RIFORMA FISCALE/ Il commercialista: tasse, vi spiego il limite del progetto di Monti

- int. Paolo Costanzo

Il premier Monti ha firmato nella giornata di oggi l’Atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2012-2014. Ne parliamo con PAOLO COSTANZO

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Foto: Imagoeconomica

Il presidente del Consiglio Mario Monti ha firmato nella giornata di oggi l’Atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2012-2014. Nel documento si legge che “nell’ambito del processo di attuazione della riforma fiscale saranno predisposti schemi di provvedimenti normativi diretti al riequilibrio del sistema impositivo, anche relativamente alla tassazione dei redditi finanziari, nonché alla riduzione degli effetti distorsivi delle scelte degli operatori economici e al graduale spostamento dell’asse del prelievo dalle imposte dirette a quelle indirette”. Un particolare interesse, scrive ancora Monti, “sarà orientato all’analisi della normativa vigente di contrasto all’utilizzazione dei paradisi fiscali al fine di individuare misure specifiche” per contrastare questi fenomeni. Le Agenzie fiscali, secondo quanto prevede l’Atto di indirizzo, nell’ambito delle proprie competenze, “intensificheranno il contrasto all’evasione, all’elusione e alle frodi fiscali, mediante il coordinamento operativo tra di esse e con la Guardia di Finanza, e attraverso la partecipazione dei Comuni all’attività di accertamento tributario con segnalazioni qualificate”. Tra gli obiettivi spicca quello di “favorire l’attuazione del federalismo fiscale, potenziando gli strumenti e i servizi di cooperazione informatica dell’amministrazione finanziaria per favorire la condivisione delle informazioni con le autonomie locali”. IlSussidiario.net ha sentito a tal proposito Paolo Costanzo, commercialista titolare dell’omonimo studio, che comincia col dire che «la teoria espressa da Monti non è una novità, ma è stata annunciata anche da Tremonti e da molti altri ancora. Con l’avvento della globalizzazione i redditi, specialmente quelli alti, sono facilmente trasferibili verso paesi a fiscalità privilegiata, mentre i consumi, le cose, non sono trasferibili. Anche la teoria di Tremonti prevedeva di trasferire la tassazione dalle persone alle cose, ma il problema resta quello di capire come realizzare questo trasferimento, questo passaggio da un’imposizione diretta a una indiretta più spinta».

Costanzo spiega quindi che «lo strumento più efficace è ovviamente l’Iva, ma questo potrebbe avere delle ricadute sui consumi, salvo che non si riesca a creare una sorta di neutralità. Sotto il profilo del principio, quindi, quanto scritto da Monti mi trova d’accordo, ma sotto il profilo applicativo dovrà essere necessario realizzare, come dicevo, questa forma di neutralità per evitare che ci siano ricadute importanti sui consumi e quindi sull’economia in generale». Chiediamo poi a Paolo Costanzo di commentare le parole del viceministro all’Economia, Vittorio Grilli, che ha fatto sapere che uno degli obiettivi principali è “ridurre il debito pubblico più velocemente possibile. Per questo è importante il bilancio in pareggio. Stiamo anche valutando tutto il patrimonio pubblico per dare un’ulteriore spinta anche se, dopo le privatizzazioni degli anni Novanta, non ci sono tantissimi asset da mettere su mercato”. Riferendosi al Fondo per raccogliere le maggiori entrate dalla lotta all’evasione fiscale da ridistribuire, inizialmente previsto ma poi saltato, Grilli ha spiegato che “l’intenzione c’é e le maggiori entrate che arriveranno dalla lotta all’evasione vogliamo ridarle ai cittadini. Il Fondo non è stato fatto per una questione tecnica, appena ci sarà l’esigenza lo introdurremo”.

Paolo Costanzo ci spiega però che «un recupero di 10-12 miliardi dalla lotta all’evasione potrebbe essere comunque vanificato da un rialzo dello spread». Infatti, continua il commercialista, «un punto percentuale di spread pesa 20 miliardi su quelli che sono gli oneri dello Stato, quindi basta poco per vanificare i risultati della lotta all’evasione. E proprio per questo è difficile riuscire a introdurre il Fondo. Inoltre, bisogna sottolineare che stiamo parlando di previsioni: questa è una fase di grande incertezza e, nonostante qualche piccolo segnale di ripresa economica, è molto difficile fare previsioni perché l’orizzonte che abbiamo di fronte è ancora parecchio incerto».

A suo giudizio, quindi, «un Fondo del genere potrebbe essere utilizzato per contribuire realmente a mantenere la spinta per l’internazionalizzazione delle imprese, perché oggi come oggi è sempre più necessario trovare quelle che sono le migliori soluzioni per risolvere il vero problema dell’imprenditoria italiana, vale a dire una sorta di “nanismo” che impedisce di andare su quei mercati che assorbono di più i consumi. Si continua a parlare del tema fiscale come se fosse la panacea, ma non è così. L’evasione è certamente un fenomeno scandaloso, specialmente in alcune aree del Paese, ma non è il problema principale, anche se agli occhi dei cittadini è forse il più facile da rappresentare. Il fatto di parlare continuamente di evasione fa sì che ci sia sempre una sorta di caccia alle streghe che non fa bene alla soluzione del problema, perché crea dei pregiudizi in chi deve accertare eventuali irregolarità e l’accertato, anche se in buona fede, ha paura di quelle che possono essere le conseguenze del controllo. E non è così che si risolve il problema».

 

(Claudio Perlini)

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