MONETA LOCALE A PARMA/ L’esperto: vi spiego perché l’idea di Pizzarotti e Grillo è fattibile

- int. Giovanni Passali

Secondo GIOVANNI PASSALI l’istituzione di forme di monete complementari è una strada percorribile che sortirebbe effetti benefici sotto il profilo della liquidità e dell’indebitamento

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Parma sprofonda sotto 600 milioni di debiti e le banche, prevedibilmente, non si fideranno più di tanto a prestare soldi al nuovo sindaco grillino. Che sarà anche il sindaco. Ma è pur sempre grillino. Non che sia necessariamente una colpa. Ma, se sei una banca e sul sito del comico genovese leggi frasi del tipo: «La banca è l’attrice protagonista del film horror del nuovo millennio. Ha preso il posto di Alien», «Cosa c’è di meno democratico e oscuro di una banca?» o «Vanno ri-nazionalizzate. Messe sotto il controllo dello Stato e dei cittadini», qualche domanda, prima di dare in mano qualche milione di euro a un membro del’M5S, te la fai. E allora, Federico Pizzarotti, ha deciso di bypassare il problema. Suggerendo di batter moneta localmente. Che uno pensa subito ai soldi del Monopoli, alle fish del casinò, ai paperdollari. E invece, l’idea potrebbe stare in piedi. Giovanni Passali, presidente dell’associazione Copernico, spiega a ilSussidiario.net perché. «Il Movimento Sereno, in Veneto, il progetto Shek, a Napoli, il Sardex, in Sardegna, sono esperimenti che stanno dimostrando come la moneta complementare all’euro sia una strada percorribile. Del resto, lo stesso euro, non può essere inteso come una moneta classica, manca di una definizione precisa. Esiste, quindi, un vuoto culturale nel quale si possono inserire questi strumenti monetari, in grado di sopperire alla funzioni che non sono svolte dall’euro». Vediamo, concretamente, come. «Tanto per cominciare, si presuppone l’esistenza, nell’ambiente in questione, di attività produttive che interessino al mercato. Il nuovo strumento monetario dovrebbe servire a esprimere il valore concreto di tali attività». Le nuove emissioni spetterebbero all’amministrazione pubblica. «La moneta dovrebbe essere battuta dal comune. Meglio ancora se da un’associazione senza fini di lucro connessa al Comune».

Veniamo ai vantaggi: «Il primo consisterebbe nel fornire liquidità che, in questo momento, non è garantita dall’euro. Tant’è vero che, di norma, i sistemi monetari complementari si diffondono in momenti di crisi. Contestualmente, la circolazione di liquidità renderebbe disponibile la circolazione di merci». Il nuovo conio sarebbe più conveniente dell’utilizzo dell’euro: «Come tutte le monete ufficiali, la creazione di liquidità attraverso l’emissione di tutte le monete ufficiali presuppone sempre la creazione di nuovo debito. La stessa crescita tanto invocata non fa che rendere necessaria una nuova disponibilità di liquidità. E’ inutile, infatti, produrre più merci se non c’è liquidità per acquistarle. Ma l’incremento di tale liquidità aumenterebbe il debito». Al contrario, la moneta complementare non sortirebbe questo effetto collaterale: «Sarebbe, infatti, stampata e distribuita, ma non addebitata». C’è da chiedersi, infine, come ciascun cittadino potrebbe ottenere la nuova valuta. «Occorre una distribuzione ordinata. A ciascuno dovrebbe essere conferita, almeno nella fase iniziale, la medesima quantità di nuova moneta». 

Una distribuzione a gratis. In sostanza, un regalo. «Non si creda che, economicamente, il progetto non possa essere sostenibile. Basti pensare alla Regione Lombardia, ove vengono distribuite diverse forme di Doti, un insieme di risorse destinate alla persona per accedere a servizi di vario genere. Non si tratta di vera moneta. Ma, alla Regione, costano degli euro. Se le imprese avessero la possibilità di estinguere parte dei propri debiti fiscali in cambio dell’erogazione di “buoni” di questo genere, tali buoni, circolando, assumerebbero il ruolo di vera e propria moneta».

 

(P.N.)



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