ASTA BOT/ Titoli a ruba. L’esperto: buona notizia, ma domani c’è la “prova del nove”

- La Redazione

L’asta dei Bot a scadenza annuale e semestrale reigstra un grande successo. Tutti esauriti i titoli messi in vendita. Secondo l’esperto, questo è l’effetto della liquidità della Bce

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Foto Imagoeconomica

Sono andati letteralmente a ruba gli 8,5 miliardi di Bot con scadenza a dodici mesi, gennaio 2013, messi oggi all’asta dal ministero del Tesoro. E son andati benissimo anche le vendite dei Bot semestrali pari a 3,5 miliardi di euro. Tutti i titoli sono dunque stati collocati con una domanda superiroe all’offerta. Questo quadro fa ovviamente bene alla Borsa che riporta al momento buoni risultati, mentre lo spread finalmente scende sotto quota 500, arrivando oggi a 472 punti base rispetto ai 521 di ieri. Secondo l’esperto di mercati finanziari con cui ha parlato IlSussidiario.net, una notizia molto positiva, quella dei risultati delle aste de tesoro, ma la situazione rimane comunque difficile: «La differenza tra questa e le aste precedenti è essenzialmente dovuta agli effetti di liquidità concessa dalla Banca centrale europea agli istituti bancari».


Grande successo dell’asta dei Bot annuali e semestrali: come si spiega?

È un successo da mettere in relazione stretta con i finanziamenti triennali concessi un mese fa dalla Banca centrale europea alle banche europee e ovviamente anche a quelle italiane.


Cosa vuol dire questo?

Quello che fanno le banche, finanziate a tassi assolutamente competitivi dalla Banca centrale europea, è di comprare debito italiano su scadenze fino a tre anni: un “giochetto” che sostanzialmente diventa molto poco rischioso e redditizio. La vera prova per i titoli di stato italiani ci sarà comunque domani.


Perché?

Perché ci sarà l’asta dei Btp decennali, con scadenze dunque più lunghe che eccedono i tre anni, dove sostanzialmente il rischio che si prendono le banche nel comprarli è molto più alto. Perché non esiste quello che si definisce un match, cioè una corrispondenza perfetta con i finanziamenti concessi invece dalla Bce.


I rendimenti in picchiata dei titoli sono un’indicazione positiva?

Certo, sono scesi dal 5,952% dell’ultima asta al 2,735% di oggi. È un dato molto positivo, una cosa che fa bene e che il mercato non si aspettava. Oggi poi c’è stata l’asta dei Bonos spagnoli che è andata bene, per cui diciamo che in una situazione difficile per i mercati sono arrivate due notizie molto buone.


Previsioni a stretto giro?

Vedremo domani: come dicevo ci sarà la prova del nove e se questo andamento venisse confermato  almeno per qualche giorno sarebbe un fatto positivo che dimostrerebbe come il mercato è ancora, almeno un po’ ancora, ricettivo.

Qualche altra indicazione su mercato?

Il grosso tema sul mercato nel prossimo futuro è il fatto che fino a marzo ogni dieci giorni il governo italiano dovrà andare a emettere del debito per importi molto significativi. Domani mi sembra che siamo sui 7 miliardi di euro. Si tratta di appuntamenti molto ravvicinati per l’emissione dei bond, per cui abbiamo tre mesi abbastanza elettrici e volatili dove può ancora succedere di tutto sia in positivo che in negativo. Quanto successo oggi sicuramente rientra nelle notizie positive.

Era prevedibile che lo spread, nonostante il nuovo governo e le varie iniziative in materia economica, continuasse a rimanere così in alto?

Il quadro generale è ancora molto difficile, uno spread a 472 punti base è ancora molto alto. Perché si parli di una situazione normalizzata lo spread dovrebbe scendere almeno a 300 punti. Quella di oggi è una notizia positiva e va riconosciuta come tale, ma la situazione resta grave. Il mercato non può risolvere questa situazione  in due giorni.

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