SPILLO/ La danza dello spread porta dritti al Quirinale

Negli ultimi tempi lo spread è diventato, a torto o a ragione, un indicatore molto importante. GIUSEPPE PENNISI ci prova a spiegare come potrebbe comportarsi nel 2013

31.12.2012 - Giuseppe Pennisi
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Come si comporterà Mr. Spread nell’“anno del serpente”? Come già ricordato su ilsussidiario.net questo è l’attributo che il calendario cinese dà al 2013; ciò non vuol dire – lo ribadiamo – dodici mesi di inganni e di veleni, ma, sempre secondo la cultura e la tradizione cinese, una fase di calma relativa che potrà essere interrotta da sussulti anche forti. Da diversi anni, nutro un certo scetticismo nei confronti delle previsioni macroeconomiche, poiché la modellistica sottintende che si sia in un mondo economico non di “socialismo reale” ma di “comunismo integrale” in cui tutti gli agenti economici di un Paese hanno le stesse preferenze, le stesse aspettative, le stesse propensioni al consumo, al risparmio e all’investimento. Comunque, “la triste scienza”, che da oltre quarant’anni professo e insegno, non sembra avere escogitato sinora di meglio per confutare il detto di Oscar Wilde secondo cui “le previsioni sono difficili unicamente allorché riguardano il futuro”. 

Prendiamo come tavola di bordo l’ultima tornata di quelle dei 20 istituti econometrici che costituiscono il gruppo del “consensus” (tutti privati, nessuno italiano). Quindi , il più possibile non partisan. Il quadro per il 2013-2014 non è roseo. Gli Stati Uniti sono entrati in una fase di rallentamento che potrebbe sfociare in recessione. L’area dell’euro non darà complessivamente segni concreti di ripresa sino alla primavera 2014; nel suo interno, Germania, Austria, Benelux e Finlandia continueranno a tirare, ma con poca forza, la Grecia perderà altri cinque-sette punti percentuali del Pil, la Spagna due-tre e l’Italia tra uno e uno e mezzo.

Ciò nonostante, la crescita dell’economia internazionale proseguirà a tassi tra il due e il tre per cento l’anno, a ragione dello sviluppo delle economie emergenti. Come già indicato, è in corso una profonda ristrutturazione mondiale di produzione, consumi, redditi, risparmi e investimenti. Destinata a durare alcuni anni.

Secondo la Banca dei regolamenti internazionali, il vero grande rischio è che i ritardi nell’effettuare riforme mirate ad aumentare l’efficienza adattiva (ossia la capacità di adattare il proprio sistema economico e sociale al nuovo contesto) faranno esplodere la bolla del debito pubblico dei paesi “vecchi”: secondo lo scenario tendenziale, nel 2040 quello di Francia, Italia, Spagna e Grecia supererebbe il 400% del prodotto nazionale, quello della Germania (il Paese relativamente più virtuoso) il 300% e quello del Giappone il 600%. Se ciò si verificasse, i titoli pubblici di gran parte dei paesi “maturi” varrebbero quanto carta straccia.

Quindi, per l’Italia il 2013 sarà un nuovo anno nella corsia dell’aggiustamento. Se prendiamo Mr. Spread come indicatore sintetico dell’efficienza adattiva rispetto alle “buone prassi” dei paesi europei più “virtuosi” nel metabolizzare il nuovo contesto, quali indicazioni si possono formulare?

Lo spread è uno strano augello (per parafare la Habanera della Carmen di Bizet). Dipende in gran misura da come i mercati percepiscono l’informazione, anche e soprattutto le news prodotte dai media. Lo dimostrano vicende italiane recenti. Il Paese ristagna da quindici anni ed è in recessione da circa cinque, ma la divergenza tra i tassi italiani e tedeschi sui titoli a lungo termine è scoppiata la scorsa estate dopo che nella prima metà di luglio i media hanno enfatizzato, a torto o a ragione: a) un presunto malaffare tra i collaboratori più stretti del Ministro dell’economia e delle finanze; b) le proteste crescenti dei Ministri dei dicasteri di spesa nei confronti del titolare dell’economia e delle finanze a motivo dei “tagli” ai bilanci delle amministrazioni da loro guidate; c) una vera o falsa perdita di fiducia tra il Presidente del Consiglio e il dicastero dell’economia; d) un effettivo o immaginario scompiglio del Governo tale da rendere il Paese senza bussola.

Per i prossimi mesi, in materia di spread ci sarà verosimilmente la calma che accompagna, consuetamente, l’“anno del serpente”. E un’attesa dei risultati elettorali. Successivamente, dalla primavera, lo spread dipenderà dall’esito delle elezioni. Tracciamo due ipotesi estreme quale che sia la scelta personale di ciascuno di noi rispetto a quanto offerto nello smorgasbord sul tavolo della politica. Nella prima, presumiamo la formazione di un Governo solido, rivolto ai comuni obiettivi del resto dell’eurozona, riformatore e sostenuto da un Parlamento compatto. Mr. Spreadpotrebbe assottigliarsi. Nella seconda, la prossima legislatura apparirà, sin dalla proclamazione dei risultati, breve e tormentata in quanto il Parlamento assomiglierebbe al colorito Tiergarten di Berlino. Dopo alcuni mesi di confusione in cui Mr. Spread ballerebbe come al Carnevale di Rio, i gruppi politici dovrebbero trovare un assestamento attorno a pochi poli e pochi partiti, si dovrebbe varare una nuova legge elettorale e andare di nuovo alle urne.

Più importante dell’esito delle elezioni per il Parlamento, sarebbe, in questo quadro, chi diventerebbe Presidente della Repubblica, con il difficile compito di gestire con esperienza, acume e onesto cinismo questa delicata fase al fine di fare sì che la transizione non sia troppo lunga e troppo dolorosa. Sarebbe la scelta dell’inquilino del Quirinale a dettare il tempo alla samba di Mr. Spread.

Almeno più importanti delle elezioni italiane, ci sono quelle tedesche in settembre. Floyd Norris sulNew York Times acutamente rileva che, nonostante il rallentamento dell’economia tedesca, le tensioni elettorali potrebbe comportare un aumento dei tassi d’interesse oltre Reno (oggi all’1,43% per i titoli decennali). In tal caso, lo spread potrebbe ridursi non a ragione di un ribasso dei titoli italiani ma di un rialzo di quelli tedeschi.

Buon anno a tutti.

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