BORSA/ Spread e Btp. L’esperto: i mercati restano nervosi. Vi spiego perché

Il Tesoro ha collocato nell’asta di oggi 2,88 miliardi di Btp con scadenza a marzo 2015, un valore quindi inferiore al massimo offerto, pari a 3 miliardi. Ne parliamo con ALESSANDRO SPATARO

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Il Tesoro ha collocato nell’asta di oggi 2,88 miliardi di Btp con scadenza a marzo 2015, un valore quindi inferiore al massimo offerto, pari a 3 miliardi. I rendimenti salgono al 3,89%, facendo registrare un aumento dell’1,13% rispetto alla precedente asta di marzo. Il viceministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ha spiegato che i risultati ottenuti oggi erano comunque «nelle aspettative», sottolineando che i tassi «devono rispondere alle attuali condizioni di mercato».  La domanda è stata forte, ha detto ancora Grilli, perché «le aste riflettono le condizioni del mercato. L’importante è avere una buona domanda e che i nostri titoli non abbiano avuto un segnale negativo in questi termini». Intanto la Borsa di Milano ha chiuso come ieri in positivo (Ftse Mib al +1,23%), e lo spread tra Btp-Bund è ancora in calo, attestandosi a quota 370 punti base. IlSussidiario.net ha chiesto un commento della situazione odierna a Alessandro Spataro, trader indipendente iscritto alla SAMT (Swiss Association of Market Technicians) e IFTA (International Federation of Technical Analysts), secondo cui «l’andamento che stiamo vedendo sui mercati è chiaramente altalenante: in questi giorni sono state effettuate le aste sui titoli di Stato, che però non hanno dato le risposte che gli analisti si aspettavano. Quindi l’incertezza che stiamo vedendo sui mercati è esattamente il riflesso della situazione macro che stiamo vivendo nell’area Euro, con i riflettori ovviamente puntati su Italia e Spagna, le due nazioni che soffrono maggiormente questa crisi legata soprattutto al debito sovrano. Ecco quindi perché i mercati in questi giorni sono piuttosto nervosi e fanno fatica a dare una direzione. Legherei però questa incertezza soprattutto ai dati che stanno uscendo proprio in questi giorni, riguardanti il Beige Book, quindi i dati sul mercato americano, e il bollettino della Bce». La Banca centrale europea ha infatti recentemente fatto sapere che «le condizioni nei mercati del lavoro dell’area dell’euro continuano a deteriorarsi e le indagini congiunturali anticipano un ulteriore peggioramento nel breve termine». Inoltre per molti Paesi, tra cui anche l’Italia, si segnala un fabbisogno di rifinanziamento pubblico «particolarmente rilevante».

Agli inizi di quest’anno, continua a spiegare la Bce, «i dati delle indagini confermano una stabilizzazione dell’attività economica su bassi livelli. E’ attesa una ripresa graduale dell’economia dell’area euro nel corso dell’anno». Resta però il fatto che «le perduranti tensioni nei mercati del debito sovrano e il loro impatto sulle condizioni creditizie, nonché il processo di risanamento dei bilancio nel settore finanziario e in quello non finanziario e l’elevata disoccupazione in alcuni Paesi dell’area dovrebbero continuare a frenare la dinamica di fondo della crescita».

Con Alessandro Spataro parliamo poi di spread, il cui andamento «è dovuto essenzialmente agli stessi motivi che ho elencato in precedenza. Lo spread chiaramente aumenta perché riflette le incertezze che sono relative ai debiti sovrani, e questa crisi che sta avvolgendo l’area Euro, e in particolar modo paesi come Spagna e Italia, fa sì che gli investitori trovino sempre più rischioso venire ad acquistare titoli di Stato italiani. E’ tutto legato alla situazione macroeconomica dei debiti dei vari Paesi, e non dimentichiamo che l’Italia è uno dei paesi che ha il debito pubblico più alto di tutta l’area Euro. Inoltre, le ultime manovre economiche rilasciate dal governo Monti non hanno certamente facilitato l’arrivo di investitori esteri nel nostro Paese». Infine Spataro ci spiega che le aste dei Bot di ieri e quella dei Btp di oggi «sono di poco sotto le attese, e in entrambi i casi il numero di investitori non è stato quello che ci si aspettava. E’ stato sicuramente un altro brutto colpo, a dimostrazione ancora una volta della mancanza di volontà da parte degli investitori esteri di effettuare acquisti di titoli di stato in Italia. E questa mancanza di fiducia rappresenta ovviamente una altro brutto segnale sui mercati».

 

(Claudio Perlini)

 

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