FINANZA/ 2. Lo zampino della Bce dietro il “miracolo” dei Btp

- int. Mario Seminerio

MARIO SEMINERIO spiega perché i mercati finanziari hanno percepito la volontà della politica di mantenere stabile l’attuale assetto europeo, decidendo di tranquillizzarsi  

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La tempesta speculativa che aveva costretto il precedente Governo ad abdicare pare aver le armi spuntate. Nell’asta di Btp a 5 e 10 anni di ieri, i rendimenti sono scesi ai minimi dall’autunno 2010.  In particolare, sono stati collocati 3 miliardi di euro di Btp a 5 anni, con un rendimento al 3,23%, (in calo rispetto al 3,80% della precedente asta) e 2,982 miliardi di Btp a 10 anni, con tassi al 4,45% (4,92% nell’asta precedente). Lo spread con i Bund tedeschi, infine, ha veleggiato attorno ai 313 punti base. E’ un episodio fortuito, o stiamo per tornare a consolidarci? Lo abbiamo chiesto a Mario Seminerio, economista e autore di Phastidio.net.

Cosa sta succedendo?

La volatilità sui titoli di Stato sta scendendo parecchio, grazie, soprattutto, all’”ingombrante” presenza della Bce, che sta tagliando le unghie alla speculazione. A questo si deve aggiungere il fatto che i nuovi aiuti alla Grecia, benché non siano risolutivi e per nulla efficaci, dimostrano quantomeno la volontà politica di tenere il Paese ancorato all’Unione europea. Tale volontà è stata espressa, tra gli altri,  dal premier olandese. Che, di recente, si è detto convinto del fatto che Atene potrebbe avere ben presto bisogno di altri aiuti finanziari. Una cosa ovvia. Ma, fino a poco tempo fa, avrebbe aggiunto: «Di sicuro, non saremo noi a darglieli».

Da cosa dipende questo cambio d’impostazione?

Anche in paesi piuttosto rigidi, e con una cultura finanziaria non particolarmente sofisticata, si sta affermando l’idea secondo cui non appena chiunque dovesse uscire dall’euro, si produrrebbe immediatamente un effetto domino tale da travolgere tutti gli altri.

Non crede che, semplicemente, abbiano il timore che i titoli greci detenuti nei propri portafogli non vengano più restituiti?

Non direi. Da questo punto di vista si sono sistemati. A marzo c’è stata la ristrutturazione del debito in mano alle banche private e, in precedenza, chi voleva coprire il rischio lo ha fatto. Abbiamo, invece, uno stock di 320 miliardi di debito greco in larghissima parte detenuto dai contribuenti europei. I governi, a questo punto, devono fare buon viso a cattivo gioco. E capire che non potranno rivolgersi loro dicendo che puniranno – peraltro senza un reale motivo  – la Grecia, causando la perdita dei loro investimenti. D’altro canto, è evidente come ci sia un pressing costante da parte degli Usa e del Fmi, specialmente sulla Germania, per far sì che tutto resti in equilibrio. Non è un caso che non ci siano più state richieste esplicite di cacciata dall’euro da parte di nessuno.

Tutto ciò, quindi, ha prodotto l’abbassamento degli spread?

Tutto questo ha generato un calo della volatilità. Il che, in una fase come quella attuale, fa sì che i sistemi di misurazione del rischio delle banche e degli altri investitori istituzionali emettano segnali che invitano a tornare, seppur minima parte, a comprare. Non si tratta di certo dell’innesco di un circolo virtuoso, ma, quantomeno, sul piano strettamente finanziario c’è una riduzione del rischio di eventi estremi.

 

Quanto ha contribuito alla calma il governo Monti?

 

Questo esecutivo si è limitato a fare quanto gli è stato richiesto dall’ortodossia europea. I cosiddetti compiti a casa,  ai quali non darei più della sufficienza. Si tratta in ogni caso di misure che non sarebbero state in grado di avere alcun efficacia se non ci fosse stato l’intervento della Bce.

 

Non crede che fino a quando la Bce non avrà facoltà di acquistare titoli di Stato illimitatamente e sul mercato primario, le misure che ha messo in campo saranno prima o poi fagocitate dalla speculazione?

 

In questo momento c’è la percezione del fatto che la politica stia accettando il mantenimento in vita dell’Eurozona nella sua configurazione attuale. Non si tratta più di un problema di tecnicalità. Quando la politica si muove in una certa direzione, i mercati si accodano.

 

Quanto potrebbe aver inciso il recente pronunciamento positivo sull’Italia da parte di Goldman Sachs?

 

Credo non molto. Sta di fatto che, se l’Italia saltasse, la banca perderebbe un cliente enorme. Così come le altre banche e istituti finanziari: se l’Europa divenisse un campo di macerie, tutti ne sarebbero danneggiati.

 

(Paolo Nessi)

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