FINANZA/ Grecia o Germania: chi “staccherà la spina” all’euro?

- Giovanni Passali

L’unione monetaria europea, spiega GIOVANNI PASSALI, è in realtà una grande illusione: i paesi non collaborano tra loro e non hanno la stessa moneta. Per questo siamo in crisi

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Nel mio ultimo articolo avevo preso nota delle parole di Mario Draghi: “Di una cosa sono sicuro: se vogliamo ristabilire la fiducia nell’eurozona, i paesi devono cedere a livello europeo una parte della loro sovranità perché hanno già adottato delle misure che sarebbero apparse impensabili un anno fa, ma non sono sufficienti. Molti governi non hanno ancora capito di aver perso la loro sovranità nazionale da molto tempo perché si sono pesantemente indebitati e sono alla mercé dei mercati finanziari”.

Su queste parole, avevo riportato il commento di Borghi Aquilini, il quale giustamente aveva notato come il ragionamento era stato rovesciato, per cui Draghi aveva confuso e scambiato le cause con gli effetti: non era il debito ad aver causato la perdita di sovranità, ma la perdita di sovranità sulla moneta è stata quella che ha condotto all’espansione del debito.

Detto questo, Draghi propone come medicina proprio quello che invece è stata ed è causa dell’infezione: un’ulteriore cessione di sovranità. Ma dove si fermeranno? Ovviamente il grande obiettivo della finanza internazionale non è la semplice rovina, ma l’acquisto a prezzi stracciati di beni e aziende italiane, meglio se coinvolte in qualche scandalo (magari creato ad arte) per deprezzarne ulteriormente il valore.

Tutto questo presuppone che gli stati, invece che collaborare in unione di intenti avendo come obiettivo il bene comune, si fronteggino in competizione sul piano economico e infine sul piano politico. Tale competitività è emersa anche nella recentissima notizia, secondo la quale Germania, Olanda, Finlandia Svezia e Gran Bretagna bloccano i 670 milioni del Fondo di solidarietà europeo per ripagare i danni del terremoto in Emilia. E si tratta dell’Emilia, non di una regione inefficiente o sprecona o invasa dalla criminalità organizzata. E qui occorre comprendere bene le motivazioni di questo atteggiamento: proprio perché si tratta di una regione laboriosa, le cui aziende sono in concorrenza sul mercato europeo con quelle tedesche, la motivazione profonda appare evidente; si tratta di un mezzuccio ignobile per far fuori la concorrenza italiana.

Ma per completare il ragionamento, occorre pur dire che qui non manca solo un’unità europea politica. Qui manca pure l’unione monetaria. Noi viviamo nella gigantesca illusione di un’unione monetaria solo perché la moneta utilizzata in Italia e all’estero porta lo stesso nome e la stessa colorazione. Ma non abbiamo la stessa moneta.

Ciò che è moneta, non è deciso da oscuri burocrati a tavolino, come se questi potessero decidere che il sole è blu. Anche se fosse deciso per legge che il sole è blu, se anche venisse messo in galera chiunque afferma che il sole ha un colore diverso dal blu, il sole rimane giallo. Allo stesso modo, non sono oscuri burocrati a poter decidere che abbiamo la moneta unica, ma il fatto di averla dipende dalla realtà, dipende dai fatti. E nei fatti, noi non abbiamo la stessa moneta: se lo Stato italiano va a chiedere moneta, dovrà pagare un interesse del 4%, se ci va la Germania, pagherà un interesse del 1%, se ci va la Spagna pagherà il 5%, se ci va la Grecia pagherà ancora di più. Non abbiamo la stessa moneta, perché la moneta degli stati è il loro debito, e quindi la vera moneta sono i titoli di stato: in base al debito i titoli vengono più o meno accettati, in base al debito vengono più o meno remunerati.

Nella delirante illusione di avere una moneta unica che non abbiamo, abbiamo però un sistema di cambi fissi senza più avere la sovranità monetaria. Così si tenta di tenere sotto controllo l’inflazione, ma senza aver tenuto conto che così, in tempi di crisi, non è possibile tenere sotto controllo il debito tramite l’inflazione. E vi sono periodi nei quali l’inflazione è il male minore, in confronto alla distruzione dei posti di lavoro e dei fallimenti delle aziende. Tra poco comunque, grazie alla politica dissennata della Bce e di chi la guida, avremo tutto ciò: disoccupazione in aumento, fallimenti in aumento, e pure inflazione in aumento.

Io continuo a fare previsioni, sperando di sbagliarne qualcuna, prima o poi. Già due anni e mezzo fa, circa, feci la previsione del fallimento inevitabile della Grecia. Non mi sembrava, e non mi sembra, un granché di previsione, visto il vicolo cieco imboccato dalla Bce, che si era illusa di risolvere la questione con iniezioni imponenti di liquidità (ma sempre moneta-debito). Oggi la Grecia non è dichiarata fallita, anche se di fatto contabilmente lo è e con tutta la moneta creata non è ancora uscita dai guai (ovviamente).

E forse siamo ad un passo molto breve dal fallimento. A dare la mossa finale e fatale potrebbe essere proprio la Germania. Un economista tedesco, infatti, un certo Stefan Homburg, professore di finanza pubblica presso l’Università di Hannover in Germania, afferma che non c’è un minuto da perdere: “Dobbiamo lasciar fallire la Grecia, senza paura. I fallimenti degli Stati non sono eventi così dirompenti. La storia dell’economia recente li ha già sperimentati centinaia di volte. Solo la Spagna è stata insolvente 18 volte. Il fallimento della Grecia sarebbe giusto, politicamente corretto, meno pericoloso di continuare a percorrere questa infinita politica di salvataggio. Di quelle tasse che pagano i cittadini dell’Unione europea, ossia tutti noi, la Grecia non ne trae beneficio: solo i creditori ne beneficiano. Tutto questo avviene perché il denaro viene versato su un conto di deposito di garanzia a cui la Grecia non ha accesso. I creditori non meritano il sostegno dei contribuenti”.

Il ragionamento non fa una piega. L’economista dimentica solo che quelli che lui chiama “i creditori” sono banche tedesche e francesi. Prima o poi i nodi verranno al pettine. O i tedeschi si stuferanno di pagare per il loro sistema bancario, o si stuferanno i greci di soffrire inutilmente. E nel momento del caos, quando qualcuno improvvisamente abbandonerà l’euro, bisognerà pure vedere chi rimarrà col cerino in mano. La Bce, infatti, per sostenere l’euro, si è riempita di titoli tossici. Se la Grecia abbandona l’euro, chi rimarrà a pagare per quei titoli tossici?

Si prevede una catastrofe finanziaria, bancaria e monetaria. Ma se finora ci ho preso abbastanza con le previsioni, fidatevi di me. Io sono ottimista.



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