FINANZA/ Pelanda: basta con l’Europa, ecco il piano per salvarci da soli

- Carlo Pelanda

Fino alla fine dell’anno prossimo, quando ci saranno le elezioni tedesche, sarà difficile sperare in aiuto europeo per l’Italia. CARLO PELANDA ci spiega cosa può fare da solo il nostro Paese

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Angela Merkel e Francois Hollande

L’Eurozona farà molto poco, perlomeno fino al settembre del 2013 – quando ci saranno le elezioni politiche in Germania, il cui governo ora frena qualsiasi vera soluzione europea alla crisi -, per aiutare l’Italia a ridurre il costo del suo debito e per attutire la recessione che i dati mostrano poter durare fino al 2014. Quindi tocca all’Italia gestire i propri problemi con soluzioni nazionali. Inoltre, la sua tenuta (sul piano del debito e della capacità di crescita) viene vista dal mercato globale come l’indicatore principale per scommettere sulla continuità o implosione della moneta unica.

Il governo Monti sta tentando di evitare la solitudine dell’Italia e di condividere la responsabilità della tenuta dell’euro con le altre nazioni. Questo era lo scopo del summit dei quattro “eurograndi” a Roma. Ma ha ottenuto poco sul piano sostanziale: la conferma di un piano di investimenti europei, ma spalmati su tutta l’Eurozona, cioè un quasi niente, e un atto di rispetto da parte di Francia e Germania, tuttavia viziato dalla manifesta freddezza di Merkel e Hollande. Il messaggio tedesco all’Italia è chiaro: la Germania vuole l’euro, ma europeizzando il rigore, eventualmente la vigilanza bancaria, e non altro. Ciò verrà ribadito nell’eurosummit del 28 giugno.

La Francia negozierà riservatamente uno sconto dalla Germania e in cambio non si metterà di traverso. L’Italia non avrà sconti. Forse otterrà, nel bilaterale con Berlino del 4 luglio, che la Germania chiuda un occhio sulle azioni della Bce per ridurre gli spread, che ora la Bundesbank osteggia, per dare a Monti il tempo di dare segnali nazionali di più forte riordinamento. Ma quali potrebbero convincere il mercato che rifinanzia il debito italiano?

In teoria: (a) l’annuncio di almeno 150 miliardi di tagli alla spesa e alle tasse in cinque anni; (b) una riduzione secca del debito di almeno 400 miliardi in un triennio ottenuta attraverso la finanziarizzazione e vendita (differita) del patrimonio disponibile (circa 800 miliardi di immobili, concessioni e partecipazioni, nazionali e locali); (c) una modifica del sistema istituzionale che renda credibile un futuro governo con reali poteri esecutivi per fare queste cose; (d) la percezione che vi potrà essere una futura conduzione politica di qualità della nazione.

Da un lato l’Italia è in grado di poter fare queste cose. Dall’altro, le condizioni politiche correnti lo rendono improbabile. In questa situazione è probabile che Monti provi una strategia di galleggiamento con qualche limatura alla spesa e iniziative di minimo sviluppo, ma contando ancora sull’aiuto europeo in quanto la legittimità del suo incarico deriva dall’idea che nessuno meglio di lui possa ottenerlo. ù

La Bce, infatti, qualcosa farà. E forse potremo galleggiare per tutta l’estate. Ma poi il calo del Pil annuo che sta andando oltre il 2% produrrà conseguenze nelle strade. La pressione del mercato globale che vuole una garanzia europea per il debito italiano o un progetto nazionale fortissimo che lo riduca, come detto sopra, diventerà più forte e vorrà risposte. La Germania impedirà all’Europa di darle e l’Italia non potrà più sperare di galleggiare. Quindi l’Italia può solo rimandare solo di qualche mese la decisione di avviare un progetto nazionale fortissimo di riordino o di cadere nel disordine irreversibile a cui seguirebbe la perdita totale della sovranità.

Dobbiamo renderci conto che per la prima volta dal dopoguerra l’Italia dovrà generare un progetto nazionale fortissimo e serissimo che dovrà cambiarla per intero. Non si scherza più.

 

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