Italia, sempre secondo la lettera, deve privatizzare senza allungare troppo i tempi ed evitare gli errori della Grecia che più di un anno fa non trattò le cessioni delle partecipazioni dello Stato, per poi farlo solo recentemente sotto costrizione, ma quando ormai le attività da mettere sul mercato valevano la metà. Quindi la Bce sembra essere in grado di dettare la strada giusta all’Italia, anche perché, in caso contrario, il nostro Paese può dire addio all’intervento della Banca Centrale Europea sui titoli di debito del Tesoro. 

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