FINANZA/ Forte: l’attacco di S&P’s manda in pensione Monti e prepara un altro ’92

- int. Francesco Forte

Si fanno i calcoli dei danni che colpiranno i Paesi europei, tra i quali l’Italia, dopo il dawngrade dell’agenzia di rating Standard&Poor’s. Il commento dell’economista FRANCESCO FORTE

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Foto Imagoeconomica

Il giorno dopo del danno fatto da Standard&Poor’s, in Europa e in Italia si fanno i calcoli non solo delle conseguenze finanziarie, ma anche di quelle politiche che riguardano tanti Paesi europei. E ovviamente si guarda con apprensione alla reazione dei mercati lunedì prossimo. Questa volta la più grande agenzia di rating del mondo (la leader della cupa “trimurti” con Fitch e Mody’s) ha fatto un giochetto veramente sporco. Anche il professor Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze, usa parole di fuoco.

Che cosa pensa, professore, di questa valutazione arrivata ufficialmente a tarda sera, ma ampiamente annunciata nel primo pomeriggio, a Borse aperte?

È una porcheria. Non è ammissibile che si possano stilare valutazioni di queste genera a Borse ancora aperte. Con il giochetto poi del comunicato ufficioso o ufficiale. Si riuniscono, dicono che faranno un comunicato per le 22 ora europea e non si immaginano di turbare i mercati? Hanno invece creato e voluto creare una autentica turbativa sul mercato, facendo correre voci mirate, una dopo l’altra. Prima hanno parlato del downgrade francese, poi di quello austriaco, poi di quello italiano, spagnolo e portoghese. Insomma un giochetto vergognoso e una valutazione che dovrebbe essere oggetto di indagini.

Il problema delle agenzie di rating si è posto fin dal 2008, dallo scoppio della crisi dei subprime. Ma nessuno ha fatto nulla, qualche lamentela, qualche levata di scusi e poi tutto è passato nel dimenticatoio. Ogni tanto ci si ricorda, al momento opportuno, che sul mercato ci sono pure delle agenzie che favoriscono la speculazione.

Infatti bisognerebbe solo fare delle norme. Se non è possibile attuarle a livello internazionale, Stati Uniti compresi voglio dire, bisognerebbe fare delle norme a livello europeo. Dove si dovrebbe specificare chiaramente che le valutazioni delle agenzie di rating non hanno valore giuridico e che non si possono prendere decisioni in base a queste valutazioni, che sono inaffidabili e che turbano i mercati. E ripeto che dovrebbero essere oggetto di indagini. Queste agenzie sono private, finanziate da fondi e al loro interno ci sono pure degli investitori, persone che fanno attività finanziaria, che speculano.

Ma è possibile che tutto il sistema debba essere schiavo di una simile situazione? Un fatto come questo che cosa comporta?

Ci sono molte banche che operano in automatico con la valutazione fatta dalle agenzie di rating. Non lo fanno tutte per la verità, ma molte lo fanno. Quindi è immaginabile pensare quali danni provochi la valutazione di una di queste agenzie.

C’è poi un aspetto “tempistico” che riguarda l’Italia. Il nostro premier Mario Monti prima si incontra con Nicolas Sarkozy e poi con Angela Merkel. Quasi tutti tirano un sospiro di sollievo e poi arriva Standard&Poor’s.

Diciamo pure che c’è qualche cosa di più. C’è un fatto incredibile da sottolineare per quanto riguarda espressamente l’Italia. La manovra varata dal Governo è stata apprezzata e giudicata positivamente sia dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel, sia dalla Banca centrale europea, cioè dalla massima autorità monetaria europea. Ora, com’è possibile che nel giro di pochi giorni o forse di poche ore, da una pagella positiva data all’Italia dal premier tedesco e da Mario Draghi si passi a un downgrade di due punti? Siamo finiti con la “B”, nonostante il giudizio di quelli che ci avevano consigliato di fare questa manovra pesante e l’hanno giudicata positivamente. Alla fine questo giudizio, questa valutazione fatta sull’Italia, si traduce in una considerazione che può essere definita allarmante: tutta l’Europa è alla mercé di queste agenzie di rating. È una questione intollerabile e insostenibile.

Lei in tutto questo non vede i segnali di una autentica guerra tra dollaro e euro?

Io non lo so, non credo che il governo americano sia stato contento di quanto è accaduto. Credo che ci sia una guerra tra la lobby degli investitori in dollari contro l’euro. Non posso dire quanto tutto questo faccia piacere al governo americano, anche perché il deprezzamento dell’euro non conviene tanto agli americani. In realtà questo gioco che fanno gli investitori in dollari si è già verificato, in altri tempi, a Hong Kong, in Arabia Saudita. Oggi stanno giocando quest’altra partita infilandosi, di fatto, tra le divisioni che esistono tra gli stati europei.

Beh, Sarkozy, dopo il contenzioso e lo sgarbo fatto a David Cameron, questa cosa se l’è andata proprio a cercare.

Non c’è dubbio su questo. Ma il quadro è più ampio. Gli investitori in dollari hanno visto che due stati hanno una linea, altri hanno un’altra linea. In definitiva hanno visto e stanno osservando ancora un’Europa divisa, spaccata e che non riesce mai a reagire prontamente. A questo punto, come è scritto nelle regole della “guerra finanziaria”, loro si sono infilati con tutta la loro forza.

Ritorniamo sulle questioni italiane, professor Forte. Questa valutazione, anche se frutto di un giochetto sporco attuato da Standard&Poor’s, che cosa può provocare sul Governo italiano?

Inutile nascondere la realtà. Questo è un durissimo contraccolpo per il Governo di Mario Monti. Il Governo dei tecnici arriva al potere dopo una lunghissima campagna mediatica, ben orchestrata e tambureggiante, in sostituzione del Governo Berlusconi. Lasciamo per un attimo perdere la manovra, la “pezza” che Monti ci ha messo. Alla fine, dopo due mesi e mezzo, questo Governo si becca sull’economia un rating, pur nei modi che abbiamo detto, che è di due volte inferiore a quello del Governo Berlusconi. Cioè le valutazioni di oggi sono ancora più negative. Del resto, si era compreso subito che Monti non poteva riuscire a fare più degli altri. E probabilmente anche gli italiani si sono resi conto che non può fare dei “miracoli”. In più, nell’azione del Governo ci sono segnali di retromarcia. Penso alle liberalizzazioni. Non si fa la liberalizzazione sulla banda larga e si fa invece quella sui tassisti.

Ma ci sono problemi anche con i sindacati e di conseguenza con la Fiat.

Certamente. Noi rischiamo di giocarci la Fiat, con questo ribadire il contratto unico e le barricate sull’articolo 18. Prima, con il Governo Berlusconi, si riusciva a tenere un rapporto con Cisl e Uil, adesso mi sembra che tutto si sia spostato. Non credo che questo possa piacere a Marchionne.

E tra i partiti che cosa succederà? Bene o male, il governo dipende da una grande maggioranza in Parlamento?

Non credo che Monti arriverà alla fine della legislatura. Non vedo la ragione per cui dovrebbe restare al Governo sino al termine di questa legislatura. La mia impressione è che il Pdl, tra non molto, staccherà la spina, come si dice di questi tempi. La Lega è già all’opposizione. E poi c’è un’aria poco respirabile, politicamente parlando, aria da 1992-’93.

A che cosa si riferisce professor Forte?

Ho guardato in controluce il “caso Cosentino” e ho constatato che senza parte del voto leghista e senza il voto radicale, Cosentino sarebbe finito in carcere in base a una sequenza di indizi. Il fatto grave è che l’Udc e il Pd hanno votato a favore dell’arresto. Non vorrei che si ripetesse la stagione dove occorre mandare in carcere un po’ di persone.

(Gianluigi Da Rold)

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