TASSE/ Arrigo: così la nuova mini-patrimoniale di Capodanno ci farà sprofondare

- int. Ugo Arrigo

Il 31 dicembre l’erario del ministero del Tesoro analizzerà tutte le giacenze per applicare la nuova imposta di bollo sugli investimenti. Era proprio necessario? Ne parliamo con UGO ARRIGO

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E’ un brindisi amaro quello con cui i risparmiatori italiani si affacciano a un 2013 che si preannuncia ancora più povero. Di fronte a una pressione fiscale che, come ha ricordato recentemente Confcommercio, il prossimo anno potrebbe raggiungere il livello record del 45,8%, l’erario del ministero del Tesoro ha pensato bene di applicare una nuova imposta di bollo sugli investimenti. Per questo motivo il 31 dicembre passerà al setaccio tutte le giacenze, tra conti correnti bancari e postali, libretti, polizze vita e fondi comuni per applicare quella che è già stata ribattezzata “mini patrimoniale di Capodanno”, un prelievo dell’uno per mille che il prossimo anno si attesterà all’1,5 per mille senza limiti. A farne le spese, per l’ennesima volta, saranno coloro che posseggono di meno, già falcidiati da Imu e balzelli di ogni genere: “Perché non pensare un’accisa per ogni panettone venduto nel periodo natalizio?”, commenta ironicamente Ugo Arrigo, docente di Finanza pubblica presso la Bicocca di Milano.

Professore, cosa pensa di questa “mini patrimoniale”?

E’ l’ennesima tassa che utilizza un approccio patrimoniale per colpire le attività finanziarie, andando ad aggiungersi all’aliquota già inasprita in passato da Tremonti. Il risparmiatore, infatti, già paga il 12,5% sul rendimento di titoli pubblici e il 20% su quelli di altri emittenti, mentre questa nuova imposta riguarderà la consistenza, il valore patrimoniale. Se non esistesse una tassazione del rendimento dell’attività finanziaria, una “mini patrimoniale del genere” potrebbe anche avere senso, ma in questo modo si aggiungono semplicemente tasse su tasse.

Chi ne verrà colpito più duramente?

Verranno colpiti tutti, ma si tratta di un’imposta regressiva che coinvolgerà in particolar modo i piccoli e piccolissimi risparmiatori: chi possiede una cifra inferiore ai 34mila euro di consistenza delle attività finanziaria, infatti, dovrà fare i conti con un prelievo minimo di 34,2 euro. Una tassa di questo tipo riesce incredibilmente ad andare contro ben due articoli della Costituzione.

Si spieghi meglio.

Un articolo dice chiaramente che il sistema di tassazione deve essere progressivo, mentre l’imposta di cui stiamo parlando è palesemente regressiva. Un altro articolo, invece, afferma che bisogna tutelare il risparmio, ma francamente non vedo come una tassa di questo tipo possa farlo, soprattutto nei confronti di chi può risparmiare molto poco. Mi stupisce molto che le varie forze politiche e lo stesso presidente della Repubblica abbiano potuto approvare in questa forma una tassa del genere.

Crede che il prossimo governo debba modificare l’attuale politica d’austerità?

Direi proprio di sì, visto che tale politica si è dimostrata totalmente controproducente. Intorno al 10 gennaio avremo i dati relativi al gettito fiscale di competenza sull’andamento del bilancio pubblico al terzo trimestre, ma se osserviamo quanto registrato fino al secondo trimestre notiamo che non ci sono assolutamente quei miglioramenti di disavanzo della finanza pubblica che erano stati preventivati un anno fa.

Come è stato possibile?

La recessione, così consistente e non prevista in queste dimensioni, ha sostanzialmente eroso il maggior gettito. Tutto questo rigore, quindi, non ha fatto altro che produrre una grande recessione e un grande calo dei consumi che si è riflesso negativamente sul gettito fiscale senza far migliorare in alcun modo i conti pubblici. Anzi, il disavanzo del settore pubblico italiano risulterà essere migliorato di più negli anni precedenti senza manovre consistenti e anche con un po’ di crescita.

A lungo andare che cosa può produrre un livello di tassazione così alto?

Stiamo sperimentando la pressione fiscale più alta del mondo di tutti i tempi, eppure sembra che l’abbiano capito in pochi. Con una situazione del genere l’Italia non potrà mai crescere, ma solamente sperare che al massimo Pil smetta di ridursi, ovviamente fermandosi, non riprendendo a salire.

Quali tasse possiamo pensare di eliminare in futuro?

Visto che l’Iva è stata erroneamente aumentata al 21% nella seconda metà del 2011 e visto che potrebbe non essere consigliabile tornare indietro, credo sia urgente riuscire ad abbassare l’aliquota minima, quella sui prodotti e beni essenziali, dal 10 all’8%. Un’azione del genere potrebbe senza dubbio dare un po’ di respiro a chi non arriva a fine mese senza avere alcun riflesso negativo sul gettito perché la gente consumerebbe di più, quindi sarebbe quasi a costo zero.

In Francia molti ricchi stanno scappando dall’aliquota del 75% sulla tranche del reddito sopra 1 milione di euro l’anno. Cosa ne pensa?

La tassazione francese è certamente pesante, ma progressiva, quindi ovviamente i ricchi troppo tassati scelgono di scappare. Il problema è che loro possono permettersi di sottrarsi legalmente al fisco, spostando gli interessi economici altrove, mentre in Italia vengono tassati maggiormente i più poveri, i quali non possono ovviamente farlo.

E’ ipotizzabile immaginare in Italia una minore tassazione proprio per attirare coloro che intendono allontanarsi dalla Francia?

Questa sarebbe la strategia migliore, la strada principale in cui si muove la competizione fiscale. Basti pensare all’enorme sviluppo che ha fatto registrare l’Irlanda grazie a una tassazione molto favorevole. Di certo, come ho detto, non è alzando a dismisura la tassazione che si ottiene un maggior gettito.

 

(Claudio Perlini)

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