FINANZA/ Il “dietrofront” tedesco ridà speranza all’Europa

- int. Luigi Campiglio

Finalmente il nuovo Fondo salva-stati europeo (Esm) è stato varato e, spiega LUIGI CAMPIGLIO, ciò costituisce un piccolo passo in avanti nel fronte contro la crisi

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Angela Merkel (Infophoto)

Il nuovo Fondo salva-stati (Esm) varato in questi giorni avrà una “potenza di fuoco” iniziale di 500 miliardi di euro. Ma dovrebbe entrare in azione, attraverso dei meccanismi ancora complessi, questa estate. Come può essere giudicato, dopo tante discussioni, rinvii e vari ripensamenti? Il professor Luigi Campiglio, docente di Politica economica all’Università Cattolica di Milano, ritiene che la dotazione iniziale sia poca, ma che comunque un piccolo passo avanti sia stato fatto. Il problema è vedere in che cosa esattamente consiste questo piccolo passo avanti.

Professor Campiglio, l’Esm adesso esiste, almeno, dopo tante discussioni. Non ha una dotazione tale da risolvere i problemi che abbiamo davanti, ma è diventato un organismo che può aiutare la Banca centrale europea. Che ne pensa?

Sì, questo è finalmente un organismo stabile, che si affianca alla Bce. E prendiamo atto di un fatto importante. Scusandomi per il gioco di parole, prendiamo atto che la Germania ne ha finalmente preso atto. Questo rappresenta senza dubbio un passo avanti rispetto ai problemi che ci troviamo di fronte. Ma di certo non possiamo dire che sia la via di salvezza, l’uscita dal tunnel di questa crisi. È quasi inutile ricordare che il contesto è ancora piuttosto complesso.

Come si può configurare questo Esm?

Si potrebbe prefigurare come una sorta di Fondo monetario internazionale a livello europeo. E questo è positivo, perché ci metterebbe al riparo dagli interventi del Fmi che non sono stati, per usare un eufemismo, molto positivi. Io ricordo una serie di disastri. È positivo poi che l’Esm sia in stretta relazione con la Bce. Poiché la Banca centrale europea non è prestatrice di ultima istanza, il Fondo potrebbe rivelarsi lo strumento adatto per agire e intervenire nelle situazioni difficili, lasciando alla Bce i suoi compiti istituzionali già previsti. Questo porta anche un poco di chiarezza, perché si sa che la Bce interviene, ma non lo può dire apertamente. Adesso questo problema di opacità potrebbe essere superato.

Ma la consistenza del Fondo, almeno in questa prima fase, è piuttosto limitata, non le pare?

Si potrebbe dire che di fronte a quello che sta accadendo la consistenza di questo Fondo sia pari a quella di un “cip”, una consistenza modesta, giusto per mettersi al tavolo. C’è da aggiungere che la visita di Angela Merkel in Cina potrebbe far pensare a un allargamento del Fondo attraverso la partecipazione di altri soggetti. Questo potrebbe facilitare la sua dotazione.

Veniamo ai casi specifici. Che cosa può fare l’Esm rispetto alla situazione della Grecia?

Quella della Grecia è una partita chiusa. Penso che la situazione si risolverà nel giro di giorni o di settimane al massimo. Salvo sorprese, s’intende, che arrivano ogni giorno, magari con qualche dichiarazione estemporanea di un ministro delle finanze. Ma trovato l’accordo con i creditori privati, il caso della Grecia dovrebbe essere chiuso. Lì, in questo caso, che si è lasciato letteralmente marcire, l’Esm non può intervenire.

 

Forse il problema che si potrà affrontare con il Fondo sarà quello del Portogallo, anch’esso sull’orlo del baratro o della bancarotta?

 

Mi hanno spiegato che la situazione portoghese è veramente gravissima, per diversi problemi interni di carattere sociale. Lì, proprio nella situazione del Portogallo, potrebbe esserci il primo vero intervento del nuovo Fondo, del nuovo organismo creato. Ma bisogna aspettare anche in questo caso a fare delle ipotesi, perché le sorprese sono all’ordine del giorno e la situazione europea è di grande difficoltà.

 

Lei pensa che l’Europa abbia di fronte anni di recessione?

 

Se non si metteranno intorno a un tavolo e recupereranno un poco di discernimento non vedo dove si possa andare senza finire in una recessione preoccupante non solo per l’Europa, ma anche per l’America. Questo accordo raggiunto, questo “Fiscal compact”, non so proprio chi l’abbia firmato, ma non promette nulla di buono, a mio parere. Se continuano a mettersi intorno a un tavolo e a sostenere una politica di tale austerità, alla fine si va diritti in recessione. Ne trarrà vantaggi la Germania, ma non so fino a che punto.

 

Lei vede altre possibilità?

 

Sto guardando alla situazione americana e si vedono dei primi spiragli. Ci sono segnali ancora deboli ma incoraggianti, come l’ultimo dato sulla disoccupazione. Diciamo pure che c’è una fessura che si può aprire. L’Europa non può a questo punto non cogliere e non vedere questa fessura che si è aperta. Certo che, se al contrario, si fanno accordi all’insegna dell’austerità e, nel giro di qualche mese, si fa una nuova manovra da 40 o 50 miliardi, non c’è alcuna fessura che faccia venire un po’ d’aria e ci consenta di vedere una svolta in questa grave crisi.

 

(Gianluigi Da Rold)

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