SPENDING REVIEW/ Arrigo: dopo le tasse, un altro “buco nero”

- int. Ugo Arrigo

Ieri Enrico Bondi ha presentato al Governo il cronoprogramma della spending review, con l’obiettivo di effettuare entro giugno tagli per 4,2 miliardi. Il commento di UGO ARRIGO

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Enrico Bondi e Mario Monti (Infophoto)

Il Comitato interministeriale per la revisione della spesa pubblica si è riunito e, dopo i rilievi che ha fatto il Commissario straordinario, Enrico Bondi, ha deciso che la spesa pubblica italiana, che il ministro per il Programma del Governo, Piero Giarda, ritiene attaccabile e aggredibile per 100 miliardi di euro, può essere ridotta al più presto di 4,5 miliardi. L’impressione è che, tanto per cambiare, “la montagna ha partorito un topolino”. Quattro miliardi e mezzo di euro corrispondono allo 0.25 del pil italiano, mentre in tre anni il disavanzo dovrebbe diminuire di cinque punti. Ma nel solito comunicato un po’ barocco del governo, sembra che si sia raggiunto un grande successo. Bondi ha illustrato il lavoro condotto sino a oggi e ha presentato, come previsto, il Cronoprogramma per la razionalizzazione della spesa di acquisti e servizi. Il professor Ugo Arrigo, docente di Scienza delle Finanze all’Università “Bicocca”, ascolta il passaggio del comunicato e spiega subito: “Ma naturalmente non tocca il pubblico impiego, perché le siringhe della sanità non scioperano, ma i sindacati, quelli sì, lo scioperano lo fanno”.

Come giudica, professor Arrigo, questo intervento e il risultato possibile?

“Assolutamente non risolutivo. Il governo di fatto conferma il 96 percento di spesa pubblica. Una cosa impercettibile, una briciolina. Sarebbe interessante vedere se gli italiani, in questi anni, avessero stabilito di aumentarsi le tasse solo di un quattro per cento. Adesso con l’Imu in arrivo vedremo a quanto sarà salita la pressione fiscale e faremo un calcolo esatto. Intanto la spesa pubblica diminuisce dello 0,25 percento del pil”.

Ma è possibile che la spesa pubblica in Italia non sia contenibile ?

“Ha presente gli anni in cui si diceva che il salario era una variabile indipendente? Ecco, ora possiamo dire che la spesa pubblica segue quell’indirizzo: è una variabile indipendente. Vorrei ricordare quello che ha detto il nostro primo ministro il 17 maggio scorso: “Se tutti pagassimo il dovuto tutti pagheremmo meno e avremmo servizi pubblici migliori”. Quanti invece pensano che se pagassimo quanto la legge ci chiede ci sarebbe più legalità ma non pagheremmo un centesimo di meno e continueremmo ad avere gli stessi (scadenti) servizi pubblici ? Credo molti.”

Per quale ragione professore ?

“A quanti non sono in grado di dimostrare la loro pessimistica intuizione segnalo le conclusioni di uno studio pubblicato due settimane fa dal Netherlands Institute for Social Research. E il cui contenuto si può tradurre brevemente e schematicamente in quanto è la spesa pubblica in diversi Paesi e quanto questi Paesi sono poi efficienti, cioè spendono bene, sono funzionali. E’ una traduzione molto libera”.

 

Che cosa risulta?

 

“Viene esaminata la spesa pubblica di diversi Paesi tra 28 dell’Ocse. Insomma si fa una relazione tra l’ammontare della spesa e i risultati ottenuti in termini di efficienza.

 

Indovini quali sono i paesi dove si spende di più e si hanno i più bassi risultati?

 

In Italia, in Spagna, in Grecia e in Portogallo. Ma se lei considera che la spesa italiana è la più consistente, la relazione tra l’ammontare della spesa e il rendimento di questa in termini di efficienza, è la peggiore.

 

Possibile quindi che riescano a trovare solo lo 0,25 del pil con la spending review?

 

In estrema sintesi, l’alta spesa pubblica non genera elevati risultati del settore pubblico i quali invece genererebbero elevato benessere per i cittadini. Poi, l’elevata performance pubblica e l’elevato benessere del cittadino non risultano dipendere dall’ampiezza della spesa pubblica. Infine l’ampiezza della spesa pubblica è indipendente dal suo utilizzo”.

 

Nel comunicato del Governo si fa notare che sono stati anche visti i messaggi che i cittadini, più di 130mila, hanno inviato al sito del Governo sugli sprechi e sulle inefficienze della spesa pubblica …

 

“Questo è veramente interessante, si fa per dire. C’è il “governo dei tecnici” che chiede ai cittadini come si deve fare per spendere o comprare. E’ come se io vado dal commercialista, per capire qualche cosa dei tributi molteplici e complicati che devo pagare, e lui chiede a me come devo comportarmi. Una logica veramente stravagante”.

 

A lei professore, che pure ha fatto parte di commissioni governative, questa spending review non convince affatto …

“No, non è questo. Ma io comincerei a chiamarla efficient review. E comincerei a guardare il “buco nero” che produce il funzionamento di questa pubblica amministrazione, il “buco nero” del prodotto di questa pubblica amministrazione, non quello dei costi”.

 

Eppure c’è ancora chi dice, in Europa, che l’Italia va male perché non si pagano le tasse, c’è molta evasione, e molto lavoro nero. Sono parole del Financial Times.

 

“Bisogna vedere se si pagano anche tasse eque. E poi, proprio recentemente, la stampa britannica tra cui il Financial Times segnalava le manovre che si sono fatte. L’Italia è in testa come le sue manovre fatte per 4/5 di tasse e 1/5 di taglio della spesa pubblica. Altrove non è stata affatto presa questa strada, anzi si è deciso in tutt’altro modo”.

 

Che impressione le fanno in questo momento il Paese e il Governo ?

 

“Il Paese è fermo, ma non siamo ancora in una situazione drammatica. E’ drammatica per i segnali che arrivano. Però non siamo ancora bocciati. Il governo? Mi sembra proprio in mezzo al guado”.

 

(Gianluigi Da Rold)

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