FINANZA/ 2. I numeri che mettono a tacere il prof Obama

- Giuseppe Pennisi

Il presidente americano, Barack Obama, ha bacchettato ancora l’Europa per la crisi in cui versa. Secondo GIUSEPPE PENNISI lo ha fatto a proposito, visti i numeri dell’economia Usa

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Barack Obama (Infophoto)

Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è salito in cattedra per fare lezione ai Capi di Stato e di Governo europei, avvertendoli che i nodi dell’eurozona rischiano di creare danni all’intera economia mondiale. Il Sussidiario non è mai stato compiacente nei confronti di come istituzioni e Governi del Vecchio Continente abbiano gestito le crisi finanziarie ed economiche che da cinque anni affliggono 350 milioni di loro concittadini. Il Sussidiario ha anche più volte sottolineato come i travagli dell’eurozona abbiamo riflessi (negativi) su scala mondiale.

Tuttavia, pur se l’Europa è governata da maestrini spesso di scarsa competenza, anche tecnica, Obama prima di autoproclamarsi professore dovrebbe vedere il vecchio capolavoro di René Clair Le Silence est d’Or. Carta canta. E le statistiche ufficiali dovrebbero indurlo a stare zitto. Infatti:

1) A maggio, il 42% dei disoccupati Usa ha cercato lavoro senza trovarlo per più di due anni (la proporzione più alta dai tempi della Grande Depressione).

2) La percentuale della popolazione civile in età da lavoro effettivamente occupata, come dipendente o come autonomo, è il 58% , il livello più basso dai tempi dell’Amministrazione Carter.

3) La crescita dell’occupazione non agricola iniziata nel 2009 è al ritmo più basso riscontrato dalla fine della Seconda guerra mondiale in riprese economiche analoghe.

4) Il tasso di nascita di nuove imprese è meno dell’8%, il più lento da quando vengono raccolte e analizzate statistiche di questa natura.

5) Tre giovani adulti su dieci, non trovando lavoro, vivono con i genitori – il tasso più alto dagli anni Cinquanta.

6) Il 54% dei laureati con meno di 25 anni di età è disoccupato o sotto-occupato.

7) I giovani di colore senza lavoro sono il 37% della fascia d’età, un livello toccato unicamente ai tempi della Grande Depressione.

8) Un americano su sei è da considerarsi povero, sotto il profilo della statistica economica (circa 50 milioni di persone), la percentuale più alta da trent’anni.

9) La proporzione degli ispanoamericani in povertà (28,2% del totale di qualsiasi età) ha superato quella degli afroamericani (25,4%).

10) 45 milioni di americani, uno ogni sette residenti, vive di sussidi alimentari (food stamps).

11) La percentuale di americani con redditi al di sotto del minimo imponibile è il 49,5% , la più alta mai registrata da quando esiste l’imposta federale sul reddito.

12) Il 65% degli americani è proprietario della propria casa, la percentuale più bassa in 115 anni. Il divario tra bianchi e neri proprietari di casa è di trenta punti percentuali (il più alto mai registrato dalla Guerra di Secessione).

13) La spesa federale in percentuale del Pil è la più elevata dalla nascita dell’Unione.

14) Il disavanzo del bilancio federale è al 9,5% del Pil, il più alto dall’epoca della seconda guerra mondiale.

15) Per la prima volta nella storia, le agenzie di rating hanno abbassato la classe di qualità del debito pubblico Usa (pari al 70% del Pil).

Non è certo il caso di vantarsi di questi numeri né sotto il profilo economico, né sotto quello sociale. Non danno certo titolo a fare paludate conferenze su come gestire l’economia e il sociale.

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