ACCISE BENZINA/ L’aumento di 2 cent? Una “beffa” per i terremotati

- int. Gustavo Piga

Aiuto ai terremotati: il governo ha deciso fra le altre cose l’aumento di due centesimi al litro delle accise sulla benzina. Per GUSTAVO PIGA una decisione sbagliata

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Il consiglio dei ministri si è riunito ieri per vagliare la grave situazione dell’Emilia-Romagna e decidere in che forma e in che modo organizzare i fondi per gli aiuti. Al termine della riunione si sono adottate le prime misure urgenti. In primo piano la deroga al patto di stabilità, quindi un fondo per la ricostruzione, incentivi alle imprese, contributi a fondo perduto e sospensione degli sfratti. Altre misure non faranno contenti i cittadini italiani, nonostante il desiderio di sostenere e aiutare le popolazioni colpite. In particolare, quella dell’aumento del prezzo della benzina con l’aumento delle accise di 2 centesimi, aumento che sarà mantenuto in vigore fino al prossimo 31 dicembre. Solo da questa misura potrebbero arrivare ben 500 milioni di euro. Una decisione, questa che fa infuriare non poco il professore di economia politica Gustavo Piga, che a ilsussidiario.net spiega: «Mi sembra che questo governo abbia ancora una volta dimostrato di prendere abbagli colossali. Una ennesima occasione persa per dimostrare che l’Europa può e deve stare vicina ai suoi cittadini. La contabilità dovrebbe rendere conto dell’economia e non dominare l’economia». Per il professor Piga si ignora, o si decide di ignorare, quella che è una legge fondamentale dell’economia moderna, quella di David Ricardo vecchia di trecento anni che si insegna agli studenti di primo anno di università: «Quando c’è una spesa improvvisa e temporanea bisogna fare deficit e ripagarlo con un aumento di tasse minore che però tiene più a lungo nel tempo». Le conseguenze della scelta del governo, dice ancora Piga, ricadranno pesantemente ancora una volta su famiglie e imprese.

Professore, che ne pensa di questo aumento dell’accise sulla benzina?

Mi sembra un’ennesima occasione persa dell’Europa per stare vicina ai suoi cittadini. Come al solito contano prima le regole e poi le situazioni umane e questo distanzia sempre di più il progetto dalla gente che deve invece contribuire a costruirlo. La contabilità dovrebbe rendere conto dell’economia e non dominare l’economia. Con quanto il governo ha messo in campo invece si rischia solo di distruggere l’economia.

In che senso?

Guardi, le cito una cosa ovvia anche ai ragazzi. Università; anno primo; regola numero uno: quando la si insegna ai ragazzi in fatto di macroeconomia i ragazzi dopo che ti hanno ascoltato ti guardano e dicono, beh tutto qui? È così ovvio.

Ci dica anche a noi questa regola numero uno per favore.

È quella dell’economista David Ricardo e ha più di trecento anni: quando c’è uno shock inatteso di spesa pubblica è molto meglio aumentare meno le tasse quando aumenta la spesa, quando c’è necessità di finanziare, ricorrendo dunque al finanziamento in deficit. Aumentare cioè di poco le tasse e poi quando la spesa è finita mantienere le tasse. Questo ragionamento non vale per spese permanenti, vale per spese temporanee come quelle per aiutare nei prossimi mesi i terremotati.

Se è così ovvia, perché questa regola non è stata presa in considerazione?

Capiamoci: significa che quando è finita la spesa non si abbassano le tasse, perché bisogna ovviamente ripagare il debito. Ma non è una cosa contro la stabilità finanziaria. Le faccio un esempio: quando una persona incontra un bandito e questo dice “mani in alto!”, ma è così gentile da offrire una alternativa, dicendo: “Ti rubo 100mila euro subito o ti rubo 10mila euro all’anno per i prossimi dieci anni”, cosa risponde il derubato?

Meglio 10mila euro all’anno?

Esatto, mi sembra evidente che chiunque farebbe così.

Ci sarà dunque un effetto domino sui prezzi e sull’Iva?

 

Ma certo, ma non solo sui prezzi o sull’Iva, ma su tutto. Questa è una tassa simbolica geniale, provocherà aumenti sui prezzi, sui costi  delle imprese e anche dell’Iva. Tutto è un costo per le famiglie e per le imprese.

 

In che senso per le imprese? Quelle delle  zone terremotate ovviamente non pagheranno.

 

E ci mancherebbe altro. Ma saranno danneggiate lo stesso.

 

In che modo? 

 

Sto parlando dei clienti di queste imprese terremotate. Se c’è una impresa a Palermo a cui tipicamente queste imprese dell’Emilia vendono, aumentando le tasse all’azienda di Palermo, l’azienda dell’Emilia rischia di vendere di meno, proprio in un momento in cui ha più bisogno di vendere di più.

 

Qual era allora l’alternativa che il governo avrebbe potuto scegliere?

 

L’alternativa era di seguire quell’ottima idea che si fonda perfettamente su una comprensione del trattato europeo che ha avuto il ministro Clini: per favore, andiamo a Bruxelles e chiediamo che ci permetta di fare deficit nei limiti di questa situazione.

 

La parola deficit credo non sia tra le preferite di questo governo.

 

Infatti. Ma guardi che qui stiamo parlando di briciole: lo 0,1% del Pil o anche meno. Si andava a Bruxelles a invocare la clausola del trattato europeo che in casi di gravità eccezionali permette un deficit straordinario. Proprio in questi giorni alla Spagna viene detto che può rallentare il raggiungimento degli obbiettivi perché si trova in recessione, dopo che Madrid ha invocato uno di quei casi eccezionali di cui dicevo. Così è per un terremoto:  sono eventi straordinari per cui si può invocare la clausola di eccezionalità del trattato.

 

Ma proprio ieri il governo italiano ha rifiutato gli aiuti proposti addirittura dalla Grecia…

 

Credo che abbia fatto bene a rifiutarli perché  sinceramente sono convinto che non abbiamo bisogno di questo aiuto. Magari da un punto di vista emotivo avremmo fatto bene a dire di sì,  ci aiutava a sentirci un po’ tutti europei. Però sono cifre che sono totalmente alla nostra portata e bloccate solo da questa incomprensibile fissazione contabile che danneggia i cittadini. Se uno va a Bruxelles scoprirà che sbattendo un po’ i pugni sul tavolo per il benessere del nostro Paese si poteva fare questa richiesta. Questo vuol dire intelligenza fiscale, non vuol dire non pagare il debito. Glielo ripeto ancora: lo diceva David Ricardo, è una cosa semplicissima. Quando c’è una spesa improvvisa e temporanea bisogna fare deficit e ripagarlo con un aumento di tasse minore che però tiene più a lungo nel tempo. 

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