TAV/ L’esperto: la Torino-Lione? Una grande opera politica, ma senza senso economico

- int. Andrea Bicotti

L’esperto di trasporti ANDREA BICOTTI commenta la decisione, presa ieri dai governi italiano e francese, di far partire il progetto di realizzazione del treno ad alta velocità Torino-Lione

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«Nella realizzazione della linea Tav Torino-Lione, l’aspetto economico è certamente fondamentale, soprattutto visto il momento di grave crisi che il nostro Paese sta affrontando. In questo è importante che la Francia si assuma spese maggiori, come anche l’Unione europea, il cui finanziamento dovrebbe salire dal 30 al 40%», commenta l’esperto di trasporti Andrea Bicotti in questa intervista per ilsussidiario.net riguardo la decisione, presa ieri dai governi italiano e francese, di far partire il progetto di realizzazione del treno ad alta velocità Torino-Lione.

Il viceministro alle Infrastrutture e trasporti Mario Ciaccia ha detto che l’Italia dovrà spendere 2,8 miliardi di euro, una cifra che secondo lui è «ampiamente sopportabile sui dieci anni di realizzazione dell’opera». Cosa ne pensa?

La spesa complessiva è composta da diversi miliardi di euro e l’opera non verrà conclusa prima del 2025, quindi si tratta di un progetto molto importante che da un punto di vista economico ha in realtà poco senso, mentre da un punto di vista politico ed europeo può avere delle valide motivazioni. Anche l’analisi costi-benefici ha dimostrato che economicamente si tratta di un’opera non sopportabile, ma politicamente la prospettiva è ben diversa.

Quali sono i principali svantaggi?

Innanzitutto i costi che, nonostante la riduzione di cui abbiamo appreso oggi, sono comunque molto elevati per un’opera che con l’aumento del trasporto aereo rischia di essere, sotto diversi punti di vista, alquanto inutile. Dal punto di vista europeo ha invece un senso collegare meglio l’Italia nel Corridoio 5, e in più si tratta di un progetto finanziato in buona parte dall’Unione europea.

Secondo lei, anche il fatto di aver deciso di realizzare solo la sezione transfrontaliera, lasciando quindi in sospeso il tunnel dell’Orsiera da Susa a Chiusa San Michele, significa aver abbassato il tiro?

Sicuramente, e averlo fatto rappresenta un punto essenziale per arrivare al completamento dell’opera, perché se parliamo di oltre 20 miliardi di euro diventa improponibile sia per le finanze italiane che francesi. Credo quindi che, se proprio si è deciso di fare quest’opera per motivi politici, allora bisogna andare anche incontro a una realtà economica molto difficile e a un’analisi costi-benefici sempre molto negativa.

Quanto è importante quest’opera per il Piemonte?

Ho i miei dubbi sull’importanza di quest’opera per il Piemonte. Quando si parla di Alta velocità, i treni passano attraverso un territorio, ma non si fermano, quindi può rappresentare qualcosa al massimo per Torino, ma per le altre zone non credo proprio. È come tutta l’Alta velocità: se guardiamo alla Milano-Bologna, solo queste due città possono guadagnarci qualcosa, ma tutte le altre città intermedie hanno addirittura perso in collegamenti.

E invece per l’Europa?

Per l’Europa è certamente più importante, ma il valore è essenzialmente simbolico, perché quest’opera permetterebbe di aumentare quelle reti internazionali che uniscono meglio i vari paesi. È certamente positivo il fatto che l’Unione europea contribuisca al 40%, e credo che questo rappresenti anche un passo in avanti nella trattativa, perché ormai si rischiava realmente che l’opera non venisse proprio realizzata. Questo sarebbe stato certamente uno schiaffo per l’Unione europea, e credo che anche sotto questa “minaccia” abbia deciso di andare maggiormente incontro a Francia e Italia. Anche la Francia ha aumentato il suo contributo, ma ricordiamo sempre che la spesa maggiore verrà comunque dall’Italia.

Le polemiche con la popolazione della val di Susa sembrano destinate a non finire, anche se è stato assicurato che la realizzazione della tratta transfrontaliera riguarderà solo in maniera marginale i territori interessati. È vero?

Sì è vero, e anche il fatto di aver ridotto i costi porta inevitabilmente a ridurre la conflittualità, che però riguarda solamente il nostro Paese, e non la Francia, a dimostrazione ancora una volta che in Italia sulle grandi opere non si riesce mai a raggiungere un accordo.

 

(Claudio Perlini)

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