REDDITOMETRO/ La mossa di Befera smentisce i “conti” di Monti

- Sergio Luciano

Monitoraggio dei conti correnti e soglia sull’uso dei contanti, spiega SERGIO LUCIANO, sono già sufficienti per il contrasto all’evasione fiscale. Il redditometro sembra essere di troppo

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Foto: Imagoeconomica

Facciamo una premessa “politicamente corretta”: evadere il fisco è parassitismo, è socialmente nocivo, è infame. Aggiungiamo: Befera santo subito, tanto più adesso che è anche martire, visto che dovrebbe rientrare tra i grand-commis di Stato ai quali il decreto Monti taglierà lo stipendio. Ciò detto, il redditometro che s’annuncia per la prossima primavera, sommato all’anagrafe dei conti correnti e alla limitazione del contante, veramente configura un clima da stato di polizia.

Se il fisco rivendica, e si prende, gli strumenti per monitorare il flusso di entrate e uscite finanziarie dai conti correnti dei cittadini, e inoltre blocca l’uso del contante per le transazioni sopra i mille euro, ha tutto quel che serve per individuare i furbi e perseguirli: basta che incroci i dati, basta che usi le banche elettroniche come si può. Se aggiunge a questo strumentario anche la pretesa di monitorare tutti i consumi di ciascun contribuente, compresi quelli che pagano le tasse – per stabilire a posteriori se questi consumi sono congrui rispetto agli introiti – smentisce l’utilità degli stessi strumenti di indagine finanziaria di cui si è dotato. E invade la privacy degli individui in modo devastante.

Che coerenza c’è tra questo Stato occhiuto e ficcanaso e, per esempio, lo Stato che non osa imporre a tutti gli automobilisti la “scatola nera” che traccia i viaggi del veicoli per non violare la privacy? Ci sono le privacy di serie A e quelle di serie B? E che coerenza c’è tra il Befera che auspica una dichiarazione dei redditi di “due paginette” e quello che include cento (cento!) voci di spesa tra quelle che saranno monitorate dal redditometro? Nessuna coerenza.

Sommessamente, in quest’orgia di celebrazioni per le scoperte e gli effetti – peraltro, francamente imbarazzanti – dei controlli a tappeto degli agenti delle tasse a Cortina, Milano, Roma e ovunque, val la pena ricordare che dell’incredibile evasione fiscale di massa in Italia portano la responsabilità storica due categorie di soggetti: gli evasori e gli agenti delle tasse. Gli evasori, perché evadono; e gli agenti delle tasse perché non sono mai stati capaci di impedirglielo.

Con questo precedente, la categoria – benemerita se si sveglia – richiede però un forte controllo sociale e politico sulle sue manifestazioni spontanee, proprio perché in passato ha mille volte dimostrato di non saperci fare, o per eccesso o per difetto di controlli. Come quando nell’83 vennero imposti i registratori di cassa – strumento principe dell’accertamento analitico – e poco dopo la “minimum tax”, arnese tipico dell’accertamento sommario. Tra anagrafe dei conti e redditometro, ci risiamo.

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