FINANZA/ 1. Italia, dieci ragioni per cominciare a tremare

- Mauro Bottarelli

Ci sono diverse criticità nel piano di salvataggio del sistema bancario spagnolo. Ce le illustra MAURO BOTTARELLI, spiegandoci perché è meglio che l’Italia si metta in guardia

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Accidenti, cos’è questo mortorio? Ma come, l’Ue per una volta agisce rapidamente e sgancia fino a 100 miliardi per salvare il sistema bancario spagnolo e l’euforia sui mercati dura solo un paio d’ore? Addirittura, all’ora di pranzo la Borsa di Milano virava in negativo fino a chiudere le contrattazioni al -2,79% e lo spread, sceso in mattinata al minino di 422 punti da 438 dell’apertura, veleggiava a quota 465, salvo chiudere a 473, portando il rendimento dei nostri decennali sopra la quota psicologica del 6%. Ma cosa diavolo vogliono questi maledetti mercati per tranquillizzarsi, il sangue? No, solo un po’ di realismo e la fine delle pantomime politiche. Vediamo qualche punto di criticità.

Primo, la Spagna dovrà sottoporsi ai controlli della troika come tutti gli altri paesi europei che hanno ricevuto aiuti, lo ha detto chiaro e tondo il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble. Quindi, un bello stigma per i mercati che verrà scontato sulla curva dello spread iberico, esattamente come accaduto per i tre Pig. Indirettamente, infatti, Schaeuble ha smentito i proclami di vari esponenti del governo di Madrid in merito al piano di sostegni che intende chiedere all’Ue. In particolare, il ministro del Bilancio spagnolo, Cristobal Montoro, aveva sostenuto che in Spagna non sarebbero arrivati i “men in black” della troika, come in Grecia, Irlanda e Portogallo. «Ci sarà una troika come è avvenuto in altri casi. In questo modo – ha detto Schauble – verrà monitorato il programma che si esegue», posto che questo monitoraggio in Spagna sarà appunto limitato alla gestione del settore bancario, laddove nei paesi che sono stati “salvati” riguarda tutta la politica economica e le riforme. Temo che i mercati non terranno troppo in considerazione questa sottile, ancorché decisiva differenza.

Secondo, «il piano di aiuti europei che la Spagna ha annunciato di voler chiedere a favore delle sue banche evidentemente avrà un impatto sul debito pubblico». Lo ha affermato non il sottoscritto, ma il portavoce del vicepresidente della Commissione europea, Olli Rehn, responsabile per gli Affari economici e euro. E sapete di che cifretta stiamo parlando? Attualmente il debito spagnolo è di 1178 miliardi di euro, mentre dopo il salvataggio salirà a 1858, pari a una ratio debito/Pil del 146,60%!

Terzo, 100 miliardi di euro sono una bella cifra, ma guardando in faccia la disastrosa realtà bancaria spagnola scopriamo che solo verso il settore immobiliare, le banche iberiche sono esposte per 400 miliardi di euro, 150 dei quali già oggi definiti come tossici, ovvero inesigibili: una volta che queste perdite verranno messe davvero a bilancio, cosa se ne faranno dei 100 miliardi dell’Ue? Tanto più che la situazione del real estate iberico è definita tendente a una china da subprime statunitense dalla maggior parte degli analisti, europei e non. Dati recentemente diffusi dal Knight Frank Global House Index ci dicono che il valore delle proprietà immobiliari spagnole è sceso del 7,3% annualizzato alla fine dello scorso marzo, mentre dati ufficiali iberici parlano di un -20% dal picco della bolla creata dal governo Zapatero: peccato che questo dato sia basato sulle valutazioni delle banche, le quali ovviamente hanno tutto da guadagnare a non valutare il dato reale mark-to-market e le vendite effettive. Stime più credibili parlano chiaramente di un -30% dal picco e con tendenza a peggiorare, fino a quota -50% che dovrebbe essere il floor prima di risalire, esattamente come accaduto in Irlanda. Non a caso, un recente report di JP Morgan parlava di necessità reali di ricapitalizzazione delle banche spagnole valutabili in 350 miliardi di euro.

Quarto, in tema di Irlanda, ecco cosa è trapelato ieri da fonti governative di Dublino attraverso la France Press: «L’Irlanda vuole rinegoziare il suo piano di salvataggio al fine di beneficiare dello stesso trattamento della Spagna, la quale pare otterrà il salvataggio delle proprie banche senza dover dar vita, in cambio, ad alcun riforma economica in grande stile». Insomma, un’altra forma di contagio. La quale, potrebbe rivelarsi decisiva in vista del delicatissimo voto politico di domenica in Grecia, visto che la sinistra di Syriza, accreditata come primo partito e decisa a rinegoziare essa stessa i piani di austerity, potrebbe dimostrare all’elettorato che un’alternativa al rigore tout-court esiste e la Spagna ne ha beneficiato. Il giochino messo in pratica da Ue e Madrid, infatti, è ingegnoso, ma un po’ troppo furbetto: i soldi dell’Efsf, visto che l’Esm nascerà solo a luglio, andranno infatti non a Madrid come governo ma al Frob, il fondo per la ricapitalizzazione delle banche iberiche, evitando quindi l’effetto commissariamento tout court che impone agli altri governi, come appunto quello di Atene, la dolorosa agenda di tagli e riforme. E perché Atene non dovrebbe poter rinegoziare il suo piano di salvataggio?

Quinto, subordinazione. Di fatto i prestiti dell’Efsf viaggiano pari passu con i bonds esistenti, trasformando il cosiddetto il settore ufficiale (vedi la Bce) in creditore senior. All’ora di pranzo di ieri, è stata la stessa Commissione Ue a confermare che «qualsiasi aiuto che arrivasse dall’Esm, che è atteso cominci a funzionare dal prossimo mese, avrebbe status di creditore privilegiato, secondo solo al Fmi». Gli ottimisti si fanno forza del fatto che i 100 miliardi dell’Ue rappresentano solo il 13% del debito pubblico spagnolo, circa il 10% del Pil del 2011. Vero, peccato che nell’arco di una settimana le necessità di ricapitalizzazione delle banche spagnole è salita da 40 a 100 miliardi: si fermerà qui o salirà ancora dopo il 21 giugno, data entro la quale Madrid dovrà comunicare il dato reale? Il fatto che ieri Goldman Sachs invitasse la gente ad acquistare bonds spagnoli a breve scadenza come un vero affare, fa venire altri dubbi: se Goldman vuole vendere, di solito è meglio non comprare. Inoltre, non si sa quali saranno i creditori dell’operazione Efsf-Frob, né se ci sarà un’emissione obbligazionaria: si sa, però, che ci sarà subordinazione e questo non è certo un viatico per acquisti di massa di bonds spagnoli, visto il precedente greco.

Sesto, mentre le Borse europee si godevano le loro due ore di euforia, la Germania ha collocato titoli di Stato semestrali (Bubill) zero coupon per 3,53 miliardi di euro, poco meno dell’ammontare massimo prefissato di 4 miliardi, con un rendimento quasi a zero e una domanda che ha raggiunto in totale i 4,4 miliardi. Il rendimento medio è sceso allo 0,007% dallo 0,037% dell’asta di maggio: capito, la gente era talmente eccitata per il salvataggio spagnolo che invece i comprare Bonos o titoli di Santander, si è lanciata ad acquistare Bubill che rendono zero!

Settimo, non ci vuole Gordon Gekko e neppure David Einhorn per capire quale sarà l’atteggiamento dei mercati di fronte alla subordinazione del mercato obbligazionario spagnolo: vendere i bonds emessi sotto legislazione spagnola e comprare in massa quelli emessi sotto legislazione inglese con clausola di “negative pledge”, gli stessi che hanno fatto la fortuna di hedge funds e vulture funds dopo lo swap greco e che si preparano a diventare la pietra tombale del Portogallo. Non appena avverrà il prestito Esm al Frob, i detentori di questi bonds faranno valere la loro “negative pledge” e chiederanno un interesse di sicurezza, anche alla luce del fatto che sarà l’Efsf ad anticipare i fondi a Madrid. E la Spagna è piena di questo tipo di bonds, soprattutto a livello regionale, ma anche sovrano nazionale. Il grande short può partire, fare hedge sul mercato obbligazionario drogato della Spagna è cosa molto semplice.

Ottavo, il piano dell’Ue è talmente risolutivo che la Bce ha già chiesto alla Spagna di avviare dei piani per creare una “bad bank” dove parcheggiare gli asset tossici immobiliari delle banche iberiche. È quanto emerge da un documento ufficiale dell’istituto di Francoforte, nel quale si chiede a Madrid di convogliare gli asset tossici in una “bad bank”, in attesa di rivenderli successivamente. Non vi ricorda qualcosa? E, soprattutto, alla luce di questa necessità, i famosi 100 miliardi saranno sufficienti, visto che gli assets tossici legati al settore real estate già oggi viaggiano a quota 150 miliardi di euro?

Nono, il breve ritracciamento dai minimi toccati in tarda mattinata, sia a livelli di spread che di indici azionari, altro non è stato che l’ennesimo “buy the rumors, sell the news” che vedrebbe la Bce pronta a riattivare, contestualmente al piano di salvataggio bancario, il programma di acquisti obbligazionari sul mercato secondario, per dar vita a un combinato congiunto capace di congelare i rendimenti e permettere alla Spagna di piazzare in serenità il 42% di debito da rifinanziare per quest’anno. La Germania, visto l’atteggiamento da Kevin Spacey in “Seven” tenuto da Wolfgang Schauble in mattinata, lo permetterà a Mario Draghi? Difficile, resta l’opzione di una terza asta Ltro con durata minore e importo calmierato ma anche in questo caso siamo nell’ambito delle supposizioni.

Decimo, una riprova della bontà dell’operato Ue verso la Spagna la avremo dalle aste obbligazionarie che riempiono la settimana appena iniziata. Oggi emetteranno bonds l’Austria (1,1 miliardi di euro), l’Olanda (1,5-2,5 miliardi di euro) e la Grecia, mentre domani toccherà a Berlino collocare 5 miliardi di Bund decennali e a Roma piazzare 6,5 miliardi di Bot a 12 mesi, con il nostro Tesoro impegnato giovedì anche nella prova più dura dell’asta a medio e lungo termine. Al di là dei proclami, saranno i numeri a parlare. E io, ve lo dico chiaramente, non sono affatto ottimista. Anzi. Soprattutto perché se si fallisce con la Spagna come si è fatto con la Grecia (e mi pare che la strada sia quella), in linea diretta di contagio c’è l’Italia. Non a caso, ieri a un’ora dalla chiusura di contrattazioni, tutte le Borse europee erano ancora positive, compresa Madrid: Milano era al -1,20%.

Temo si stia già prezzando altro sui mercati, non il piano di salvataggio delle banche iberiche. Il cds spagnolo a 5 anni, infatti, ieri ha toccato quota 603 punti base (+19%, +31 punti base), poiché in molti vedono un “credit event” (cioè la condizione che fa scattare le clausole per il pagamento dei cds) nel caso la Spagna ricevesse fondi dall’Esm. Come ampiamente dimostrato nel pezzo, infatti, questo, rispetto agli altri portatori di titoli di stato spagnoli, è un creditore privilegiato. Complimenti Europa, stavolta l’hai fatta davvero grossa: Madrid non è Atene. Non a caso, ieri, fonti Ue hanno dovuto ammettere che tra le ipotesi allo studio in caso di uscita della Grecia dall’euro – anche non organizzata – ci sarebbero controlli sui capitali, limitazione dei prelievi, sospensione del Trattato di Schengen con aumento dei controlli alle frontiere. Dallo “Spailout”, siamo già allo “Spanic”.

 

P.S. Cipro ha bisogno in modo «eccezionalmente urgente» di un piano di salvataggio internazionale, a causa della forte esposizione delle sue banche al debito greco. Lo ha affermato, stando a quanto riportava il sito del Wall Street Journal, il ministro delle Finanze di Nicosia, Vasos Shiarly, parlando con la stampa dopo un’audizione in Parlamento. «Si tratta di un problema urgente, sappiamo che la ricapitalizzazione delle banche deve essere completata entro il 30 giugno», ha sottolineato Shiarly, «mancano solo pochi giorni, quindi si tratta di una questione di eccezionale urgenza». Evvai, altro giro, altro bail-out, altri soldi pubblici.

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