LIBERALIZZAZIONI/ Benzinai e sciopero, l’esperto: vi spiego perché il piano del governo non serve ai consumatori

GIUSEPPE COLANGELO, Docente di Economia Politica all’Università dell’Insubria, commenta lo sciopero nazionale dei benzinai proclamato recentemente da Figisc e Anisa Confcommercio

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«I gestori hanno paura di un cambiamento piuttosto iMportante e che queste liberalizzazioni possano danneggiarli in modo significativo. Non è ancora chiaro il contenuto del decreto, ma, essendoci un’aspettativa di norme che possono rendere molto più difficile la vita dei gestori, soprattutto quelli più piccoli, è anche normale che sia scattata la protesta. Da un lato è quindi comprensibile, ma dall’altro bisogna vedere quale sarà poi il contenuto della manovra». Giuseppe Colangelo, Docente di Economia Politica all’Università dell’Insubria, commenta in questa intervista per Ilsussidiario.net lo sciopero nazionale dei benzinai proclamato recentemente da Figisc e Anisa Confcommercio sull’intera rete stradale e autostradale, per protestare contro le liberalizzazioni proposte dal governo Monti.

Professore, anche Antonio Catricalà ha recentemente detto che «bisogna creare le situazioni per cui un benzinaio possa utilizzare la benzina con altri beni di consumo da poter vendere. Si tratterebbe quindi di eliminare l’esclusiva nei contratti tra compagnie petrolifere e gestori». Cosa ne pensa?

Si tratta del modello che viene applicato in quasi tutta l’Europa, dove prevale il grande distributore che non vende solo la benzina, ma anche molti altri prodotti o servizi: c’è quindi il piccolo supermercato, il bar ed eventualmente altri possibili servizi per l’automobile, come l’officina o il lavaggio auto. Si ritiene quindi più efficiente muoversi in questa direzione, in un Paese come l’Italia dove ancora ci sono troppi piccoli gestori che offrono solamente benzina. Il governo crede quindi che si possano accorpare questi gestori, magari facendoli diventare più grandi e offrendo loro la possibilità di vendere più prodotti.

Cosa pensa invece della possibilità di potenziare la rete no-logo per incentivare la concorrenza?

Se le compagnie petrolifere non fossero più in grado di avere le proprie reti di distribuzione, come invece è stato finora, la mia impressione è che ci possa essere un effetto positivo e uno negativo: potrebbero crearsi, non subito, ma in qualche mese, dei distributori più grandi attraverso nuove imprese capaci di accorparli, aumentando così il loro potere di mercato. In questo modo, però, potrebbe essere più facile per questo tipo di distributore applicare un suo margine di profitto, oltre a quello della compagnia petrolifera. Andremmo quindi incontro a un doppio margine di profitto che potrebbe danneggiare i consumatori.

La Figisc e l’Anisa Confcommercio, che hanno proclamato lo sciopero nazionale, hanno fatto sapere che la scelta di intervenire sull’esclusiva di fornitura nella rete carburanti «non produrrà alcun effetto sui prezzi, ma otterrà il risultato di far espellere i gestori dalla rete alla scadenza dei loro contratti». Come commenta?

Questo è un pericolo: quando il gestore ha un contratto cosiddetto “colore”, quindi di esclusiva con la compagnia petrolifera, quest’ultima si incarica di metterlo in grado di offrire il prodotto. Il gestore non deve quindi preoccuparsi di chi rifornisce la benzina, da dove arriva e con quale logistica, perché pensa a tutto la compagnia petrolifera. Allora anche il gestore piccolo, costituito da pochissimi dipendenti, riesce a sopravvivere, perché ha poche incombenze, in particolare quella di gestire unicamente il punto vendita. Se invece questo cade e se il gestore non ha più la compagnia petrolifera di riferimento alle spalle, è chiaro che deve organizzare tutto da solo, e solo i più grandi riusciranno a farcela, mentre i piccoli potrebbero tendere a sparire.

Come commenta invece i dati resi pubblici dall’Istat, riferiti all’inflazione al mese di dicembre 2011, secondo cui la benzina rappresenta la preoccupazione principale per gli italiani, visto l’aumento dei prezzi dei carburanti?

È vero che i prezzi sono aumentati molto negli ultimi mesi, però è anche vero che la materia prima, ovvero il petrolio, ha avuto dei forti aumenti di prezzo non trascurabili, risentendo dell’instabile situazione internazionale. Uno dei problemi è, per esempio, quello che riguarda l’Iran, che come sappiamo è uno dei più importanti produttori di petrolio al mondo: motivi politici ben noti lo contrappongono agli Stati Uniti e a tutti i paesi dell’area occidentale e, proprio per questo, potrebbe subire un embargo che andrebbe a colpire anche il petrolio, che ridurrebbe drasticamente la quantità offerta sul mercato internazionale e ne farebbe aumentare molto il prezzo. Sulla base di questa aspettativa di prezzi crescenti, molti operatori del petrolio si sono mossi prima e hanno aumentato le scorte, e questa mossa ha generato un rialzo del prezzo del petrolio, che si riflette quindi sui prodotti derivati come la benzina e il gasolio.

Lei crede che questa liberalizzazione nel settore della distribuzione dei carburanti sia davvero utile?

Alcune liberalizzazioni sono a mio avviso più importanti dal punto di vista del consumatore, perchè possono garantire degli importanti benefici in termini di riduzione del prezzo e di miglioramento della qualità. Ci sono invece altre liberalizzazioni che considero meno rilevanti, e credo che quella del settore carburanti faccia parte di questa seconda categoria, perchè difficilmente andrà a beneficio dei consumatori e sono convinto che il prezzo della benzina resterà certamente elevato.

(Claudio Perlini)

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