GIGANOMICS/ Il “giallo” sul Festival di Sanremo e i “furbetti” della finanza mondiale

- Gianni Gambarotta

L’arrivo delle elezioni anticipate sembra costringere a uno spostamento del Festival di Sanremo. Intanto importanti banche finiscono nel mirino della giustizia

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Vignetta di Claudio Cadei

Sanremo. Dopo tanta politica, oggi si può cambiare argomento. Su quel fronte lì, quello del tutto contro tutti, della rissa quotidiana fra Berlusconi, Bersani, Grillo, Monti, Casini, Maroni e comprimari vari, c’è un momento di stallo. I mercati pensano ad altro, i listini sembrano in discreta salute (fra ieri e martedì Milano ha recuperato tutta la perdita di lunedì), lo spread non è granché nervoso. Ci sono le condizioni ideali per occuparsi di qualcosa di davvero importante, la data del Festival di Sanremo. Come si sa, qualcuno vorrebbe spostarla. Ufficialmente perché il successo di pubblico che tradizionalmente la gara canora nazionale ottiene distoglierebbe gli italiani dall’attenzione ai politici, ai loro dibattiti, ai talk show che nelle prossime settimane ci verranno imposti come precetti ineludibili. In realtà, a spingere verso un rinvio c’è anche un’altra considerazione, non apertamente manifestata, ma presente con forza sotto traccia. Il timore che dal palco di Sanremo si faccia propaganda per una delle parti politiche in lizza per conquistare la maggioranza dei consensi nel Paese e mandare Pierluigi Bersani a Palazzo Chigi. Dico subito che questo è un timore fondato. La conduzione del Festival è stata affidata di fatto a Rai 3 e quella rete è, da sempre, embedded con la sinistra. I suoi servizi giornalistici sono un modello di come non si deve fare informazione, l’intrattenimento del suo palinsesto è platealmente di parte. Il conduttore di punta della rete, Fabio Fazio, fa spettacolo per la sinistra; la sua spalla Luciana Littizzetto, fa una comicità di militanza (ma forse comicità non è la parola appropriata per definire una serie di c…, c…, Walter, Jolanda, e via dicendo).

L’altra sera, come già riportato da Giganomics, ha detto che Berlusconi ha rotto il c… Può essere vero, tantissimi italiani (compreso chi scrive) la pensano come lei. Ma dirlo in maniera spernacchiante in una rete pubblica, sovvenzionata dal canone, la sera dopo l’annuncio della candidatura di un signore che, comunque, ha diritto di presentarsi alle elezioni anche se la cosa non garba a signorini e signorine di sinistra, è inopportuno, sgradevole. Indice di un atteggiamento ormai conosciuto da tutti: Fazio, Littizzetto e compagni si fanno gli affari loro, proprio come Berlusconi. Hanno fiutato la vittoria della loro parte, di Bersani: e allora avanti con le loro imbarazzanti leccate al potente di domani che ricambierà il favore quando sarà entrato nella stanza dei bottoni.

Detto questo, non resta che fare una modesta proposta. Non si potrebbe, non per ragioni politiche, ma per omaggio all’austerità imposta a tutti e per amore di decenza, saltarla decisamente questa edizione del festival 2012? Non succederebbe nulla, certo non danneggerebbe lo spread. Anzi: all’estero, i molti che ci guardano in cagnesco accusandoci di una dolce vita che non possiamo permetterci, direbbero che finalmente gli italiani hanno messo la testa sul collo rinunciando a una delle loro buffonate. Gli unici a perderci sarebbero i vari Fazio e Littizzetto. Ma potrebbero saltare un giro. Fazio starsene a casa sua, in riva al mare. La Littizzetto al gabinetto fonte inesauribile della sua ispirazione comica. A entrambi i soldi non mancano: li forniscono i telespettatori di sinistra e anche quelli di destra pagando (malvolentieri) il canone.

I maestri della finanza. I signori che stilano le classifiche delle nazioni più corrotte e regolarmente fanno finire l’Italia fra la Tanzania e il Burundi, dovrebbero ogni tanto leggersi anche qualche giornale. In quelli di oggi, per esempio, troverebbero due notizie interessanti. La prima è che Deutsche Bank è inquisita per una mega frode fiscale; cinque suoi dirigenti sono finiti agli arresti e si aspetta un terremoto per i vertici. DB, è bene ricordarlo, è sì un istituto privato, ma non si muove senza input politici. Fu proprio quella la banca che, vendendo di colpo nell’ottobre 2011 titoli pubblici italiani per miliardi, diede il via libera alla speculazione che da quel giorno si scatenò contro l’Italia, mandando alle stelle lo spread. Altra banca finita nei guai è la Hong Kong and Shanghai Banking Corporation (Hsbc), un vero pilastro del capitalismo finanziario internazionale nato con l’impero britannico e ancora in eccellente stato di salute oggi, avendo saputo navigare con grande maestria nell’oceano delle globalizzazione. Ebbene a questi aristocratici finanzieri è stata appena inflitta una multa di 2 miliardi per aver appoggiato, con il riciclaggio, i narcos e i trafficanti di armi che rifornivano l’Iran. Sono due episodi che vengono dopo quello, piuttosto recente, di sette grandi banche internazionali che avevano formato un cartello per alterare la formazione dell’Euribor, il tasso che regola i prestiti sull’Euromercato. Un truffa colossale per milioni di persone. Eppure l’immagine della grande finanza internazionale non è scalfita da questi episodi malavitosi, tutto continua come prima. Se ne riparlerà (poco) al prossimo scandalo.

 

La benzina Fiat. La pubblicità della Fiat che prometteva il prezzo della benzina fermo per un anno è stata dichiarata ingannevole, bocciata e ritirata. L’azienda multata di 200 mila euro. Si potrebbe sapere se il severissimo Sergio Marchionne ha preso qualche misura contro chi ha concepito quella sòla che ha gettato altro discredito sulla casa torinese?

 

Senza Ior. Quelli che hanno ancora capitali clandestini custoditi in Svizzera e non sanno dove metterli visto che, prima o poi, l’accordo fra Roma e Berna si farà, avevano sperato nello Ior. La banca vaticana, pensando cristianamente di dover vestire gli ignudi, aveva pensato di aprire filiali in Italia, fornendo così riparo agli esuli. Ma la Banca d’Italia ha risposto con un secco no. Visto come si è ridotto questo Paese? Non è nemmeno più permessa un’opera di carità.

 

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