GEOFINANZA/ Borghi: altro che anti-spread, l’Italia dovrà chiedere aiuto

Secondo CLAUDIO BORGHI, non c’è una sola misura, tra quelle approvata nei vertici europei dei giorni scorsi, che potrà contribuire minimamente all’uscita dalla crisi

Euro_Bce_SeraR439
Infophofoto

Il premier Mario Monti si è detto particolarmente soddisfatto di quanto emerso dall’Eurogruppo di lunedì e dall’Ecofin di ieri. «E’ arrivato – ha detto – un importante segnale per i cittadini e per i mercati». Si è riferito, in particolare, alla ratificata del Fondo taglia-spread (anche se rimane da stabilire il meccanismo tecnico di interazione tra la Bce, l’Efsm e, quando entrerà in funzione, l’Esm), allo sblocco di 30 miliardi di euro per ricapitalizzare le banche spagnole e al varo della fase pilota dei project bond per il finanziamento di opere nei settori telecomunicazioni trasporti ed energia per un tolale di 4,5 miliardi. Abbiamo chiesto a Claudio Borghi, professore di Professore di Economia degli Intermediari Finanziari presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore come valutare gli esiti di questi due vertici europei.

Secondo lei, sono stati raggiunti risultati concreti?

Purtroppo, non mi pare che si sia giunti ad alcunché di sostanziale. Le dichiarazioni ricalcano supinamente quanto affermato nel corso del vertice del 28-29 giugno. Si è confermato lo sblocco degli aiuti alla Spagna, ma nessuna, tra le questioni che stanno a cuore a noi italiani, è stata affrontata.

E lo scudo taglia spread?

Si è deciso di dare mandato alla Bce di fare da agente all’Efsm e, quando entrerà in funzione, all’Esm. Al di là dei meccanismi che ancora devono essere stabiliti, si tratta di una misura che non è lontanamente sufficiente per fungere da deterrente alle intemperie dei mercati.

Perché?

Per placare il timore dei mercati rispetto ai debiti pubblici, si intende fare acquistare titoli da questo fondo con un’operazione che, di fatto, aggiungerà debito al debito. Ci si dimentica che si tratta di risorse che, qualcuno, ci dovrà pur mettere.

Cosa ne pensa, invece, dei project bond?

Pensi semplicemente al fatto che abbiamo un debito da 2000 miliardi di euro o che le banche spagnole hanno un buco di 100. Mi pare che, a fronte di questi odrini di grandezza, stiamo parlando del nulla.

Intanto, lo spread viaggia attorno ai 470 punti base. I mercati non sono ancora stati rassicurati?

Evidentemente, no.

Come è possibile che i leader europei non si rendano conto dell’inefficacia delle loro misure?

Potrebbero, effettivamente, non rendersene conto, il che sarebbe di una gravità assoluta. Si tratterebbe di persone che non hanno idea di quello che stanno facendo. Allora, avremmo un problema grande come una casa. Preferisco pensare che se ne rendano conto, ma sperino che, continuando a rimandare i problemi, prima o poi, effettivamente, la crescita si materializzi.  

 

Intanto, ogni giorno di spread elevato ci costa miliardi di euro di interessi sul debito

 

Questo è un ragionamento sensato. Ma solo da parte nostra, o da parte dei paesi che sono penalizzati dagli spread alti. Ma altri, come la Germania, grazie all’ampiezza dei differenziali dei rendimenti, rifinanziano il loro debito a prezzi estremamente vantaggiosi.

 

E Monti? Lui sì che dovrebbe rappresentare il nostro punto di vista.

Anche in tal caso, temo che la sua ingenuità lo convinca del fatto che sia sufficiente presentarsi con i compiti fatti per ottenere dalla Merkel qualunque cosa. Anche che consenta alla Bce di acquistare illimitatamente bond. Il che sarebbe l’unica misura in grado di calmierare gli spread. 

 

Monti ha fatto presente che è ardito affermare che l’Italia non avrà mai bisogno di aiuti. Dobbiamo preoccuparci?

 

Sì. Non è nient’altro che la riedizione di quanto sinora hanno fatto tutti gli altri. Tutti i paesi che hanno chiesto gli aiuti, inizialmente, dicevamo che mai e poi mai ne avrebbero avuto bisogno. Finora, non abbiamo ancora visto un copione differente. Quando lo spread si continuerà ad allargare, dovremo chiederli per ripagare i nostri interessi sul debito.

 

Il Fmi ha detto che il governo italiano ha messo in atto “un’ambiziosa agenda per assicurare stabilità e promuovere la crescita” ma “resta vulnerabile al contagio della crisi dell’area euro, con conseguenze di trasmissione sulle regione e a livello globale”.

Mi pare una banale osservazione dello stato delle cose. Non è che siamo contagiabili. Siamo contagiati in pieno. Siamo, oltretutto, senza alcuna prospettiva di miglioramento. Dicendo sì al Fiscal compact, tanto per intenderci, dovremmo sborsare ulteriori 50 miliardi di euro l’anno. Cifra per noi, attualmente, assolutamente insostenibile.  

 

Come ci mettiamo al sicuro da tutto ciò?

 

Possiamo solamente sperare che qualcuno sbatta i pugni sul tavolo, a Bruxelles. Ponendo degli ultimatum per ottenere, nell’arco di pochissimi giorni – perché il tempo è agli sgoccioli – il fatto che la Bce acquisti indeterminatamente bond sul mercato secondario.  

 

(Paolo Nessi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori