FINANZA/ Grecia-Euro, tutti i passaggi che portano al “divorzio”

- Pietro Davoli

PIETRO DAVOLI analizza la situazione greca ed europea in termini semplici e senza ricorrere a sofisticati concetti finanziari: i vantaggi dell’Unione, la rottura e la fase di passaggio 

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La situazione greca può essere spiegata in termini semplici e senza ricorrere a sofisticati concetti finanziari che impediscono a una persona normale di capire cosa succede e perché? È possibile spiegare la dinamica in corso facendo riferimento alle esperienze e ai criteri che usiamo nella nostra vita quotidiana? 

I vantaggi dell’Unione – Il mercato unico genera molti vantaggi. Si creano economie di scala, opportunità prima inesistenti o più difficili da sfruttare, aumentano la trasparenza e le possibilità di scelta. Se poi vengono unificate le regole, se viene rafforzata la concorrenza e se si arriva a una moneta unica i vantaggi sono davvero consistenti. Un’unione impone anche dei vincoli: occorre che un partner non ponga oneri eccessivi sugli altri e accetti di condividerne i costi. Questo vale per qualunque convivenza.

Se prendiamo anche solo una famiglia, quando il marito (o la moglie) pretende che sia l’altro a pagare tutte le spese e che lui possa fare la bella vita senza curarsi dei problemi si arriva a incrinare il rapporto fiduciario che era alla base dell’unione. Quando si arriva alla separazione tutti ne patiscono le conseguenze, basta vedere l’impoverimento di tante coppie divorziate. Nessuno ci guadagna, ma, se vengono a mancare le ragioni che sostenevano l’unione, la rottura è inevitabile. Non è più una questione di costi o di ricavi, ma diventa una scelta di vita. 

Perché si arriva alla rottura – Il problema è molto semplice: chi paga? Chi accetta di fare sacrifici affinché la convivenza possa continuare? I greci pensano di avere diritto a vivere secondo gli standard europei, i loro sindacalisti e molti dei loro politici dicono che hanno già fatto troppi passi indietro, la popolazione non ritiene di poter sopportare ulteriori sacrifici. L’Europa vede la voragine allargarsi e capisce che gli aiuti promessi non bastano a sanare il deficit ma finiscono per allargare il problema perché alimentano le aspettative dei greci, consentendo loro di rimandare le correzioni necessarie.

C’è un’altra domanda molto collegata a questa: ne vale la pena? Quello che conta non è tanto il prezzo quanto la motivazione. Se a una cosa ci si tiene, si è disposti a fare grossi sacrifici. In situazioni molto difficili abbiamo saputo fare sforzi importanti per assicurare un futuro a noi e ai nostri figli. In condizioni estreme i prigionieri in campo di concentramento hanno fatto sforzi incredibili per evadere perché la libertà, per loro, valeva qualunque prezzo. Poiché né la Grecia, né l’Europa pensano che ne valga la pena si arriverà alla rottura. 

La fase di passaggio – Passare dall’unione alla separazione non è facile e impone la soluzione di molti problemi. I greci dovranno emettere una nuova moneta alla quale attribuiranno un valore di cambio 1:1, cioè la nuova dracma avrà il valore teorico di un euro, ma il giorno stesso dell’emissione si svaluterà dal 40% al 70%. Questo implicherà un grande abbattimento del tenore di vita dei greci, la convenienza per gli stranieri ad acquistare le merci greche e ad andare in vacanza in Grecia. Le tensioni sociali saranno fortissime e i disordini inevitabili. Difficile sarà trovare il nemico o qualcuno verso il quale scaricare la rabbia.

L’Europa avrà il problema di arrestare il contagio. Il crollo della Grecia potrebbe innestare una reazione a catena e la speculazione potrebbe cercare di aggredire i Paesi in difficoltà. Per scongiurare questi pericoli occorre rafforzare le difese comuni ed estendere i vantaggi per quanti rimangono all’interno del mercato unico. Quest’ultimo risultato si può ottenere sia dimostrando quanto sia dolorosa l’esperienza della Grecia (bastone), sia rafforzando i meccanismi di solidarietà interna (carota).

Le fasi di passaggio sono dolorose e si cerca di rimandarle fino a quando è possibile, ma in questo modo i problemi si accumulano e prima o poi arrivano a un punto di rottura. L’attuale fase ha molte analogie con la vicenda della Lehman Brothers. Il 6 settembre 2008 il governo Usa aveva salvato Fannie Mae e Freddie Mac, le due agenzie che coprono oltre il 50% dei mutui per gli acquisti immobiliari. I cittadini americani erano indignati e dunque non era più possibile salvare Lehman Brothers che il 15 settembre 2008 è fallita non perché fosse quella in condizioni peggiori, ma quella che si è trovata esposta nel momento peggiore.

Qualcuno sostiene che la Grecia è piccola e potrebbe essere salvata. Purtroppo si trova al centro di una crisi di credibilità dell’euro e dei suoi meccanismi di funzionamento. Occorre dare un segnale, dimostrare che non si può approfittare dell’euro scaricando sulla moneta comune i propri problemi irrisolti.

Quando si arriva alla rottura c’è sempre un accumulo di problemi e il fatto specifico che causa la frattura è relativamente accidentale. I costi della rottura diventano evidenti a tutti e questo crea le premesse per un loro superamento che, prima, era impossibile. Così dopo il fallimento della Lehman Brothers, il governo Usa ha continuato a salvare banche e compagnie di assicurazione e in particolare Aig. Dopo il fallimento della Grecia e l’evidenziazione dei rilevanti costi a esso collegati proseguiranno i salvataggi. 

Previsioni conclusive – Alla luce di quanto sopra esposto ritengo che:

1) La Grecia uscirà dall’Euro perché né la Grecia, né l’Europa sono disposti a pagare per rimanere insieme. Manca una condivisione di valori, un motivo che giustifichi i sacrifici.

2) La Grecia attraverserà un periodo di gravi turbolenze, una forte riduzione del tenore di vita. La convivenza sociale e la stessa democrazia saranno a rischio.

3) L’Europa rafforzerà il cordone sanitario e cercherà di isolare il fenomeno Grecia. Aumenteranno i sostegni allo sviluppo e l’esempio della Grecia sarà utilizzato per stimolare gli altri anelli deboli a fare di tutto per non ricalcarne il percorso.

4) L’Italia ha attivato una serie di azioni correttive che hanno rafforzato la credibilità internazionale, ma il Governo ha perso molto consenso. Sarà importante trovare forme di coesione ed evitare che i politici continuino a rinviare le riforme sempre più necessarie. In caso contrario, l’Italia correrebbe qualche rischio.

5) Non si arriverà a una vera soluzione, cioè alla creazione di una Banca di ultima istanza, cioè titolata a emettere una quantità illimitata di moneta e quindi in grado di sconfiggere qualunque speculazione, perché le resistenze dei paesi ricchi sono ancora troppo forti e la credibilità di quelli deboli è ancora troppo precaria. Si avrà una situazione molto caotica nei prossimi mesi e caratterizzata da molteplici interventi, non sempre coerenti e ottimali. Ci sarà la reazione al fallimento della Grecia e la volontà di non subirne troppo le conseguenze. Nel 2013 le cose riprenderanno a migliorare, perché molti problemi saranno alle spalle.

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