FINANZA/ Così le banche si fanno battere dai supermercati

- Mauro Bottarelli

La Banca d’Inghilterra ha messo in atto un programma che, anche attraverso la grande distribuzione, sta rendendo più accessibile il credito alle famiglie. Ce ne parla MAURO BOTTARELLI

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Ieri mattina sono andato al supermarket a fare la spesa. Ho preso latte, pasta, schiuma da barba, verdura e poi, già che ero lì, ho rinegoziato il mutuo a tasso fisso del 2%. No, non sono impazzito, semplicemente avrei potuto fare tutto questo se vivessi ancora a Londra. Tesco Bank, il ramo finanziario dell’omonima catena di grande distribuzione, ha infatti abbattuto i tassi e lanciato un mutuo a due anni a tasso fisso dell’1,99%, giù dalla precedente proposta del 2,64%. Unica condizione – e non è cosa da poco, visto che rende il tutto molto conveniente solo per chi rinegozia – un deposito pari al 40% della somma per poter beneficiare della proposta. Non è tutto. Sempre Tesco ha abbassato il tasso su un altro contratto, anche in questo caso biennale con tasso sceso al 2,39% dal 2,79% precedente, per clienti in grado di garantire un deposito pari al 30% della cifra.

Come sia possibile è presto detto: la grande catena ha messo in atto il piano della Bank of England per garantire alle banche finanziamento a basso costo a patto che quei soldi vengano utilizzati per aiutare imprese e famiglie. Entrambe le soluzioni sono disponibili sia per chi deve rinegoziare, sia per chi sta comprando una nuova casa: stando alle comparazioni del sito Moneyfacts, diretto da Rachel Springfall, era da più di un anno che non si vedevano tassi così bassi per un mutuo: «Rompere la barriera del 2% è un grande fatto, siamo di fronte a qualcosa destinato a diventare market leader». Inoltre, a ogni scadenza di rata mensile che verrà pagata, i clienti possessori di Clubcard – la carta punti di Tesco – accumuleranno credito che potranno usare come vouchers per la spesa in tutti i punti vendita.

Tesco ha lanciato il suo programma di mutui lo scorso agosto, offrendo loans-to-value fino all’80% del valore dell’immobile, oltre ad altri servizi bancari e assicurativi, in attesa di poter aprire veri e propri conti correnti – Isa, Individual Savings Account – prima dell’inizio del prossimo anno fiscale. Sembra la Luna, ma parliamo di un qualcosa disponibile e reale a un’ora e mezza di volo da Milano e il tutto grazie alla seconda operazione di stimolo da 80 miliardi di sterline lanciata lo scorso agosto da Bank of England e Treasury.

Certo, gli aspetti negativi non mancano. Offerte come queste tendono a concentrarsi verso clienti con discreta disponibilità bancaria e hanno costi di gestione non bassissimi, oltre che rispondere a criteri di selezione abbastanza stringenti. I numeri diffusi dal Council of Mortgage Lenders parlano chiaro: i prestiti per mutui sono calati del 10% a settembre rispetto al mese precedente, segno di una contrazione dei nuovi acquisti di case, e anche il dato dei mutui rinegoziati è rimasto debole. Ma la Bank of England è certa che entro la fine dell’anno l’effetto positivo della sua politica si farà vedere, soprattutto tenendo conto del tipico lasso di tempo – tra i due e i quattro mesi – che intercorre tra l’approvazione del mutuo e l’acquisto dell’immobile da parte del contraente. Convinto del successo della loro politica anche Benny Higgins, capo di Tesco Bank, il quale ha reso noto che «nel prossimo anno la nostra banca è pronta a prestare un altro miliardo di sterline a tassi più che concorrenziali».

E il buon Higgins non si è limitato a dire solo questo, è andato oltre lanciando un chiaro atto d’accusa verso le grandi banche del Paese, anch’esse beneficiarie del “Funding for Lending Scheme” della Bank of England ma molto restie a utilizzare davvero il denaro ottenuto per aiutare famiglie e imprese: «Ci sono sempre più evidenze che rendono noto come i principali istituti di questo Paese stiano fallendo nel recepire la vera filosofia del “Funding for Lending Scheme” e utilizzino i soldi del governo per fare margini maggiori. Bene, posso assicurare che non è affatto il nostro caso». Delle sei principali banche britanniche, solo Hsbc ha detto no al programma di finanziamento della Bank of England, mentre le altre 13 possono prendere a prestito denaro a tassi bassissimi dalla Banca centrale per un corrispettivo pari al 5% di tutti i prestiti che hanno in essere.

A differenza del precedente programma di allentamento monetario da 375 miliardi di sterline, il “Funding for Lending Scheme” (Fls), lanciato lo scorso luglio, è stato creato proprio per incentivare direttamente le banche affinché offrissero ossigeno a imprese e settore immobiliare. Gli istituti che incrementeranno i prestiti nell’arco di durata del programma vedranno il costo del loro finanziamento scendere fino allo 0,25%, mentre chi presenterà una contrazione dei volumi vedrà i costi salire fino a un massimo dell’1,5%. Sia Royal Bank of Scotland, di fatto nazionalizzata, che Santander UK hanno già dato vita a prestiti per un miliardo di sterline attraverso il programma della Bank of England: Santander ha ridotto i suoi tassi a due anni sul 70% del valore dell’immobile al 2,79%. Tornando a Tesco, la catena ha lanciato la propria banca nel 1997, in comproprietà con Royal Bank of Scotland, salvo rilevarla interamente nel 2008 per 1 miliardo di sterline. Oltre ai mutui, offre prodotti assicurativi, prestiti, prodotti per la gestione del risparmio, carte di credito e, dal prossimo anno, conti correnti. Il supermarket offre due tipi di carte di credito ai suoi clienti, oltre a prodotti per il prestito personale con un tasso del 6% su un ammontare che va dalle 7500 alle 15mila sterline, un prodotto per il risparmio con tasso di interesse fisso del 3,7% e un conto Internet con un tasso del 2,8%.

Lo scorso mese, facendo un primo punto della situazione, Paul Fisher, direttore esecutivo per i mercati della Bank of England, si è detto fiducioso che il piano posto in essere sarà in grado di migliorare la fornitura di credito all’economia reale: «Il piano Fls non darà risposte ai sottostanti problemi dell’area euro o al settore finanziario, ma dato che molti di questi problemi sono esterni al controllo diretto e alla possibilità di intervento del Regno Unito, era necessario fare qualcosa di innovativo. Penso che questo schema offrirà tutti i giusti incentivi per incrementare la fornitura e la disponibilità di credito».

Inoltre, Tesco non è l’unica catena di grande distribuzione con licenza bancaria a usufruire del programma della Bank of England. Asda, ad esempio, ha lanciato recentemente Energy Compare e Save, due servizi destinati a quei cittadini che non hanno mai pensato ai benefici della concorrenza nel settore dei servizi energetici, aiutandoli a trovare le tariffe più basse. Inoltre, per celebrare il rebrand della catena, Asda offre una carta di credito che vede accreditare l’1% del valore della spesa in tutti i punti vendita della catena, incluso gli acquisti on-line e il pieno alle pompe ubicate presso gli stessi. Con 18 milioni di clienti in tutto il Regno Unito, Asda ha un potenziale spaventoso a livello di diffusione dei servizi paralleli, anche finanziari.

C’è poi Marks&Spencer, marchio storico della grande distribuzione britannica, il quale ha aperto da poco il suo primo sportello bancario all’interno del suo punto vendita di Marble Arch a Londra e conta di aprirne altri 50 in tutto il Paese nei prossimi due anni, garantendo un servizio che le banche tradizionali non offrono, visto che gli sportelli bancari – oltre ai già esistenti 121 bureau di cambio – fanno lo stesso orario dei supermercati che li ospitano, quindi sono aperti anche la domenica, con un servizio di internet banking 24 ore su 24 e call centre in tutto il Paese. Per quanto riguarda i conti correnti, offre un tasso fisso a tre anni del 3,75% e un conto di accesso istantaneo al 2,35%, un livello che batte quello offerto da Sainsbury, quarto attore di questa lotta finanziaria all’oligopolio bancario.

Sainsbury’s Finance offre prestiti, carte di credito, prodotti per il risparmio e assicurativi sottoscritti da Axa, St. Andrews Insurance, Legal&General e First Assist. Attraverso l’acquisto di prodotti finanziari si ottengono punti Nectar utilizzabili per la spesa, oltre a forti sconti sugli acquisti on-line. Sui conti correnti, nel triennale batte Tesco a livello di tasso di interesse, sull’on-line paga un fisso del 2,7% e nell’opzione Cash Isa è seconda solo a Santander, con un 2,8% contro il 3,3% del colosso bancario. A livello di prestiti personali, il tasso di interesse applicato è il più basso del mercato, il 5,9%, pari a quello della Derbyshire Building Society.

Al netto di una Banca d’Italia che, stante la nostra presenza nell’euro, conta ormai come il due di picche a livello di politica monetaria, non sarebbe il caso di pensare a qualcosa di simile, tanto per far capire alle banche che sono finiti i tempi dell’oligopolio e della stretta creditizia a fronte di inondazioni di soldi targati Bce? La Bank of England, con tutti i limiti dell’operazione ma anche i margini di miglioramento, ha deciso che occorre ridare credito a cittadini e imprese, anche imponendo tassi più alti alle banche che non si prestino all’operazione: notizie al riguardo da parte della Bce? E dall’Abi?

 

P.S. Scriveva ieri Alessandro Penati per Repubblica: «L’oscar va a Casaforte di Mps: una cartolarizzazione degli affitti degli sportelli della banca (acquistati coi soldi della banca) e finanziato con un bond emesso da un veicolo ad hoc, e interamente collocato presso i clienti di Mps. Ci sono le polizze assicurative, di fatto normali strumenti finanziari, ma con commissioni esorbitanti (i “caricamenti” che arrivano facilmente al 7%). L’industria del risparmio gestito rimane essenzialmente bancaria, captive e costosa; così non si sono sviluppati fondi-indice a costi risibili, in concorrenza agli Etf… La scarsa trasparenza è frutto della struttura assunta dal nostro sistema finanziario. Il processo di aggregazione ha trasformato le banche in grandi reti commerciali con una presenza capillare sul territorio: banche-supermercato che necessitano di un volume crescente di commissioni, generate dalla vendita di prodotti agli sportelli. Venti anni fa, le commissioni rappresentavano il 30% del margine di interesse, al netto delle sofferenze; oggi superano il 100%». Nessun commento necessario.

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