LETTERA BCE/ Fortis: con questa manovra l’Italia può farsi valere con il resto del mondo

- int. Marco Fortis

Il Professor MARCO FORTIS commenta i contenuti della lettera inviata dalla Bce al Governo italiano. Una manovra, la nostra, che non ha paragoni al mondo e che porterà al pareggio di bilancio

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Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Ansa)

Un documento segreto pubblicato in esclusiva da Il Corriere della Sera. Sa un po’ di spy story quanto è apparso oggi sul quotidiano milanese: il testo integrale della lettera inviata da Jean-Claude Trichet e Mario Draghi per conto della Banca centrale europea lo scorso 5 agosto al Governo italiano. Il testo, per alcuni una sorta di autentico diktat, contiene tutte le indicazioni severissime per dare vita a una manovra entro la fine di settembre per regolare i conti del nostro Paese. Indicazioni così dettagliate che prontamente il nostro esecutivo ha dato via alla manovra presentata lo scorso 13 agosto e poi ritoccata successivamente. Indicazioni prese quasi alla lettera che però oggi, osserva qualcuno, non sembrano aver funzionato tanto che lo spread fra Btp italiani e Bund tedeschi si è ancora aggravato. Il nostro Governo non ha fatto tutto quello che era stato chiesto, o le indicazioni della Bce alla fine non erano poi così buone? IlSussidiario.net ha discusso di questo con il Professor Marco Fortis, Vicepresidente della Fondazione Edison, cbe ha le idee ben chiare al proposito: “Quello che ci penalizza più di ogni altra cosa è la perdita di credibilità che il nostro Paese e il nostro Governo hanno nei confronti dei mercati internazionali” spiega il Professor Fortis.
“Abbiamo numeri tutt’altro che malvagi, e con tutte le critiche che ci possono fare si può dire che siamo messi meglio di altri Paesi come tendenza di riduzione e stabilizzazione del debito. Purtroppo gli scandali estivi che hanno toccato il nostro governo nonché la perdita di autorevolezza del nostro ministro dell’economia ci hanno reso poco credibili e insicuri all’occhio internazionale”. Non solo. Secondo Fortis, bisogna anche tenere conto “che la Banca centrale che  tutti dicono essere il punto di riferimento centrale è invece usata per scopi di parte. Proprio oggi Susanna Camusso ha detto che bisogna fare la patrimoniale perché non si può accettare che la Confindustria tocchi le pensioni, Ma a dire così non è stata la Confindustria, a chiederlo è la Bce. Allora non si può tirare la Bce per la giacchetta: quando ti fanno piacere le cose che dici la citi, quando non ti fanno piacere fai finta non le abbia mai dette”. Per Fortis “noi siamo un Paese che dovrebbe avere un progetto unitario condiviso e non correre dietro a ipotesi fantasiose di diktat esteri. Se avessimo un punto di vista largamente condiviso su come affrontare la crisi, con i numeri che abbiamo ne usciremmo meglio di altre nazioni”.

Professore, come giudica il contenuto della lettera inviata dalla Bce al Governo italiano?

Si possono fare due osservazioni. La prima è che la Bce ha sempre ragione e quindi noi non abbiamo seguito le sue indicazioni visto che la situazione ancora oggi presenta molte problematiche. Ma questo non giustificherebbe l’andamento dei mercati, in particolare della nostra Borsa che è quella che ha segnato perdite più consistenti così come le nostre banche, perché il contenuto della missiva era segreto e dunque i mercati non potevano conoscerlo. Io ritengo invece che i mercati ci abbiano punito per l’atteggiamento ondivago del nostro Governo e per la mancanza di credibilità internazionale in seguito agli scandali estivi di cui siamo stati protagonisti.

La seconda osservazione?

Che la Bce è sì autorevole, ma non infallibile. In questo senso un Governo che è credibile ha tutti i diritti di far valere alcuni punti che crede necessari per affrontare la propria situazione economica. Diciamolo chiaramente che il nostro Governo ha messo in atto una manovra draconiana che nessun altro Paese al mondo ha avuto il coraggio di fare, una manovra che nei prossimi tre anni porterà a dei risultati concreti.

Dunque quello che ci punisce sui mercati è la nostra mancanza di credibilità?

Ma certamente, basti vedere proprio in queste ore come veniamo rappresentati su tutti i media internazionali. Uno potrà anche dire: non crediamo che voi italiani otterrete risultati concreti; ma noi possiamo rispondere: perché dobbiamo credere ci riusciate voi?

Ci spieghi meglio.

Guardiamo all’Inghilterra: fino a oggi non ha fatto praticamente nulla, solo chiacchiere, lo stesso i francesi. Perché dobbiamo credere che loro riusciranno a tenere in ordine i conti pubblici? Solo perché godono di una credibilità maggiore della nostra? A noi manca il coraggio e l’autorevolezza di dire: il nostro lavoro lo stiamo facendo, e voi?

Entriamo nel concreto dei dati.

Il Fondo monetario internazionale, l’ente più critico nelle sue valutazioni sulla crescita e sulla capacità della manovra di incidere sui dati dice che l’Italia, se non centrerà il pareggio di bilancio, arriverà almeno a un rapporto deficit/Pil pari all’1,1% nel 2013. Se poi riesce a mantenere questo livello negli anni successivi ciò permetterà di avere una dinamica estremamente virtuosa per quanto riguarda l’evoluzione del debito. Con un po’ di crescita neppure eccessiva, tenendo conto che quello che importa è la crescita del Pil nominale con un avanzo primario e una crescita anche solo nominale del 2% l’Italia riesce a ridurre il debito. Non solo.

Continui prego.

Nel 2013 noi avremo il sorpasso del debito americano su quello italiano, senza neanche considerare la drammatica situazione di stati federali come California e Florida. Nello stesso tempo il debito tedesco si collocherà per i prossimi anni sopra i livelli consueti. Se poi mettessimo, come hanno fatto notare alcuni analisti, nel debito tedesco anche la Cassa depositi e prestiti che ha un debito di 400 miliardi di euro, il debito tedesco sarebbe più vicino al 100%  che all’80% in cui si trova oggi.

Ha parlato di mancanza di credibilità del nostro Governo sui mercati esteri.

Intendo la credibilità di un governo che ha cambiato 4 o 5 volte la propria manovra per i veti incrociati emersi, con la Lega che dentro la maggioranza si oppone all’allungamento dell’età pensionistica, il che ha portato a supplire al mancato intervento sulle pensioni con l’aumento dell’Iva per recuperare denari. Unitamente agli scandali di natura varia che hanno colpito il premier: pretendere che gli stranieri investano nel nostro Paese e nei titoli di Stato diventa difficile.

Eppure nonostante tutto lei vede dei risvolti positivi.

Se guardo i numeri della manovra, considerando tutti gli ostacoli che ha subito e un percorso anche umiliante, come indica la nota di aggiornamento di Economia e finanza diffusa in queste ore, vedo che si dice che pur con tassi di crescita più bassi di quelli previsti, noi avremo un saldo primario già dello 0,9% quest’anno con il deficit che scende al 3,9%; poi il salto al 3,7% del Pil e l’indebitamento che scende all’1,6%. Questi sono numeri che in bilancio non li ha nessuno, la Francia ci arriverà forse fra cinque anni. E ancora: nel 2013 il saldo diventa del 5,4% quindi il bilancio si pareggia e poi l’anno dopo andiamo pure in surplus, perché abbiamo un avanzo primario del 5,7%.

Come si arriva a questi numeri?

Noi faremo in quattro anni 262 miliardi di euro di avanzo primario, il che vuol dire che le entrate statali superano le uscite al netto degli interessi. Questo si ottiene con aumento delle tasse e contenimenti più che tagli, considerando poi che alcune spese come la sanità aumentano per modo inerziale. Il grosso che si ottiene viene dall’aumento delle entrate che passano dai 738 miliardi di euro del 2011 agli 818 del 2014.

In conclusione?

La nostra manovra non sarà esattamente quella che ci aveva chiesto la Bce, ma è una manovra che non fa nessuno al mondo: riuscire a cumulare in quattro anni un avanzo primario di 268 miliardi. Gli altri Paesi ad esempio gli Stati Uniti fanno deficit primari cumulati. Si potrà dire: certo, l’Italia è il Paese che ha il debito pubblico più esposto e quindi dobbiamo farlo, ma in realtà noi siamo la foglia di fico dietro la quale gli altri stanno fermi.

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