FINANZA/ Ue e Bce, la “botta” d’Europa che ci fa fallire

- Giovanni Passali

Mario Draghi sembra reclamare un ruolo maggiore per la Bce, mentre l’Europa si mostra più divisa che mai sul bilancio dell’Unione. Il commento di GIOVANNI PASSALI

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Mario Draghi (Infophoto)

Mario Draghi, il presidente della Banca centrale europea, è intervenuto due giorni fa per sostenere con forza l’operato della Bce. Il suo intervento ha preceduto l’inutile incontro dei Capi di governo dell’Unione europea, dedicato al bilancio per il periodo 2014-2020. Incontro inutile perché, come si è visto, non c’è stato alcun passo avanti nei negoziati.

Quindi in pochi giorni abbiamo avuto una doppia conferma: il ruolo centrale della Bce, che chiede sempre maggiori poteri, e i continui fallimenti della politica, che a livello europeo non riesce a trovare accordi e che si mostra sempre più lontana dalle esigenze della popolazione. Continuano a chiederci sempre più Europa, ma i risultati, evidenziati anche dalla crisi economica, sono stati disastrosi.

Ora, l’aspetto peggiore è che, avendo imboccato da 20 anni la strada del “più Europa”, di fronte a tanti fallimenti non si pensi di cambiare strada, ma si continui a persistere su quella sbagliata. Draghi si è anche vantato di essere riuscito a calmare le tensioni sui mercati dei titoli di Stato: ma a quale prezzo? L’Europa è in recessione e gli Stati hanno aumentato il loro debito. La Grecia è sull’orlo del default e non si vede una via di uscita. La Germania sembra voler negare il prossimo prestito di oltre 30 miliardi di euro, perché i suoi politici non riescono a spiegare ai tedeschi l’utilità di questo esborso nei confronti di un Paese che quasi sicuramente andrà in fallimento. Per lo stesso motivo sono contrari anche Austria, Olanda e Finlandia. I politici tedeschi hanno mentito ai loro elettori, convincendoli che la moneta unica avrebbe portato grossi vantaggi senza avere grossi problemi, e ora non riescono a uscire dalla menzogna propinata per tanti anni.

E la solidarietà tra paesi europei, dov’è finita? È questa l’Europa che vogliamo? La Bce ha ottenuto l’abbassamento dello spread sui titoli di Stato di certi paesi, ma l’effetto è solo temporaneo, la crisi non è passata e tutti i pericoli sono stati soltanto rimandati. Il risultato è che si potranno presentare un domani, ma con dimensioni ancora maggiori.

Paventando questo pericolo, il presidente della Bce afferma che occorre un’unione bancaria e un meccanismo di cooperazione che fermi l’impatto sui tassi di interesse pagati per finanziare il debito. Ma tale unione bancaria a livello europeo non è nient’altro che un maggiore controllo della Bce sul sistema bancario. Ormai i governi vengono ritenuti inadatti a tale controllo e la Bce si appresta a un ruolo di supplenza nei confronti del sistema bancario al posto dello Stato. In altre parole Draghi realizza quel “più Europa” che da 20 anni sta continuando rovinare le economie europee.

Come mai sono così sicuro che il “più Europa” non funzionerà? Anzitutto perché la storia è maestra. E poi non funzionerà perché la Bce si è messa nelle condizioni di rendere sempre più inefficaci i propri interventi. Per esempio, il compito istituzionale la Bce è quello di mantenere l’inflazione a un livello prossimo o inferiore al 2%. Ora, dopo gli ultimi interventi della Bce per calmare i mercati, l’inflazione è a un livello prossimo al 3%. E nessuno dice niente. Nessuna critica. E la crisi non è ancora passata. Quando si ripresenterà lo stesso problema, l’intervento della Bce non sarà più credibile.

Inoltre, la Bce ha impiegato decine di miliardi di euro per limitare l’impatto sui tassi di interesse pagati per finanziare il debito. Il problema è che qualsiasi tasso di interesse è insostenibile se il Pil non cresce a un tasso superiore. Secondo gli ultimi dati della Bce, in area euro la crescita del Prodotto interno lordo è al -0,6% e il tasso di interesse è all’1%. Ma il Pil non è per tutti allo stesso livello: questo non farà che accentuare le differenze tra chi sta meglio e chi sta peggio, portando rapidamente al fallimento i più deboli.

Neanche la Bce possiede la bacchetta magica per far crescere il Prodotto interno lordo e questo provocherà continue enormi sofferenze per l’economia reale, cioè per famiglie e imprese. Tutto questo per salvare il sistema bancario nel breve periodo, ma senza garanzie per il lungo termine. La stessa Merkel, nei primi giorni di novembre, durante un congresso regionale del suo partito, ha affermato che ci vorranno più di cinque anni per superare la crisi. Il fatto è che pure 25 anni di crisi rendono vera l’affermazione del cancelliere tedesco. E 25 anni è il tempo sufficiente per far andare in fallimento i paesi di tutta Europa.

In realtà, non esiste una soluzione positiva in un sistema in cui tutta la moneta è debito. All’economia reale occorre moneta che non sia debito. E questo può avvenire solo in due modi: o lo Stato inizia a stampare moneta senza indebitarsi; oppure il sistema economico crea moneta libera da debito tramite una serie spaventosa di fallimenti.

L’alternativa c’è e si chiama moneta complementare. Come già diverse associazioni e aziende presenti sul territorio hanno cominciato a sperimentare.

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