DELEGA FISCALE/ Baldassarri (Fli): un rinvio che allontana le multinazionali dall’Italia

La delega fiscale, approdata al Senato dove era atteso il voto di fiducia, è stata rinviata alla commissione Finanze su decisione della capigruppo. MARIO BALDASSARRI spiega cosa accadrà

29.11.2012 - int. Mario Baldassarri
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La delega fiscale, approdata ieri in Aula del Senato dove era atteso il voto di fiducia, è stata rinviata alla commissione Finanze su decisione della capigruppo. A opporsi a un’approvazione rapida sarebbero state Lega nord e Pdl. Il sottosegretario al Tesoro, Vieri Ceriani, ha commentato: “Il problema è che non si sa più chi rappresenta il Pdl”. Ilsussidiario.net ha intervistato Mario Baldassarri, presidente della commissione Finanze e senatore di Futuro e Libertà.

Cosa accadrà dopo il rinvio della delega fiscale da parte della capigruppo?

La commissione Finanze è stata convocata per questa mattina alle 8.30 e in quella sede dovrà decidere se riaprire il termine per gli emendamenti, quanto lungo sarà questo termine e quindi con quale calendario, breve o lungo, la commissione intende procedere per rimandare il provvedimento in aula.

Quali sono i provvedimenti più importanti contenuti nel ddl?

Dentro la delega, per esempio, c’è tutta la riforma del catasto, che è un fatto epocale. Se non c’è la delega tutto rimane come è oggi, cioè un gran pasticcio. E’ presente inoltre una definizione più corretta di quello che è l’abuso di diritto: se non passa la delega tutto rimane nella discrezionalità di chi interpreta la norma in un modo o nell’altro, cioè del magistrato. Lo stesso vale per la definizione del reddito d’impresa, distinguendo il reddito dell’azienda da quello dell’imprenditore. Sono tutti elementi importanti, sui quali la commissione aveva ottenuto un eccellente risultato. Non è un caso che le Parti sociali, che sono entrate di più nel merito dei contenuti, abbiano reagito negativamente a questo stop improvviso.

Sarà anche ridotta l’Irap per le piccole imprese?

Questo non c’è ancora nel ddl, in quanto tutte le materie specifiche staranno poi nei decreti delegati. Per quanto riguarda, per esempio, il conflitto d’interessi tra chi vende e chi acquista un servizio, c’è la delega al governo con cui lo si invita a introdurre meccanismi per risolvere il problema. Un decreto delegato specificherà poi se si tratta di un idraulico, di badanti o di qualsiasi altra cosa. Chi vende un servizio o un bene è in contrasto d’interessi con chi compra, perché gli deve dare la fattura. Nei paesi civili, a differenza dell’Italia, nel momento in cui un cliente fa la dichiarazione dei redditi, automaticamente si fanno gli incroci tra dichiarazioni. Se una famiglia ha detratto 300 dollari di spese dall’idraulico, il fisco Usa sa se l’idraulico li ha dichiarati o meno. Mentre in Italia questo passaggio degli incroci avviene solo al momento dell’accertamento.

Quindi il rinvio costituisce un problema?

Certo, è il problema che è emerso ieri in aula. La capigruppo ha rinviato per la prima volta nella storia della Repubblica italiana l’intero testo in commissione, senza neanche indicare su quale comma o su quale articolo.

 

Come valuta questo atteggiamento?

 

E’ preoccupante da un lato e comprensibile dall’altro, perché c’è una motivazione totalmente politica e la questione non è tanto nel merito specifico della stessa delega. Gli operatori e la società civile sono più interessati al merito e ai contenuti dei provvedimenti, la politica a volte al di là del contenuto e del merito guarda più ai suoi equilibri.

 

Secondo lei, qual è il significato politico di questo rinvio?

 

Il significato è che qualcuno vuole qualche giorno in più per riflettere sulle sue posizioni in politica.

 

E lei che cosa ne pensa di questa scelta dal punto di vista politico?

 

Io politicamente avrei preferito che questo provvedimento fosse varato. Continuo a pensare che sia meglio vararlo, perché da certezza agli operatori, che non lasciare tutto nel vago dell’incertezza e dell’arbitrarietà delle interpretazioni.

 

E quindi?

 

Si metta nei panni di una grande multinazionale che volesse venire a investire in Italia. Il suo Ceo sarebbe soggetto, per esempio, all’abuso di diritto, che diventa penale dopo 30mila euro. Può essere un motivo più che sufficiente per fare sì che la multinazionale scelga di andare in Slovenia. Tutto parlano di attrazione di capitali, d’investimenti e di competitività, e poi quando si va nel concreto delle cose che nel mondo vengono valutate, non si dà la risposta.

 

(Pietro Vernizzi)

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