GEOFINANZA/ E ora lo scandalo Barclays “travolge” la Germania

- Mauro Bottarelli

Lo scandalo sulla manipolazione del Libor che ha travolto Barclays e la Bank of England ha raggiunto anche soggetti esterni all’Inghilterra. L’analisi di MAURO BOTTARELLI

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Non so voi, cari lettori ma io ho una quasi certezza: la Germania non solo sta scherzando col fuoco, ma sta anche bluffando. Due dati, freschi freschi, per circostanziare questa affermazione: ieri Berlino ha venduto bond a sei mesi per 3,29 miliardi di euro al tasso record (in negativo) del -0,0344%: il rendimento è dunque inferiore al precedente record negativo del -0,007% del giugno 2011. Insomma, corsa al Bund anche se sul breve rende meno di nulla. Secondo, le esportazioni tedesche sono volate nel mese di maggio. L’Ufficio federale di statistica ha informato infatti che l’export è salito del 3,9% rispetto ad aprile, quando registrò un calo dell’1,7%. Il dato è nettamente superiore alle attese degli analisti interpellati dall’agenzia Bloomberg, che avevano puntato su un incremento minimo (+0,2%). E verso chi esporta maggiormente la Germania, quasi per il 60%? L’eurozona. Quindi, al netto delle lamentele per gli Stati cicala, dei tremila vertici comunitari, della retorica da Reich 2.0, perché la Germania dovrebbe remare in favore di una dissoluzione dell’Unione?

Sembra una domanda senza senso ma non lo è, se è vero come è vero che il presidente tedesco in persona, Joachim Gauck, ha chiesto in via ufficiale – come riporta Europe Online – alla Cancelliera, Angela Merkel, che questa spieghi ai cittadini perché la Germana ha bisogno di salvare l’euro, con grosso esborso da parte dei cittadini e cosa sarà necessario a tal fine. In un’intervista televisiva, Gauck ha dichiarato che la Merkel «ha il dovere di descrivere con dovizia di dettagli con significhi restare nell’euro, incluso cosa questo implichi per il budget». Inoltre, il presidente ha ammesso che «a volte, c’è una mancanza di sforzo nel dire apertamente alla gente cosa stia succedendo davvero». Insomma, parole che dovrebbero incutere timore e preoccupazione, soprattutto se espresse alla vigilia di un Eurogruppo, come quello di ieri, che appariva l’ennesimo vertice salva-euro senza ulteriore appello.

Che succede, quindi? Siamo di fronte al montare in Germania di un pensiero “liquidazionista” come quello che nel 1931 permise il collasso del sistema bancario statunitense ed europeo, con conseguenze molto pesanti? Oppure, il nodo è da un lato tutto politico, ovvero il crollo dei consensi da parte dei cittadini tedeschi verso euro e Ue e dall’altro, falsamente monetario, ovvero l’annosa e ritrita questione del programma Target2 della Bce e l’esposizione a esso della Bundesbank? Poco importa, il segnale è stato mandato ma continuo a non capire cosa avrebbe, al netto dei dati macro, da guadagnare la Germania dalla frantumazione dell’eurozona o dalla sua uscita dall’euro.

Una cosa che so è che i tedeschi, al pari degli statunitensi, sono bravissimi a fare la morale agli altri, salvo nascondere con dovizia certosina le proprie magagne, in tutto e per tutto simili a quelle di altri popoli giudicati, come il nostro, approfittatore e inaffidabile. Ricordate lo scandalo del Libor, con un ciclone di polemiche abbattutosi su Barclays Bank e il suo presidente, accusati di aver manipolato i tassi interbancari per proprio tornaconto? Bene, i media tedeschi (così come gli indignati giornali italiani, quelli con le banche nei cda) hanno trattato il caso molto approfonditamente, puntando il dito contro Barclays Bank e il sistema anglosassone. Peccato che rispetto a questa faccenda, gravissima per carità, qualche particolare sia stato omesso.

Primo, il perché si sia giunti alla manipolazione del Libor è scritto, nero su bianco, nelle mail tra il vice-governatore della Bank of England, Paul Tucker, e l’ex ceo di Barclays, Bob Diamond, scritte tra l’1 ottobre il 30 novembre del 2008, rese pubbliche ieri. Alla domanda di Tucker per l’esorbitante costo del finanziamento del debito di Barclays, garantito dallo Stato e quindi per il mancato abbassamento del Libor, Diamond risponde secco: assenza di collaterale elegibile. Chiaro, ora? Nel 2008, il gigante Barclays era ridotto come una cassa di risparmio spagnola!

Secondo, Barclays, semplicemente, da sola non può aver manipolato il Libor. Per ottenere il risultato voluto, ovvero assicurare che il tasso sia fissato al prezzo richiesto, non basta soltanto stabilire il 25% più alto e più basso dei prezzi, ma anche assicurarsi che il rimanente 50% medio sia fissato al tasso voluto: essendo 16 le banche coinvolte nel processo di fissazione del Libor, almeno 13 devono essere state complici per ottenere il risultato voluto

Quindi, o siamo di fronte a un “cartello” oppure alla peggior frode finanziaria da tempi immemori, oltretutto su una scala senza precedenti. Una scala che, a quanto sembra, coinvolgerebbe anche le anime belle e rette di Deutsche Bank, principale istituto tedesco e tra i primi al mondo, finito nel mirino della Bafin, l’autorità di vigilanza dei mercati tedeschi, proprio per sospetti di coinvolgimento nello scandalo Libor del 2008.

Il problema è che all’inchiesta esterna, di fatto ne è seguita da subito una interna, segnale chiaro di un ovvio problema di supervisione all’interno della banca (prepariamoci a un altro caso Jerome Kerviel, il trader-capro espiatore di Societe Generale). Come riportava Reuters, due dipendenti di Deutsche Bank sono stati sospesi dopo che l’utilizzo di auditors esterni ha portato all’esame del caso per capire se lo staff sia stato coinvolto nella manipolazione del tasso di prestito interbancario. Insomma, i probi teutonici sarebbero anche loro, in qualche modo, coinvolti nella grande truffa dei tassi.

Cosa potrebbe succedere se queste accuse fossero confermate e il livello di coinvolgimento emergesse essere più grande, visto che Deutsche Bank ha 3 triliardi di dollari di assets e una ratio Core Tier 1 “reale” di solo l’1,68%, contro il 9% richiesto dall’Eba? Un portavoce dell’istituto, interpellato da Reuters, si è limitato a dire che «si tratta di una procedura standard». Ovvero, a Deutsche Bank è ritenuta procedura standard dover sospendere due dipendenti per il sospetto che abbiano manipolato i tassi interbancari? Da soli, ovviamente, come Jerome Kerviel che accumulò perdite per centinaia di milioni di euro su operazioni plain vanilla, operando sugli indici, senza che nessun suo superiore se ne accorgesse, fino al bingo finale… Pensano davvero che abbiamo tutti l’anello al naso a Deutsche Bank?

D’altronde, dall’istituto che lo scorso anno, proprio in questo periodo, innescò la crisi degli spread sovrani gridando ai quattro venti che aveva scaricato 8 dei 9 miliardi di esposizione al debito italiano, comprando cds per copertura, cosa dobbiamo aspettarci? C’è poco da ridere, però. Questo scandalo, grave lo ripeto ma rispetto alla quantità di derivati in pancia alle banche mondiali stiamo trattando di una barzelletta, è stato fatto scoppiare ad arte per delegittimare del tutto e depotenziare il ruolo delle banche centrali nel loro tentativo – quasi coordinato, Fed e Bce a parte – di risoluzione della crisi in atto, è il chiodo nella bara per chi sperava in un nuovo interventismo: in condizioni normali, infatti, di questa storia saremmo venuti a conoscenza nel 2035.

Non vi pare strano che questa faccenda sia esplosa, coinvolgendo immediatamente la Bank of England, proprio in contemporanea con la decisione della Banca centrale britannica di immettere altri 50 miliardi di liquidità nel sistema per acquistare debito e tenere bassi i tassi d’interesse dei Gilts? A me sì, parecchio strano. Ieri pomeriggio, infatti, la Commissione Tesoro del Parlamento ha interrogato proprio Paul Tucker, trascinato suo malgrado nello scandalo da Barclays attraverso un memorandum scritto da Diamond nel 2008, dopo una conversazione telefonica con Tucker, che porterebbe a pensare che il vicegovernatore avesse “consigliato” a Barclays di abbassare il Libor. Nel dialogo con Diamond, Tucker aveva anche accennato alle preoccupazioni in tal senso di «persone molto in alto» a Whitehall.

Politica e finanza al loro peggio, qualcuno voleva colpire la BoE per colpire tutte le banche centrali e le politiche espansive: qualcun’altro ha subito infilato nel calderone, dimostrando che il più pulito ha la rogna, anche Deutsche Bank. Ecco in che mondo viviamo, amici miei. Al di là degli scandali, dello spread che sale, delle divisioni politiche, delle Borse in altalena e mantenute in vita da ordini fasulli dell’high-frequency trading, dei debiti fuori controllo e della bolla dei derivati arrivata ormai a proporzioni da armageddon (il valore nozionale è 10 volte il Pil globale), della profondità sociale di questa crisi, i giornali non parlano ma rischiano, molto a breve, di trovarsi a dover raccontare guerre civili, non rivolte. E non nell’Africa profonda o in Sud America, non nella sperduta provincia greca o nelle città più flagellate della Spagna, bensì nel cuore dell’impero, nella Chicago del presidente in cerca di rielezione, Barack Obama. I tassi di disoccupazione e i numeri della criminalità all’interno della comunità nera sono da incubo, le gangs impazzano in quella che appare sempre più una guerra di classe, più che di razza.

Lungi da me accettare tesi patetiche come quelle del determinismo biologico, sociale o geografico, un dato appare incontrovertibile: il 25 giugno scorso, lo stesso New York Times testimoniava nella sua storia di copertina che gli omicidi a Chicago, dall’inizio dell’anno, erano saliti del 38%, portando il numero di ammazzati nella capitale del Michigan a un livello più alto di quello dell’intero Afghanistan, dal 1 gennaio a oggi. Tutta colpa della crisi? Forse no, ma per la gran parte sì, visto che la divisione tra chi sta bene e chi sta male negli Usa ha raggiunto ormai proporzioni insostenibili in certe aree del Paese.

La cosiddetta classe dirigente globale, nel 2008 non solo fece salvare le proprie banche private con soldi pubblici statunitensi, ma, contemporaneamente, speculava grazie all’associazione a delinquere sul Libor: è la stessa gente che oggi piange miseria, prega la Fed e la Bce di liberare liquidità e nel frattempo si è riempita di derivati come se non ci fosse un domani. E, andando avanti così, presto potrebbe davvero non esserci più un domani per questo sistema marcio fino al midollo. La bomba a orologeria sta ticchettando, pregate il Signore che, ancora per un po’, non giunga l’attimo interminabile di silenzio…

 

P.S. Il prossimo giovedì 12 luglio il Tesoro offrirà in asta 7,5 miliardi di Bot con scadenza a un anno, mentre «in seguito all’assenza di specifiche esigenze di cassa, il giorno 12 luglio 2012 non verrà offerto il Bot trimestrale». È quanto si legge in una nota del Tesoro, in cui si sottolinea che «16 luglio 2012 vengono a scadere BOT per 10.425 milioni di euro (3.000 milioni di euro trimestrali e 7.425 milioni di euro annuali)». Speriamo che si tratti davvero di assenza di specifiche esigenze di cassa…

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