BORSE A PICCO/ Giannino: ecco perché i mercati non credono più all’Italia

- int. Oscar Giannino

Nonostante il programma di aiuti destinato alle banche iberiche approvato dall’Eurogruppo, le borse crollano e lo spread prende il volo. OSCAR GIANNINO commenta l’attuale situazione

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Nonostante l’Eurogruppo abbia approvato in via definitiva il programma di aiuti destinato alla ricapitalizzazione delle banche spagnole (disponibilità fino a 100 miliardi di euro, di cui 30 già entro fine mese), la tensione sul mercato dei titoli italiani e spagnoli resta alta. Le misure stabilite, infatti, sono ritenute capaci di avere effetti solo nel breve termine, considerando anche il fatto che la Spagna ha abbassato le stime sul Pil del 2013 e che la Comunidad Valencia ha chiesto aiuto allo Stato centrale “per fare fronte alle scadenze di debito del 2012”. Il bollettino dei mercati è pesante: Piazza Affari sprofonda e perde il 4,38% con sospensioni e riammissioni a raffica tra le banche, mentre Madrid crolla fino al -5,82%. Sul fronte obbligazionario il differenziale tra i titoli di Stato italiani e tedeschi torna nuovamente sopra i 500 punti, mentre lo spread calcolato sui Bonos spagnoli prende il volo fino alla quota record di 613 punti base. “Il contagio è in corso e non da oggi”, ha spiegato ieri il Premier Mario Monti, secondo cui è fondamentale combatterlo ed evitare che proprio l’Italia si ritrovi tra le fonti d’infezione.  IlSussidiario.net ha chiesto a Oscar Giannino, esperto giornalista economico, un commento sulla situazione. «I mercati leggono semplicemente i dati – ci spiega – e vedono un ritardo negli aiuti alle banche spagnole, la regione di Valencia a un passo dal default, un quadro generale di peggioramento in arrivo ad agosto e la Corte di Karlsruhe che si è presa tempo fino a settembre per decidere sul fondo Salva Stati Esm e sul Fiscal Compact: ecco che quindi ci ritroviamo lo spread spagnolo oltre quota 600 e quello italiano oltre 500».

Come ha spiegato il presidente del Consiglio, il contagio è quel disagio che, attraverso i mercati, colpisce in termine di maggior incertezza e fiducia dell’irreversibilità dell’euro, i tassi di interesse di paesi che sono sullo stesso carro: «E’ chiaro che facciamo parte di una stessa area valutaria – commenta Giannino -. Il problema è che da due anni e mezzo il mercato ha perfettamente compreso come in tale area sia necessario, per perseguire i massimi profitti, esasperare il differenziale tra i paesi che hanno più problemi irrisolti e quelli considerati virtuosi». Secondo Giannino lo scudo antispread, «chiesto dall’Italia solo per l’Italia», non aveva nessuna chance di essere adottato, e «avrebbe implicato un cambio di linea troppo drastico rispetto a quella secondo la quale sia preferibile differenziare i premi a rischio a seconda della stabilità o meno dei Paesi. E siccome la linea prevalente è questa, il mercato la interpreta correttamente dal suo punto di vista».

Il vero problema del nostro Paese, continua Giannino, è talmente grande che far finta di non vederlo significa mentire: «Parlo di un debito pubblico troppo ingente e di livelli di spesa e di pressione fiscale da record che lasciano poco spazio alla correzione proposta nei documenti ufficiali italiani per diminuire il debito pubblico gradualmente con avanzi primari. Il mercato ha tutte le ragioni per non credere all’Italia, che da 20 anni fa promesse al riguardo senza mai riuscire a mantenerle». Un’eventuale soluzione, secondo Giannino, risiede proprio nella possibilità di invertire il paradigma di questi vent’anni, «anche se purtroppo credo che non ci siano le condizioni politiche», altrimenti ci verrà imposto «in maniera molto pesante» attraverso il Fondo monetario internazionale.

Per esempio, l’Italia potrebbe essere oggetto «di un meccanismo obbligatorio coattivo, attraverso un impegno preso con la troika, per abbattere il debito pubblico. Una sorta di Redemption Fund, di cui si parla anche in Europa, ma fatto ad hoc per l’Italia, attraverso cui titoli di stato per diverse decine di punti di debito pubblico verebbero messi in un fondo in cambio di una garanzia, per tutto il numero di anni necessario, che deve coprire non solo il pagamento degli interessi dei titoli in questione, ma anche la riduzione stessa del debito che rappresentano.Una parte del gettito fiscale andrebbe quindi bloccato e usato in via preferenziale per questo scopo». Inoltre, come ha spiegato la settimana scorsa l’istituto economico tedesco Diw, con ogni probabilità potrebbe venire imposto anche un prestito forzoso, una sorta di patrimoniale travestita che devono versare gli italiani oltre una certa soglia di ricchezza: «Faccio presente – commenta poi Giannino – che la soglia proposta dal Diw tedesco, di 230-250 mila euro, coinvolge circa il 60% degli italiani perché viene tenuto conto anche dei beni immobili al valore di mercato».

In conclusione, Giannino definisce tale scenario certamente poco rassicurante: «Oltre il fatto che in molti preferiscono continuare a non parlarne, capisco che la politica ribadisca l’estraneità del nostro Paese, dicendo che la colpa è soprattutto degli speculatori, ma di fatto sono 20 anni che promettiamo di ridurre il debito pubblico gradualmente. Siamo andati in avanzo primario – conclude – perché per 10 anni abbiamo sprecato sette punti di Pil di minore interesse sul debito pubblico assicuratici dai bassi tassi dell’euro, mentre abbiamo innalzato la spesa e le tasse. Vogliamo dare torto ai mercati che insistono a non crederci? Io, francamente, non me la sento».

 

(Claudio Perlini)         

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