FINANZA/ 2. Una tabella smaschera le “bufale” di Ft e Wsj

- int. Marco Fortis

Dopo il Financial Times, ieri è stato il Wall Street Journal a occuparsi dell’Italia. MARCO FORTIS ci spiega dove sbagliano questi quotidiani nel giudicare il nostro Paese

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Il tam-tam è ricominciato da una sponda all’altra dell’Atlantico. Martedì il Financial Times britannico ha “svelato” una nota europea riservata sull’Italia che non ce la farebbe a pareggiare il deficit per il 2013. Ieri è arrivato, puntuale come “una cambiale”, l’autorevole Wall Street Journal americano (seppur nell’edizione europea) a commentare la situazione italiana. Secondo il quotidiano Usa le misure di austerità varate dall’Italia creano rischi per l’economia perché “stanno arrestando lo sviluppo dell’attività economica”. Alla luce dei recenti dati economici e di bilancio, i passi compiuti dal governo italiano si starebbero rivelando “controproducenti” dal momento che gli ultimi aumenti delle tasse stanno aiutando l’Italia a risanare i conti, ma stanno anche facendo contrarre l’economia più rapidamente. Deve essere un esercizio, se non giornaliero, almeno ricorrente quello che i quotidiani anglosassoni fanno puntando gli occhi sull’Italia e dispensando giudizi che sono spesso lanciati a vanvera, oppure con sguardi da strabici. Basta fare dei paragoni tra la nostra situazione e quella degli altri paesi, sia dell’Eurozona che del G7, per comprendere che la situazione dell’Italia è meno complicata di quella di altri, esclusa forse la Germania. Marco Fortis, docente di economia e vicepresidente della Fondazione Edison, quando legge queste cose sui giornali inglesi e americani diventa perplesso e anche un po’ irritato.

Qual è il suo commento Professore?

Dovrebbero anche guardare un poco a casa loro, questi signori. Non c’è dubbio che l’economia mondiale sia in frenata, che a livello globale il deficit pubblico sia gigantesco, che ci siano analisi sul ciclo pessimistiche e che le misure che si devono prendere debbano preoccupare. Ma se si guardano i dati, alla fine si scopre che l’Italia sta meglio di quanto si pensi o si faccia credere, sicuramente meglio degli Stati Uniti e anche della Gran Bretagna. E non solo di questi paesi.

È probabile però che non ce la faremo a rispettare il pareggio nel 2013.

Guardi che con la situazione del deficit pubblico a livello mondiale non ce la farebbe nemmeno Nembo Kid. Ma se guardiamo attentamente le previsioni, raffrontiamo i dati, possiamo dire che se questo 2012 passa così come è andata nei primi tre mesi, noi possiamo guardare avanti con relativa tranquillità. Relativa, s’intende, perché sappiamo tutti che la crisi è in corso, l’economia mondiale è in frenata. Noi avevamo tre mesi difficili da passare e ce la siamo cavata. Ora bisogna sperare che non si riaccenda un “fuoco” greco o che il Portogallo non procuri altri problemi. Il dato negativo di oggi (ieri, ndr) è l’asta dei titoli spagnoli che è andata male. Ma se non succedono sconquassi, la situazione dell’Italia non è affatto catastrofica come ogni tanto qualcuno lascia intendere.

Che confronto forniscono le previsioni?

Basta guardare gli ultimi aggiornamenti che vengono dal Fondo monetario internazionale. Ora, ammettiamo che noi nel 2013 toccassimo un deficit del 2,3% del Pil. Siamo però di fronte a paesi come gli Stati Uniti che toccheranno un deficit del 6,4%, a una Gran Bretagna che sta al 6,5%, a una Spagna al 6,3%, a una Francia quasi sulla stessa lunghezza d’onda. Solo la Germania dovrebbe stare sullo 0,1%. Poi continuiamo a parlare della gestione del debito pubblico e del fabbisogno finanziario.

 

E cosa scopriamo?

 

Nel 2013 il nostro fabbisogno dovrebbe essere del 17,7% del Pil, quello degli Stati Uniti del 29,3%. E anche quello di altri Paesi (come si può vedere dalla tabella a fine articolo, ndr) sarà più alto. In più l’indebitamento di alcuni paesi, Italia compresa è a termine più lungo, senz’altro più lungo di quello, che è invece a breve scadenza, degli Usa. Insomma, mi sembra che si stia guardando sempre con un occhio asimmetrico.

 

Può essere anche l’immagine che la stessa stampa italiana sta dando del nostro Paese a influenzare i giornali inglesi e americani.

 

È possibile, perché ogni tanto da noi escono delle statistiche che non vengono affatto spiegate bene e, soprattutto, non vengono confrontate con la situazione degli altri paesi. Eppure diventano notizie allarmanti. Il rapporto tra povertà e ricchezza nel nostro Paese è migliore rispetto alla concentrazione di ricchezza che esiste negli Stati Uniti o in Svezia. Con tutto questo non sto dicendo che sia un bel periodo, perché viviamo la crisi come tutti, perché siamo in recessione, perché la pressione fiscale non favorisce di certo la crescita. Ma vorrei aggiungere che l’Italia riesce a fare questa “Quaresima”, questa penitenza perché ha veramente un’antica ricchezza diffusa che in questo momento ci ripara dalle conseguenze più gravi.

 

Vede quindi un’Italia che è in difficoltà per cause generali, ma che resiste e anche che reagisce rispetto agli altri paesi.

 

Voglio proprio vedere quale sarà il migliore deficit del G7. Io credo che saranno quelli della Germania e dell’Italia. Gli altri G5 saranno tutti sotto e molto di più. E aggiungo che chi rispetterà il “Fiscal compact” nell’Eurozona saranno ancora la Germania e l’Italia.

 

(Gianluigi Da Rold)

 



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