SPILLO/ Quel conflitto di Penati giornalista-gestore

- Gianni Credit

Secondo GIANNI CREDIT,  Alessandro Penati si divide tra l’attività di amministratore delegato di Polaris e quella di commentatore economico con una disinvoltura poco genuina

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Di Alessandro Penati, su ilSussidiario.net, abbiamo talora scritto bene: prendendo spunto dai suoi “spilli” del sabato su «Repubblica»; riconoscendo la svelta brillantezza delle sue note di attualità finanziaria; perdonandogli qualche eccesso di semplificazione, qualche elegante partigianeria, qualche tono da Grillo (parlante). Abbiamo apprezzato la pausa che Penati si è preso due sabati fa sul quotidiano del gruppo De Benedetti, all’indomani della sua nomina ad amministratore delegato di Polaris; la società di gestione che fa capo alla Fondazione Cariplo (il  maggiore ente italiano di categoria, grande azionista di Intesa Sanpaolo, delle Generali, della Cassa depositi e prestiti e di molto altro ancora) e alla Congregazione salesiana, dalla quale proviene il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato della Santa sede.

La rapida ripresa della sua attività di “columnist” non ci ha sorpreso: però noi non l’avremmo fatto. Se non altro per rispetto verso il nuovo incarico operativo, focalizzato sulla “sana e prudente gestione” – in questo periodo difficile sui mercati – di almeno tre miliardi di euro appartenenti alla Cariplo, cioè un patrimonio “civico” e “sussidiario” di tutti i residenti nelle Province Lombarde. Oppure: se avessimo deciso di continuare a fare “l’economista da giornale” avremmo segnalato il nostro nuovo incarico, in potenziale “conflitto d’interesse”. Certamente dopo una riflessione seria e un confronto puntuale con il nostro consiglio d’amministrazione (se ci sono stati, “transeat”).

Vi fidereste, comunque, di analisi e valutazioni su società quotate in Borsa da parte di chi – dal Lussemburgo, dove ha sede Polaris  – amministra quotidianamente sei miliardi di euro investiti in azioni, obbligazioni, altri strumenti finanziari? Ogni lunedì tutti gli addetti ai lavori attendono con ansia la mail-memo di Jim O’Neill, il popolarissimo chairman della Goldman Sachs Asset Management: un gestore molto più “outstanding“ di Penati, con infiniti più miliardi di euro e dollari in portafoglio da parte di migliaia di clienti a cinque stelle, con un “palmares” di risultati molto più importante e consolidato nel tempo. Altrettanto curioso e incisivo di Penati,  Jim: infallibile nel centrare i due o tre temi del momento, per di più su scala globale.

Ma il suo “verbo” giunge appunto per newsletter digitale dalla Gsam. E quando O’Neill scrive occasionalmente sul «Financial Times» – come altri grandi “guru”, ad esempio Mohamed El-Erian di Pimco  sui titoli di Stato o corporate bond – i lettori sono avvertiti di quale mestiere fa durante il giorno chi – alla sera o nel weekend – si diletta di opinionismo. Idem per Alessandro Fugnoli, l’autore della più prestigiosa nota settimanale di Piazza Affari («Il Rosso e il Nero», il giovedì pomeriggio): è la testa d’uovo di Kairos, il gestore di nicchia creato e pilotato da Paolo Basilico, ex Mediobanca, sede in via Bigli, l’ombelico della City milanese. Nessuno si sogna di sospettare che O’Neill o Fugnoli pieghino la loro intelligenza alle esigenze immediate delle operazioni di mercato impostate a vantaggio delle loro società e dei loro clienti. Proprio per questo non hanno problemi a parlare indossando – con orgoglio – le loro casacche. Invece Penati no, non mette in calce alla sua firma professorale, “indipendente” e “democratica”: “Chief executive officer, Polaris SA, Luxembourg”. E fa sinceramente specie che questo avvenga per il commentatore-principe in materia finanziaria del maggiore quotidiano “democratico” del paese: fustigatore dei cattivi costumi di tutti (dai Ligresti alle grandi banche, dalla Fiat alle Generali, da Telecom a Eni ed Enel, ai gruppi media).

Ma c’è dell’altro, e ce ne concederà venia Penati, che sabato non ha trovato niente di meglio da fare che attaccare strategia e governance di A2A, alla vigilia dell’assemblea che deve sancire il cambio della guardia negli organi di vertice. Premesso che mettere sotto accusa il “capitalismo comunale” è un po’ poco, ormai, per un cervello come Penati, appare un po’ logoro anche il giochino di chi spaccia per “indipendenza” un attacco giornalistico al sabato alle istituzioni che dal lunedì al venerdì, da anni, gli garantiscono pane e sostanzioso companatico.

Sì, perché il giovane e oscuro economista-giornalista, da povero che era nei primi anni ’90 viene catapultato – per meriti mediatici – nel “sancta sanctorum” della Fondazione Cariplo. Dall’establishment degli economisti “democratici”, in perenne e cosmopolita spola tra università, authority, banche, etc? No: dal “capitalismo comunale” di Milano: retto, nell’occasione, dalla Lega Nord di Marco Formentini. Da allora “l’uomo del sabato” (sul “Corriere della Sera” e poi su “Repubblica”) diventa un tranquillo professore-milionario in euro all’ombra della Ca’ de’ Sass e del suo (spregiato) “capitalismo municipale”: vicepresidente del Teatro alla Scala, ma anche fondatore di una boutique di gestione (Epsilon) poi puntualmente comprata a prezzo congruo dalla Comit quando questa entra nel gruppo Intesa Sanpaolo. Lo stesso copione seguito negli ultimi mesi, quando Quaestio (ennesima finanziaria “personale” di Penati) viene assorbita – a prezzo d’amatore – da Polaris: la quale è controllata da Fondazione Cariplo, della quale il Comune di Milano è il primo stakeholder relativo (3 posti su 40 nell’organo di indirizzo). Lasci perdere Penati, l’attività di puntuto “analista del fine settimana” sugli investimenti del Comune di Milano in un settore, quello energetico, ossessivamente mirato dal suo editore Carlo De Benedetti. O per lo meno, ci dica di volta in volta, quale padrone sta servendo l’arlecchino di turno. E, anche dal Lussemburgo, ci dia la possibilità di sapere, di tre mesi in tre mesi, come ha gestito i quattrini dei lombardi e dei salesiani. Se la sua performance, sarà competitiva con i “benchmark” gliene renderemo senz’altro merito.

 

 

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