SCENARIO/ La vittoria di Monti prepara l’Italia dei “super-tecnici”

- Giuseppe Pennisi

Mario Monti appare come il mediatore e il vincitore del vertice di Bruxelles. E ora può affrontare in modo diverso il suo futuro politico in Italia, come spiega GIUSEPPE PENNISI

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Mario Monti (Infophoto)

La commedia di Pirandello Ciascuno a suo modo viene raramente rappresentata perché richiede ben 42 personaggi in scena; oltre a prevedere, una volta alzato il sipario, “teatro nel teatro”, richiede azione davanti al teatro nel prologo e nel foyer durante gli intervalli. Il succo è che un banale fattaccio di cronaca – un duello per ragioni di corna – viene interpretato in almeno una dozzina di modi differenti quando uno dei protagonisti della vicenda decide di scriverne un play e di metterlo in scena nel teatro più noto della città. In breve, un Rashomon al cubo con una cinquantina d’anni d’anticipo.

Ciascuno a suo modo mi è tornata in mente leggendo i commenti di numerosi giornalisti economici a proposito dell’intesa sullo scudo anti-spread raggiunta a Bruxelles all’alba di venerdì. Come in Ciascuno a suo modo, quale che sia la verità (a proposito delle corna e del duello) uno solo dei vari personaggi sa trarne vantaggio. Almeno nel breve periodo delle due ore e mezza della durata della commedia (annessi e connessi compresi). Costui è il Presidente del Consiglio, Mario Monti, che esce come il grande mediatore e il grande vincitore della lunga notte di Bruxelles.

D’accordo con Spagna, Portogallo, Francia e qualche comprimario (Irlanda e Cipro), ha giocato duro e ottenuto ciò che più voleva: gli interventi dei fondi europei per calmierare, ove necessario, gli spread con acquisti di titoli di Stato e ricapitalizzazione delle banche in maggiori difficoltà. Dato che la Fortuna aiuta gli audaci, in parallelo, sul campo di calcio, la nazionale dell’Italia batteva quella della Germania: un’accoppiata perfetta, utilizzando il lessico dell’ippica.

Lo scudo di Monti – chiamiamolo così – guarda più al fronte interno che all’avvenire di medio e lungo periodo dell’unione monetaria. È chiaro che ove non si fos­se raggiunta un’intesa, l’area dell’euro sarebbe fi­nita nel caos; sarebbe rimasta in esistenza una moneta unica per Germania, Austria, Finlandia, Slovenia, Olanda, Lussemburgo e forse Francia, mentre il resto della zona sarebbe stato travolto da insolvenze e da possibili uscite dall’euro per tor­nare a svalutazioni competitive. Secondo stime, ancora inedite, di William Cline del Peterson In­stitute for International Economics, il fabbisogno finanziario complessivo di Grecia, Irlanda, Porto­gallo, Spagna e Italia assomma ora a 1.250 miliar­di di euro e avrebbe minacciato di crescere velo­cemente senza un meccanismo per calmierare gli spread.

Tuttavia, i dividendi principali sono sul piano interno e per Monti. Come illustrato su queste pagine il 27 giugno, se Monti fosse tornato a casa a mani vuote, o peggio ancora sconfitto, il Governo da lui presieduto avrebbe avuto pochi giorni di vita, si sarebbe andati a una “ordinaria amministrazione” (forse guidata dallo stesso Professore) e alla preparazione di elezioni in autunno. Ora lo scudo di Monti, e l’avvicinarsi del “semestre bianco”, rendono improbabile questo scenario e molto realistico invece quello di elezioni in primavera, dell’ascesa del Professore al Colle più alto e della Presidenza del Consiglio affidata a tecnico-politici come Corrado Passera e Luca Cordero di Montezemolo, con esecutivi a maggioranze variabili. Di contenuti dei programmi non se parla. Questo è, però, l’argomento che interessa meno le cene fredde nelle terrazze e nei roof gardens della calda estate romana, dove si discetta di posti di Ministro e di Sottosegretario per un esecutivo da formarsi in aprile-maggio 2013.

Da ora ad allora, però, molta acqua scorrerà sotto i ponti del Tevere, e della Sprea (il fiume di Berlino). In primo luogo, l’intesa, quale declinata nella dichiarazione ufficiale al termine del Consiglio europeo, è molto vaga: le dovranno dare corpo (e contenuti) i ministri dell’Economia e delle Finanze nella riunione del 9 luglio e non è detto che allora tutto finisca bene. In secondo luogo, come scritto altrove, l’intesa seppellisce una volta per tutte il Trattato di Maastricht. Quel poco che ricordo del diritto internazionale mi induce a pensare che non la si possa considerare come una mera “cooperazione rafforzata”; ha il rango, pur se non il nome, di trattato internazionale e deve essere, quindi, sottoposta a ratifica di 17 Parlamenti – un processo lungo e complicato che in Germania potrebbe richiedere una maggioranza di due terzi del Bundestag e in Irlanda un referendum.

Difficile prevedere come si comporteranno i mercati una volta superato l’entusiasmo per il fatto che nella notte tra il 28 e il 29 giugno non si è consumata una rottura. La volatilità potrebbe essere tale che non ci sarebbe scudo adeguato. Con conseguenze anche sul piano interno.



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