GEOFINANZA/ Dalla Spagna i numeri “esplosivi” per l’Europa

- Mauro Bottarelli

Ieri Madrid ha formalizzato la richiesta di aiuti per il proprio sistema bancario. E la situazione della Spagna, spiega MAURO BOTTARELLI, sembra peggiore di quella preventivata

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Con comodo, per carità! Con questo caldo – e in Spagna forse sarà anche peggio che qui – fare le cose di corsa, affannarsi, può risultare letale al metabolismo, portare scompensi e colpi di calore. Sarà per questo che «la Spagna fornirà in tempo per il prossimo Eurogruppo, il 9 luglio, una stima sull’ordine di grandezza degli aiuti che intende chiedere ai partner dell’area valutaria per soccorrere le sue banche». Lo ha riferito il sottosegretario di Stato all’Economia, Fernando Jimenez Latorre, dopo che ieri Madrid ha formalizzato la richiesta di aiuti senza darne un ammontare preciso, così un tanto al chilo.

La Commissione europea, che ha accolto favorevolmente la richiesta di aiuti, ha avvertito che le stime sulle necessità di ricapitalizzazione sfornate la scorsa settimana da due società di consulenza ingaggiate dalla Spagna sono solo «una buona base di partenza» e che ora bisognerà procedere rapidamente a una valutazione congiunta e che la questione dovrebbe chiudersi in qualche settimana. «Gli ordini di grandezza, niente più, saranno conosciuti in tempo per l’Eurogruppo», ha affermato Latorre. Le consulenze esterne avevano quantificato tra 52 e 62 miliardi di euro, in caso di scenari pessimistici, le necessità di ricapitalizzazione delle banche spagnole. Come ricorderete, precedentemente l’Eurogruppo tra ministri delle Finanze aveva ipotizzato un intervento di sostegno che avrebbe potuto raggiungere 100 miliardi di euro, incluso un margine di sicurezza.

Va beh, dai, a parte la propensione tutta iberica alla siesta, ai tempi dilatati e all’indolenza (sembra la descrizione di un dipendente statale o ministeriale medio italiano, a dire il vero), sembra che si arrivi a una conclusione. Peccato che potrebbe non essere quella sperata e che potrebbe cambiare di molto e da subito il volto del 1247mo vertice salva-euro che si aprirà giovedì a Bruxelles. Il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, infatti, confermando ieri mattina di aver ricevuto dalla Spagna la richiesta di assistenza finanziaria, ha ricordato che ora l’Eurogruppo darà mandato alla Commissione Ue di negoziare, lavorando insieme alla Bce e all’Eba, le condizioni che dovranno essere rispettate dal sistema finanziario spagnolo a fronte della concessione degli aiuti: «Condizioni che includeranno piani di ristrutturazione definiti nel rispetto delle regole Ue sugli aiuti di Stato».

Avete letto bene, piani di ristrutturazione. Suona molto greco come epilogo, sarà per questo che ieri mattina Moody’s ha reso noto che taglierà i rating di tutte le banche spagnole, dopo aver già abbassato quello sul debito sovrano da “A3” a “BAA3” (nel frattempo Fitch ha declassato il rating di Cipro a livello di “spazzatura”, tanto per non andare giù di allenamento). Ahi ahi, qui qualcuno si brucia le dita. Partiamo da qualche dato. Per l’analisi del think tank OpenEurope, da qui alla metà del 2015, la Spagna avrà necessità di rifinanziamento per 547,5 miliardi di euro, pari alla metà del suo Pil e alla maggior parte del suo debito: altro che i 100 miliardi messi a disposizione dell’Ue per puntellare il sistema bancario.

Inoltre, al netto del fatto che la Spagna sta già soppesando la possibilità di imporre perdite ai detentori di debito bancario junior, ciò che non vi è stato detto è che la favoletta dei 62 miliardi di necessità di ricapitalizzazione per le banche spagnole è stata di fatto sbugiardata dalla stessa persona che l’ha venduta al mondo, ovvero quell’Oliver Wyman che ha condotto lo stress test. Guardate questo grafico. Spiega come per lo stesso estensore dell’analisi, le perdite attese per le banche spagnole in caso di scenario peggiore vanno dai 253 ai 274 miliardi di euro e che i 51-62 miliardi di deficit di capitale nello scenario della simulazione portano con sé qualche farsesca implicazione.

Le perdite previste, infatti, saranno compensate da 98 miliardi di forniture esistenti, le quali però a loro volta dovranno essere compensate da qualcos’altro e se la fuga di capitale prosegue ai ritmi attuali, si avrà soltanto un’accelerazione della sottocapitalizzazione. E ancora, quasi come in un film dei Monty Python, altre amenità: sempre le perdite massime saranno poi calmierate dalla generazione di nuovi profitti per una cifra compresa tra 64 e 68 miliardi di euro, un numero di tutto rispetto per un sistema bancario stretto nel bacio della morte con la situazione sovrana del Paese. Va beh, facciamo finta di crederci lo stesso. Quando però si arriva al punto 3, ovvero il fatto che il settore bancario spagnolo avrebbe un cuscinetto di capitale in eccesso tra i 33 e i 39 miliardi, la risata scatta automatica e fragorosa, ancorché amara. Ma non basta. Facciamoci pure prendere per il naso dai dati che gli spagnoli vogliono rifilarci: con il piano di aiuti di massima messo in campo dall’Ue, unito ai costi di finanziamento del debito sul mercato primario e secondario in aumento, la ratio debito/Pil della Spagna passerà dal 94% del 2013 al 112% del 2015, al netto di un dato di crescita sul triennio che offre miglioramenti solo frazionali. E c’è di più, la Spagna non ha solo un problema legato al settore bancario ma anche sovrano, inestricabilmente unito. I costi di finanziamento statale per i prossimi tre anni sono di 548 miliardi di euro, questo dovendo al tempo stesso stimolare la crescita di fatto senza spesa e mettendo sotto stretto controllo il disfunzionale debito regionale.

È ormai chiaro, poi, che non sarà l’Esm a garantire i fondi al Frob iberico, visto che per quando sarà necessario intervenire il sistema non sarà ancora attivo. Toccherà quindi all’Efsf, situazione che magari da un lato riduce i rischi legati alla seniority, ma, di fatto, attiverà richieste massicce di collaterale in nome della “negative pledge”: e se questa volta, oltre alla Finlandia, sarà Berlino a chiedere interesse di garanzia, sarà un bel guaio. Al netto della parolina magica – “ristrutturazione” -, la quale imporrà ancora una volta che in caso di swap volontario la Bce sarà esclusa, di fatto abbassando di un niente lo stock di debito spagnolo e imponendo perdite solo al settore privato (il quale non è scemo e infatti sta vendendo Bonos come se non ci fosse un domani e sta comprando debito sovrano e regionale sotto legislazione britannica, che viaggia pari passu grazie proprio alla negative pledge), le nazioni dell’Ue sono esposte all’economia spagnola per circa 913 miliardi di euro, una cifra capace da sola di darci l’idea di quale impatto avrebbe un default spagnolo. Alla luce di tutto questo, stamattina il Tesoro iberico emetterà titoli di Stato a tre e a sei mesi per un importo massimo di tre miliardi di euro. Auguroni.

P.S.: «Lo dico apertamente: quando penso al Consiglio di giovedì prossimo a Bruxelles mi preoccupa che si parlerà assolutamente troppo di tutti i possibili modi per condividere il debito, e troppo poco di migliorare i controlli e di misure strutturali». Parole di Angela Merkel a Berlino, intervenendo alla conferenza sullo Sviluppo Sostenibile. Va beh, dai, andrà meglio al prossimo vertice “salva-euro o la va o la spacca”: il 1248mo. Nel frattempo, la Borsa di Milano ieri è crollata al -4,02%, peggiore del Continente e lo spread rischizzato sopra quota 450: si balla sul Titanic. Ancora per poco.

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