DALLA SPAGNA/ Le 17 “spine” che ci condannano alla crisi

- int. Mikel Buesa Blanco

Sono giorni difficilissimi per la Spagna. Ieri lo spread tra Bonos e Bund ha superato quota 640 e i problemi stanno arrivando dalle Comunità autonome. Il commento di MIKEL BUESA BLANCO

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Mariano Rajoy, premier Spagna (Infophoto)

Sono giorni difficilissimi per la Spagna. Dopo una manovra da 65 miliardi di euro e il via libera di Europa e Germania al piano di salvataggio del sistema bancario, lo spread tra Bonos e Bund non accenna a diminuire, ma anzi continua a salire e ieri ha superato i 640 punti base, salvo ritracciare e chiudere poi a 632. I guai di Madrid sembrano dipendere ora dal bilancio della Comunità autonome: Valencia ha già chiesto aiuto e anche Murcia sembra sul punto di farlo. E a quanto pare ci sono altre regioni pronte a mettersi in coda. Abbiamo chiesto a Mikel Buesa Blanco, Docente di Economia applicata all’Università Complutense di Madrid, di aiutarci a capire com’è la situazione in Spagna.

Da quando l’Eurogruppo ha dato il via libera al salvataggio del sistema bancario, le cose sono solo peggiorate. Cosa sta succedendo in Spagna?

Tra i problemi della Spagna bisogna distinguere ciò che riguarda il settore bancario da quel che concerne le finanze pubbliche. Il problema bancario sembra indirizzato verso una soluzione, anche se bisognerà attendere le azioni concrete sui diversi istituti di credito per averne una controprova. Il problema delle finanze pubbliche, invece, non è stato risolto, nonostante i tagli alla spesa e l’aumento delle tasse (in particolare l’Iva).

Perché questo problema non è stato risolto?

Perché una parte molto rilevante del problema non dipende dalla politica del governo Rajoy, ma da quella dei 17 governi regionali. Tra questi, ce ne sono diversi che sono fortemente contrari all’applicazione di un programma di stabilizzazione, che implica necessariamente la riduzione delle dimensioni delle amministrazioni pubbliche regionali. Ci sono anche governi regionali del Partito popolare che stanno lavorando contro l’esecutivo nazionale retto dal loro stesso partito.

Cos’ha intenzione di fare il governo nei confronti delle regioni?

Rajoy pensa di poterle disciplinare applicando la Legge di stabilità di bilancio, ma è sempre più chiaro che questo è insufficiente e che il problema può essere risolto solo attraverso un cambiamento istituzionale che richiede una modifica della Costituzione. In concreto, si tratta di riorganizzare la distribuzione delle competenze tra lo Stato e le Comunità autonome. Un processo che rimette in discussione la distribuzione territoriale del potere, specialmente perché riduce il ruolo delle oligarchie locali. Per questo ci sono tante resistenze, qualunque sia il partito al governo in ciascuna delle regioni. I dubbi di Rajoy e la sua indecisione nell’affrontare il problema stanno però generando negli operatori finanziari una crescente incertezza.

Al di là di questa diatriba, sembra che ci siano dei problemi seri nei bilanci delle Comunità autonome. Si tratta di numeri importanti?

Le esigenze di rifinanziamento delle Comunità autonome di quest’anno ammontano a circa 27 miliardi di euro. Tutte operano in deficit e, tranne pochi casi, non sono in grado di ottenere le risorse necessarie per far fronte alle proprie necessità. Inoltre, per buona parte di loro le cifre del deficit superano ampiamente l’obiettivo fissato per quest’anno (1,5% del Pil). Ci sono diverse Comunità autonome che sono ormai in una situazione di default.

 

Il governo ha appena approvato un piano di tagli per far fronte alla crisi. Che effetti avrà su una popolazione già alle prese con un elevato tasso di disoccupazione?

 

L’insieme delle manovre finora approvate per il periodo 2012-2014 raggiunge la cifra di 122 miliardi di euro. Cioè, il 12% del Pil. Circa il 60% è composto da tagli alla spesa e il 40% da aumenti delle tasse. I tagli alla spesa riguardano principalmente i disoccupati (diminuzione dei sussidi), i dipendenti pubblici (riduzione degli stipendi e delle piante organiche) e gli utenti delle prestazioni sociali. Queste manovre porteranno nel breve termine a un crollo dell’attività economica.

 

E quali sono gli effetti previsti in uno spazio di tempo più lungo?

 

Nell’arco di un anno è molto probabile che vi sarà un miglioramento competitivo dell’economia spagnola, con un aumento dei proventi delle esportazioni e con garanzie maggiori per imprese e lavoro. Non bisogna dimenticare che le misure fiscali comportano una svalutazione interna (crescita dell’Iva accompagnata da una riduzione dei contributi sociali) che ridurrà i costi del lavoro. Un combinato di cui beneficeranno in particolare gli esportatori.

 

Ci saranno altri tagli?

 

Dovranno esserci necessariamente altri tagli nelle amministrazioni regionali. Penso che dovranno essere nell’ordine dell’1,5% del Pil.

 

La Spagna resisterà alla pressione dei mercati?

 

Non lo so. In questo momento l’incertezza è molta, mentre la fiducia nel governo è bassa.

 

È vero che la Germania si oppone a ciò che potrebbe risolvere la situazione della Spagna e dell’Europa intera?

La posizione tedesca è un mistero, perché ogni giorno si susseguono informazioni e rumors contrastanti. Sarebbe bello che tra i politici europei ci fosse maggiore discrezione e anche più capacità risolutiva.

 

Rajoy cercherà un alleato in Monti?

 

Credo che Rajoy cercherà di sviluppare con Monti politiche comuni di Italia e Spagna per l’Europa. Ma, anche se tutto ciò può aiutare, il problema di Rajoy è essenzialmente interno e ha una natura politico-istituzionale che potrà trovare soluzione solo in Spagna.

 

(Lorenzo Torrisi)

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