CONSIGLIO DEI MINISTRI/ Dai tecnici una “ricetta” che aumenta la pressione fiscale

- Andrea Giuricin

Secondo ANDREA GIURICIN con l’ultimo Consiglio dei ministri si è confermata la tendenza a compiere aggiustamenti poco coraggiosi che non tengono conto dell’inasprimento della recessione

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Manovra o non manovra, l’ultimo Consiglio dei Ministri tenutosi ieri prevede un aggiustamento di circa dieci miliardi di euro. Il Governo Monti non vuole utilizzare la parola “correzione”, ma di fatto l’intervento effettuato è necessario per cercare di rispettare i vincoli europei dopo l’aggravamento della recessione. La caduta del Prodotto interno lordo è più dura di quanto si aspettava il Governo e anche il Fondo monetario internazionale ha previsto un calo di circa il 2,3%. Confindustria vede ancora più nero, ma quel che pare certo è che senza la manovra aggiuntiva non potevano essere rispettate le promesse fatte all’Europa da Mario Monti.

Nel complesso, l’aggiustamento prevede un abbassamento dell’imposta sulle persone fisiche, almeno per i due scaglioni meno elevati e un contestuale aumento dell’imposta sul valore aggiunto di un punto percentuale. A partire dal prossimo anno vi sarà un aumento dell’Iva che inciderà sicuramente sui consumi e sulla recessione in corso. L’intervento che abbassa l’Irpef di un punto percentuale per i due scaglioni più bassi (di fatto fino a 28mila euro) non è detto che si tramuti automaticamente in un rilancio dell’economia, perché potrebbe andare ad aumentare il risparmio delle famiglie.

Certo il segnale di abbassare l’imposta sui redditi delle persone fisiche è importante, ma non bisogna dimenticare che nel complesso sembra esserci un aumento della pressione fiscale. Infatti, si gestisce già l’introito della famosa e fumosa Tobin Tax. La tassazione sulle transazioni finanziare molto probabilmente non porterà il gettito previsto, perché è facilmente eludibile vista la mobilità dei capitali. Anche se venisse applicata a livello europeo, ma si ricorda che tale accordo non esiste tra i paesi dell’Unione, avrebbe sicuramente l’effetto di spostare le transazioni finanziarie verso altri lidi, di fatto dando un duro colpo alla finanza europea (non mondiale).

Sono previsti tagli dei finanziamenti alle Regioni e agli Enti Locali, che molto probabilmente si tramuteranno in aumento della pressione fiscale a livello locale. La tendenza degli ultimi anni è infatti stata proprio questa: a fronte della riduzione dei trasferimento dallo Stato centrale, gli Enti decentrati hanno incrementato le tasse per cercare di fare fronte ai tagli.

Un elemento di non aumento della spesa pubblica deriva dal blocco degli stipendi degli statali. Se venisse confermata si tratterebbe di una limitazione della spesa pubblica, ma molto di più andrebbe fatto. Si ricorda che il Governo Zapatero in Spagna, poco prima delle elezioni, decise di tagliare del 10% tutti gli stipendi dei dipendenti pubblici e le Regioni fecero lo stesso. In Italia i salari pubblici sono aumentati molto più dell’inflazione e di quelli privati nel decennio scorso, con picchi superiori al 7% annuo nel quinquennio 2000-2005. Un certo recupero è essenziale, ma il coraggio del Governo tecnico dovrebbe essere molto superiore.

La spending review dovrebbe portare un ulteriore risparmio di 3,5 miliardi e una certa parte di nuove entrate dovrebbero arrivare dalla lotta all’evasione (il famoso tesoretto).

La manovra effettuata dal Governo Monti non prevede forse un aumento diretto della pressione fiscale, infatti aumento dell’Iva è compensata dalla riduzione della tassazione sulle persone fisiche, ma con i tagli agli enti decentrati si può prevedere che siano questi stessi ad aumentare la pressione fiscale. Inoltre il recupero del tesoretto dell’evasione fiscale è di fatto un aumento della pressione fiscale poiché aumenterà il gettito sul prodotto interno lordo.

Ancora una volta pochi tagli per cercare di raggiungere un pareggio che ogni volta si allontana visto l’appesantimento della recessione economica.

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