DALLA GERMANIA/ Kolbe (Cdu): così la casta condanna l’Italia

- int. Manfred Kolbe

Per MANFRED KOLBE, in Italia è il momento di introdurre tagli a quello che è il sistema politico e amministrativo più costoso d’Europa, riducendo i privilegi della casta parlamentare

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“Non avranno chance tutti i tentativi di chiedere solidarietà senza alcuna contropartita”. Lo ha affermato il Cancelliere, Angela Merkel, parlando alla tv tedesca, nel momento in cui si attende di conoscere se lo scudo europeo approvato 20 giorni fa sarà in grado di funzionare realmente. Finché Italia e Germania non avranno ratificato il trattato per il Meccanismo Europeo di Stabilità, noto anche come fondo salva stati permanente o Esm, saranno disponibili soltanto 100 miliardi di euro. Troppo pochi per dare una risposta alle numerose minacce che gravano sull’Europa, non da ultimo i 2.000 miliardi di euro di debito sovrano dell’Italia. Ilsussidiario.net ha intervistato Manfred Kolbe, parlamentare tedesco della CDU, per chiedergli di commentare l’attuale fase della crisi dell’Eurozona.

La Corte Costituzionale tedesca si pronuncerà su Esm e Fiscal Compact il 12 settembre. Perché un’attesa così lunga quando l’Europa si trova di fronte a una situazione da tempo definita “di emergenza”?

La Corte Costituzionale in Germania ha una posizione molto rilevante, è stata introdotta dopo la Seconda Guerra Mondiale per tutelare i diritti dei cittadini e per controllare il governo. Gode inoltre di una reputazione molto grande. Ora avrà dieci settimane per decidere su una questione così importante: mi sembra un tempo molto breve e ritengo che vada rispettato.

Che tipo di contropartita intende chiedere la Merkel per dire sì allo scudo anti-spread?

La contropartita sono sempre le riforme strutturali, in quanto in diversi Paesi europei il debito statale è troppo alto. La decisione nel dettaglio per quanto riguarda lo scudo anti-spread andrà presa il 20 luglio dai capi di governo.

Chi deve fare i controlli e come? Chi è il garante dell’imparzialità del controllore?

Il controllore può essere solo la Commissione Europea, nessun Paese in Europa può controllarne un altro. Esiste inoltre una Banca Centrale Europea, saranno quindi le istituzioni europee a esercitare questo controllo.

In attesa del 12 settembre e delle decisioni sullo scudo, come si può mettere in sicurezza l’Europa? La Germania non teme “crolli” di Spagna e Italia?

Le banche spagnole riceveranno aiuti fino a 100 miliardi di euro, e altre richieste da parte di Madrid non ci sono. Il premier Mariano Rajoy ha dichiarato di non avere altre necessità oltre al salvataggio delle banche. Anche Monti ha sottolineato più volte che l’Italia è su un buon cammino e non ha bisogno di programmi d’aiuto europei. Sono quindi ottimista sul fatto che fino a settembre non si verificheranno “crolli” né di Roma né di Madrid.

 

L’Italia ha un debito da quasi 2.000 miliardi di euro, e la Merkel è capace di chiederci soltanto nuove tasse …

 

Non è vero, l’Italia non ha bisogno di nuove tasse ma di riforme strutturali. Finalmente è stata approvata quella del mercato del lavoro, ora è il momento di introdurre certi tagli a quello che è il sistema politico e amministrativo più costoso d’Europa. Da questo punto di vista non vedo ancora l’inizio di una riforma. I deputati italiani hanno in assoluto lo stipendio più alto nel Vecchio Continente, occorrono quindi tagli anche simbolici per convincere l’Ue della buona volontà di Roma. I privilegi della casta politica del resto sono molto criticati anche in Italia. Si tratta di riforme che potrebbero essere fatte subito, ora si sta cominciando lentamente, ma non esistono alternative per rassicurare l’Europa e i mercati.

 

I privilegi della casta sono un tipico cavallo di battaglia del populismo alla Beppe Grillo …

 

Al contrario, la questione è molto seria e va presa come tale. L’Italia non può chiedere aiuti a Paesi come l’Estonia o la Slovacchia, i cui stipendi e il cui tenore di vita sono di molto inferiori, per finanziare le sue spese. Non è quindi soltanto una questione tra Italia e Germania, ma riguarda anche il fatto che Paesi più poveri dell’Italia e della Spagna devono pagare la loro parte di questi aiuti.

 

I tedeschi dell’Ovest hanno compiuto notevoli sacrifici per aiutare “i fratelli dell’Est”. Perché lo stesso non può valere per Spagna e Italia?

In Germania avevamo una situazione storica speciale. Nel 1945 tutti i tedeschi erano responsabili per la Seconda Guerra Mondiale, ma i cittadini dell’Est hanno pagato molto di più di quelli dell’Ovest, in quanto l’occupazione sovietica è stata ben più pesante di quella americana. Dopo alcuni anni, grazie all’economia di mercato Bonn ha raggiunto un successo economico straordinario. Berlino Est al contrario è stata costretta a vivere sotto la dittatura comunista e questo ha impedito anche l’ascesa economica della parte orientale del Paese. Dopo la riunificazione, storicamente si doveva compensare una differenza che aveva pesato per 45 anni: l’Ovest aveva la responsabilità storica di aiutare l’Est.

 

In Europa non esiste forse una situazione analoga?

 

No, storicamente anche in Europa l’Ovest dovrebbe aiutare l’Est, ma in realtà l’Estonia e la Slovacchia pagano per la Grecia. Germania e Grecia dal 1945 a oggi fanno parte del mondo libero, hanno un’economia di mercato e avrebbero avuto quindi le stesse chance di sviluppo. Inoltre nel 1990 i tedeschi dell’Ovest erano 65 milioni e quelli dell’Est 16/17 milioni: l’80% dei tedeschi ha aiutato quindi il 20%. La parte forte era la stragrande maggioranza, al contrario di quanto avviene oggi in Europa dove esiste solo una minoranza di Stati in grado di aiutare una maggioranza in difficoltà. Ne sono rimasti solo tre con la tripla A: Germania, Olanda e Finlandia. Questi tre non sono in grado di garantire il debito del resto dell’Europa, e se continuiamo con i pacchetti di aiuto e salvataggio entro alcuni mesi anche la Germania perderà la tripla A e non sarà più in grado di garantire il debito degli altri Paesi. E a quel punto, non ci sarà più nessuno ad aiutare l’Europa.

 

(Pietro Vernizzi)

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