FINANZA/ Borghi: così la Germania ha “fregato” tutti un’altra volta

Si è chiuso ieri un altro vertice europeo segnato da alcuni dissidi tra i diversi paesi membri. E con un atteggiamento tedesco abbastanza ambiguo, come spiega CLAUDIO BORGHI AQUILINI

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Angela Merkel (Infophoto)

È veramente sempre più difficile comprendere e inquadrare la logica dei vertici europei. Il Cancelliere tedesco Angela Merkel parte “in quinta”, con la richiesta del supervisore dei bilanci degli altri Stati membri dell’Eurozona e poi, dopo che al presidente francese Francois Hollande sono “girati i marroni”, mette tutto “in folle”, ritirando la richiesta e farfugliando in modo incomprensibile (solo il nostro premier sembra avere speranze esegetiche) il nodo della vigilanza unica bancaria. Tanto per essere espliciti su cause ed effetti dell’andamento dei mercati, dopo il vertice, le Borse sono andate in rosso al termine di una buona settimana, con l’eccezione che in questo caso potrebbe essere esemplare del “conferma la regola”: la piazza della disperata Atene ha guadagnato pochissimo, ma ha almeno il segno verde sulle tabelle dei monitor degli operatori. Ai margini di questo summit, in attesa del prossimo di dicembre, c’è che spiega che “bisogna pur comprendere che molti paesi sono in campagna elettorale”. Bene, alla faccia di chi chiede continuamente “Più Europa” oppure “Stato unico europeo”. Claudio Borghi Aquilini, docente di Economia degli intermediari finanziari all’Università Cattolica, non è affatto stupito dell’andamento del vertice e della posizione della Germania.

Scusi professore, ma la sostanza è che la Germania prima ha preteso una politica di ingerenza sui bilanci degli altri Stati, ma è rimasta alla fine molto titubante, per usare un eufemismo, sulla vigilanza unica bancaria. Ma è possibile una cosa del genere?

Ma è perfettamente comprensibile, logico e consequenziale. Angela Merkel fa gli interessi del suo Paese, difende gli interessi della Germania con grande scrupolo e con grande tenacia. Quello che è stupefacente è che gli altri, noi compresi, non riusciamo a comprendere tutto questo. Se io mi mettessi a fare un elenco delle regole che la Germania ha completamente trascurato, ignorato, accantonato, violato dovremmo stare qui una giornata intera. Ci sono cose macro e cose piccole, ma l’elenco è lunghissimo.

Sostanzialmente lei dice che le regole per gli “indisciplinati” non valgono per i tedeschi?

No, per loro queste regole sono sempre assorbite dalle contingenze. Per gli altri “indisciplinati” le regole devono essere ferree. Hanno cominciato subito dopo l’introduzione dell’euro, per primi, a sfondare il tetto del 60% del debito in rapporto al Pil. Poi ci sarebbe il Trattato di Maastricht che prevede un meccanismo di compensazione quando c’è un surplus in alcuni Paesi. Loro ce l’hanno, ma nessuno ne parla. Attraverso la Kfw (quasi il corrispondente della nostra Cassa Depositi e prestiti) riescono a imboscare il 30% del loro debito. Siamo alle grandi cose e, ripeto, l’elenco è ancora lungo. Ma poi si arriva anche alle piccole cose, come l’Iva sulle opere d’arte: in Italia si paga il 22%, in Germania il 7%. Naturalmente la Comunità europea ha fatto un sontuoso comunicato per chiedere di uniformare la vendita di opere d’arte in tutta l’eurozona, ma intanto le cose vanno avanti così.

Ma a suo parere per quale ragione gli altri rappresentanti dei Paesi europei non fanno presente queste cose?

La valutazione che io faccio è quella che le ho detto l’ultima volta: ci possono essere diverse sfumature di ingenuità, fino alla perfetta idiozia. Oppure sono tutti d’accordo a lasciare andare avanti le cose in questo modo.

 

Lei resta sempre convinto che alla fine questa costruzione europea crollerà.

 

Ma perché, lei crede che possa durare in questo modo? Continuo a fare dibattiti con esponenti del Partito democratico che concludono sempre i loro interventi con la necessità che ci sia “più Europa”. Ma io rispondo se è stato mai chiesto ai tedeschi se loro vogliono veramente questa Europa unica, questo Stato unico. Chissà per quale ragione di questo obiettivo non si parala mai e soprattutto non lo si chiede realmente ai tedeschi.

 

Uno Stato unico avrebbe un altro senso.

 

Certo, anche quello di una Germania che dovrebbe garantire il debito di tutti. Pensa che lo accetterebbero? Ma ci si può fidare di chi sta a fare i calcoli sull’Iva delle opere d’arte, oppure per ogni passo che deve fare si rivolge alla Corte di Karlsruhe? Alla Germania va bene così, in questo modo.

 

Alla fine, dopo questo vertice che cosa si farà sulla vigilanza unica bancaria?

 

Il giochino andrà avanti per un anno. Ma non credo proprio che si potrà vigilare su una Sparkasse.

 

(Gianluigi Da Rold)

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