DOPO IL CDM/ Arrigo: Iva e Irpef, il grande inganno sul taglio delle tasse

- int. Ugo Arrigo

Il governo, intervenendo sull’Irpef, sembra voler rimettere sul piatto la riduzione della pressione fiscale. Come ci spiega il professor UGO ARRIGO, però, la verità è ben diversa

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Mario Monti e Vittorio Grilli (Infophoto)

Dopo otto ore di riunione, arriva dal Consiglio dei ministri il via libera alla Legge di stabilità per l’anno 2013 con un intervento sul bilancio annunciato pari a circa dodici miliardi di euro. Il governo, a fronte delle misure stabilite, sembra voler rimettere sul piatto la riduzione della pressione fiscale: la verità, però, è ben diversa. Si interviene sull’Irpef, è vero, riducendo l’aliquota sul primo scaglione (che dal 23 scende al 22%), e sul secondo (dal 27 al 26%), ma la decisione è stata presa a scapito dell’Iva. Non viene infatti eliminato il previsto aumento di due punti, che sarebbe scattato dal primo luglio 2013, ma solamente dimezzato: insomma, l’Iva salirà di un punto, dal 10 all’11% e dal 21 al 22%. Questi interventi rappresentano davvero una effettiva riduzione delle tasse? Secondo Ugo Arrigo, docente di Scienza delle Finanze all’Università Bicocca di Milano, contattato da IlSussidiario.net, assolutamente no.

Come mai?

Se, come è evidente, si tratta di una manovra a “impatto zero”, occorre capire se ha davvero senso smuovere il sistema fiscale senza poi ottenere alcun effetto positivo per i cittadini e i contribuenti. Mi chiedo dunque come mai il governo abbia deciso di mettere mano a queste imposte senza alcuna finalità di riduzione della pressione fiscale. Se lo Stato non può permettersi di abbassare le tasse (e in questo modo non lo sta facendo), decisioni come queste risulteranno positive per qualcuno. ma, allo stesso tempo, decisamente negative per qualcun altro.

Il calo delle aliquote non è comunque positivo?

In astratto un intervento sulle aliquote sarebbe approvabile. Se lo avessero fatto a dicembre, anziché aumentare la pressione fiscale, avrebbe potuto rappresentare un interessante stimolo ai consumi. Contrapporre però tale decisione a un aumento dell’Iva, pagata dunque da tutti i consumatori, mi lascia alquanto perplesso.

Quali saranno i maggiori effetti di questo aumento?  

Prima di tutto non sono d’accordo con l’aumento anche dell’aliquota agevolata al 10% sui consumi più essenziali. Neanche Tremonti, che aveva aumentato solo l’aliquota più alta, era riuscito a fare una cosa del genere. Questo non è assolutamente un buon segnale per i consumi che, come sappiamo, sono già in declino.

Di consumi ha peraltro parlato recentemente su queste pagine.

Esatto. Facevo notare come le manovre recessive del secondo semestre dell’anno scorso abbiano comportato un calo dei consumi anche peggiore di quello registrato durante la grande recessione del 2008/09. In sostanza, l’impatto delle manovre di aumento delle tasse applicate in quel periodo del 2011 è stato devastante, addirittura superiore all’effetto complessivo che il più grave periodo precedente di recessione ha avuto nel doppio del tempo sui consumi.

Crede dunque che quanto stabilito abbia in sostanza peggiorato una situazione già grave?

Probabilmente sarebbe stato più opportuno non fare nulla. Ci saremmo tenuti tutte le stranezze del nostro sistema fiscale e le tante iniquità, ma almeno non le avremmo peggiorate. Così facendo, invece, sono dell’idea che la situazione sia ulteriormente peggiorata. Vorrei poi chiarire un ulteriore aspetto della riduzione Irpef.

 

Quale?

 

Il governo ha ridotto le aliquote più basse, una decisione che sembra andare ugualmente a favore di tutti gli italiani, ma non è proprio così. Tra coloro che pagano tali aliquote è assolutamente necessario distinguere tra lavoratori dipendenti, che pagano quindi l’Irpef sul reddito lordo che percepiscono, e quelli autonomi, per i quali l’imponibile è invece al netto. Per questi ultimi i vantaggi sono senza dubbio maggiori: per fare un esempio, il costo della benzina che il dipendente consuma per andare in fabbrica o in ufficio è totalmente a suo carico, mentre il lavoratore autonomo può detrarlo proprio perché rappresenta un costo di produzione.

 

In che modo sarebbe stato opportuno intervenire sull’Irpef?

 

Personalmente, per intervenire in senso riduttivo, non avrei toccato le aliquote, ma avrei aumentato le detrazioni per lavoro dipendente e quelle per i carichi familiari, partendo ovviamente da queste ultime. Lo Stato avrebbe dovuto tener conto del fatto che ci sono tante famiglie con figli, i quali ovviamente non producono reddito ma solamente costi, e riconoscere maggiormente che tali spese meritano di essere detratte. Riguardo l’Iva, invece, avrebbe dovuto tener conto del fatto che è una delle imposte più evase.

 

Quindi?

L’Italia detiene un particolare record negativo, in cui è seconda solamente alla Grecia: nel nostro Paese il gettito dell’Iva rapportato ai consumi (che ovviamente sono soggetti all’Imposta sul valore aggiunto) è il più distante rispetto alle aliquote teoriche. Quindi, se calcolassimo il gettito atteso dell’Iva sulla base delle aliquote nominali, sarebbe sicuramente molto più alto. E proprio perché l’Iva è un’imposta molto evasa, una sua diminuzione favorirà sia coloro che fortunatamente non la evadono, sia coloro che invece regolarmente non la pagano. Detto questo occorre capire, in termini di bilanci familiari, chi è che ci guadagna e chi invece che ci perde, anche se a prima vista la misura sembra a vantaggio dell’evasore.

 

La legge di stabilità prevede anche la rimodulazione di alcune tax expenditure (sconti fiscali) per redditi superiori ai 15.000 euro. Come commenta l’introduzione della franchigia di 250 euro per alcune deduzioni e detrazioni Irpef mentre, per le sole detrazioni, si fissa il tetto massimo di detraibilità di 3.000 euro?

 

Anche questa manovra mi lascia perplesso, in particolare l’introduzione della franchigia di 250 euro. Le spese che le famiglie italiane devono regolarmente sostenere, unite insieme, sicuramente arrivano a quella cifra, quindi è un intervento che proprio non mi convince. Il sistema di detrazioni dovrebbe servire a modellare il sistema fiscale sulle caratteristiche del singolo contribuente e a tener conto delle sue specificità e delle sue esigenze. Per fare un esempio, a parità di reddito non possono essere tassati allo stesso modo un contribuente che gode di ottima salute, e che quindi spende pochissimo in medicinali, e un altro che invece a causa di una malattia spende moltissimo. Al contrario, attualmente sembra che lo Stato non tenga assolutamente conto di queste specificità, ma che sia interessato solamente al gettito.

 

 

(Claudio Perlini)



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