FINANZA/ 1. Forte: il calo dello spread è merito dell’Imu (e degli italiani)

- int. Francesco Forte

Mentre lo spread torna sotto la soglia dei 300 punti, da Bruxelles la Commissione europea promuove appieno gli sforzi del governo Monti. Commentiamo i diversi episodi con FRANCESCO FORTE

trader_chicagoR400
Infophoto

Nonostante l’evidente instabilità politica italiana, l’annunciato ritorno di Berlusconi e le imminenti dimissioni di Monti, lo spread torna sotto la soglia dei 300 punti (290), a un passo dai 287 punti indicati dal presidente del Consiglio come obiettivo ideale. Da Bruxelles, intanto, la Commissione europea promuove appieno, nel suo rapporto 2012, gli sforzi dell’attuale esecutivo e lancia un chiaro avvertimento a chi verrà dopo: la cosiddetta “agenda Monti” funziona, quindi è essenziale che l’Italia mantenga fede al programma di risanamento e che vi sia continuità nelle politiche di bilancio. A Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze, abbiamo chiesto quanto e in che modo l’azione di governo possa aver influito nel far calare lo spread.

Cosa può dirci?

Ho recentemente analizzato l’articolo del Financial Times che ha scelto di incoronare Mario Draghi come personaggio dell’anno, vista la modifica adottata nell’interpretazione dei poteri della Banca centrale europea in fatto di manovre sul debito ai fini della stabilità monetaria e della sopravvivenza dell’euro. Non posso quindi che sostenere la tesi secondo cui l’elemento decisivo per cui lo spread scende non è l’azione del governo Monti, ma questa operazione, o meglio rivoluzione (secondo l’interpretazione del Financial Times), apportata da Draghi.

Secondo lei, non si tratta invece di una rivoluzione?

Non credo si tratti di una rivoluzione, ma semplicemente dell’analisi del contenuto effettivo dei poteri della Bce alla luce non della teoria keynesiana, ma di quella neoclassica, che giudico corretta dal punto di vista teorico e comunque la più adatta per interpretare la Costituzione europea. Quello che ha fatto Draghi non è una novità, ma è sicuramente tale per i mercati internazionali.

In tanti hanno lanciato l’allarme sul fatto che le dimissioni di Monti e il ritorno di Berlusconi avrebbero fatto salire lo spread a livelli preoccupanti. Lo pensava anche lei?

Personalmente non ci ho creduto neanche per un istante, infatti non ho mai capito come mai si fosse generato tale allarme. Dopo un inevitabile lieve rialzo iniziale, dovuto al fatto che i mercati hanno pensato di approfittare dell’evento per giocarci sopra, lo spread è tornato ai livelli precedenti, tra i 300 e i 320 punti base. Questi livelli dipendono dal fatto che ormai, nei mercati internazionali, a differenza di circa sei mesi fa, non esiste più l’idea che l’euro possa crollare.

Adesso siamo addirittura scesi sotto quota 300…

Questa discesa avviene perché nel mercato dei titoli pubblici e privati vi è un gioco della domanda e dell’offerta in cui i fattori marginali sono di estrema importanza, in quanto è assente un mercato secondario o è comunque molto limitato. Proprio per questo la Banca centrale non può fare operazioni di acquisto e vendita di titoli pubblici.

Cosa avviene con l’assenza di un mercato secondario?

Poiché il bilancio italiano va avviandosi verso il pareggio e poiché alla fine dell’anno il fabbisogno di indebitamento si riduce grazie al pagamento dell’Imu e di altre tasse, è abbastanza logico che l’offerta di titoli si sia contratta. A sua volta la domanda, non trovandosi di fronte una nuova offerta rilevante, ha subìto una flessione.

 

Quanto contribuiscono invece gli elogi della Commissione europea al governo Monti?

 

Non è una novità che la Commissione europea elogi l’agenda Monti, ma di certo lo spread non è sceso per questo motivo. Potrebbe essere persino più probabile che in realtà sia sceso perché ultimamente Berlusconi sta guadagnando terreno e, di conseguenza, sta diminuendo l’ipotesi che in Italia salga al governo Bersani. Al momento, però, non inserisco questa ipotesi nel conto delle variabili possibili.

 

Alla luce di quanto detto dalla Commissione europea, ma non solo, sembra che la cosiddetta agenda Monti sia ormai l’unica strada percorribile. Cosa ne pensa?

 

Credo semplicemente che un’agenda Monti in realtà non esista. Nella famosa lettera della Bce, in cui è contenuta la “vera” agenda da seguire, si parlava di riforma delle pensioni, di liberalizzazione del mercato del lavoro, di miglioramento del bilancio e di misure per la crescita. La prima è stata più o meno fatta, anche se nei modi che conosciamo, mentre per quanto riguarda la seconda è stato addirittura fatto il contrario.

 

Su bilancio e crescita?

 

Il bilancio è senza dubbio migliorato, ma è altrettanto vero che con Monti non abbiamo visto neanche una politica dedicata alla crescita. La Commissione Ue, quindi, invece che elogiare una “agenda Monti” che francamente non vedo, dovrebbe farci sapere quali sono nel dettaglio i punti meritevoli di apprezzamento. In caso contrario, credo che ci troviamo di fronte a semplici dichiarazioni retoriche natalizie.

 

(Claudio Perlini)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori