SPENDING REVIEW/ Che cos’è e a cosa serve la “revisione della spesa”. La scheda

- La Redazione

Di recente è balzata agli onori della cronaca, essendo indicata da molti analisti e commentatori come la chiave di volta per mettere in ordine i conti dello Stato e tagliare la spesa

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Il ministro Giarda, ideatore della Spending Review italiana - Infophpoto
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Di recente è balzata agli onori della cronaca, essendo indicata da molti analisti e commentatori come la chiave di volta per mettere in ordine i conti dello Stato e tagliare la spesa pubblica. E, se fino a poco tempo fa, operazioni del genere non potevano che lasciare i cittadini del tutto indifferenti, oggi che anche nella cultura popolare si è affermata la convinzione che il nostro immenso debito pubblico e anni di sprechi e cattiva gestione hanno contribuito a condurci nella situazione in cui siamo adesso, la spendig review è diventato un elemento della vita pubblica a cui tutti guardano con estremo interesse. Ma di cosa si tratta? In sostanza, il termine inglese non indica altro che la “revisione della spesa”. Più specificatamente, è quell’attività di monitoraggio ed esame dei capitoli della spesa pubblica volto ad una ridefinizione della priorità, al fine di ottimizzare le risorse, evitare gli sprechi, modificare le voci inficiate da perdite di denaro e migliorare l’efficienza complessiva dell’apparato pubblico. In Italia pare che il primo ad aver introdotto ufficialmente il concetto in ambito pubblico sia stato l’allora ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, succeduto a Tremonti e rimasto in carica dal 16 luglio del 2004 al 22 settembre del 2005.

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Pare che Siniscalco, a sua volta, si ispirò all’attività dell’allora ministro delle Finanze inglese, Gordon Brown, che per il governo Blair redasse le linee guida della spending review. Il sistema prevede, in sostanza, il sovvertimento del metodo classico di taglio della spesa pubblica, ove si procede ad un suo automatico aumento, per poi procedere con dei tagli successivi; la spending review, invece, contempla una preliminare organizzazione e rivisitazione dei capitoli di spesa pubblica, prima che ne venga decretato l’eventuale aumento. La teoria, dopo Siniscalco, è stata ripresa anche dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, in carica nel secondo governo Prodi. Padoa-Schioppa ce aveva tentato di riorganizzare il bilancio pubblico suddividendolo in missioni. Ad oggi, a dire il vero, a detta dei più, la pratica ha sortito ben pochi effetti realmente apprezzabili, non essendo, finora, riuscito mai nessuno a portarla compimento.

Resta da vedere in cosa consisterà il piano che il ministro Giarda presenterà domani nel Consiglio dei ministri previsto per le 15, e chiamato “Elementi per una revisione della spesa”, sul quale sono concentrare le aspettative di molti per dare un assetto moderno e competitivo anche al nostro sistema burocratico.  

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