FINANZA/ Forte: ecco perché i mercati hanno preso di mira l’Italia

- int. Francesco Forte

Ieri un’altra giornata pessima per l’Italia sui mercati. Lo spread è tornato ormai ai livelli di novembre, nonostante i provvedimenti presi. Il commento di FRANCESCO FORTE

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Le notizie che arrivano dai mercati sono sempre le stesse, come quelle di lunedì e di venerdì scorso. Cupe, negative, scontate nel loro progressivo peggioramento. La musica non cambia affatto e si è ancora in attesa del “generale agosto”, quando i mercati diventano, in gergo, “sottili” e quindi la volatilità aumenta lasciando alla speculazione di fare il suo mestiere. Di nuovo Madrid e Milano sono le piazze più penalizzate. Se la Spagna ha ormai uno spread che raggiunge livelli inquietanti, di autentico pericolo, e deve pagare un rendimento per i Bonos del 7,55%, l’Italia è su una brutta strada. Il livello dell’indice principale della Borsa di piazza Affari, il Ftse Mib, è sotto i 12.500 punti, cioè è ritornato ai valori del marzo del 2009. E il famoso spread, per cui si era chiamato, a novembre scorso, il super- tecnico Mario Monti, affinché risolvesse la questione con le sue grandi competenze, è arrivato lentamente ma implacabilmente a 536 punti. In questi giorni il Btp decennale ha un rendimento superiore al 6,5%. Con la sua indefessa marcia a colpi di tasse sui cittadini italiani, quelli con il reddito ben chiaro alla fonte, il professor Monti e il suo “governo dei tecnici” sta raggiungendo l’exploit di Silvio Berlusconi, del suo governo “poco credibile” e della “corte dei miracoli” che gli stava intorno.

Di fronte a questo scenario, ascoltiamo il professor Francesco Forte, economista, che mastica bene, e da lungo tempo, finanza pubblica e politica, con un’esperienza di ministro delle Finanze alle spalle.

Professor Forte perché vengono prese di mira soprattutto l’Italia e la Spagna? La Francia ha ridotto il suo spread, sceso sotto i 100 punti. Ma l’Irlanda, che è stata salvata, e il Belgio, che ha un debito pubblico superiore al 100% del Pil, hanno uno spread inferiore a Italia e Spagna.

Per l’Italia ci sono due problemi, a cui ritengo abbia contribuito l’azione di questo governo. I mercati sanno annusare bene le situazioni dei Paesi e considerano la crescita uno degli elementi principali, oltre ad altri fattori. Perché è anche dalla crescita che dipende poi la stabilità economica, sociale e politica. Noi siamo in recessione, siamo arrivati alla decrescita. Perché affidarsi quindi all’Italia? Perché credere in un Paese come l’Italia che non cresce affatto e soprattutto è frastornato da una cura d’austerità impressionante? Questo è solo il primo punto della questione.

E il secondo qual è?

Non so proprio chi abbia messo in giro, o lo abbia fatto filtrare sui media, il piano di risanamento che prevederebbe una riduzione del debito fino al 115% del Pil. Un esercizio utopico, a cui i mercati non solo non danno credibilità, ma assegnano un giudizio di scarsa professionalità. Che cosa leggono i mercati in questo piano di risanamento? Un’aspettativa di crescita, basata non si sa bene su che cosa, dato che non sta crescendo nulla. Per la Spagna il problema è diverso.

In che senso?

La Spagna ha veramente un deficit strutturale. Lì si è raggiunto un livello di vita che dovrebbe essere tagliato del 10%. Il problema è diverso. Poi, certo, ci sono incognite sullo stesso valore dello spread.

 

Per quale ragione?

 

Guardi, il Libor esce da Londra, lo spread da New York. Lo spread si può calcolare in diversi modi, si può parametrare diversamente. Resta il fatto, indubbiamente che sui mercati noi oggi dobbiamo fare i conti con questo tipo di spread che ci penalizza. Stando a questi calcoli, io vorrei fare solo una battuta, sia bene chiaro che è una battuta. Il valore dello spread è arrivato a 530 punti? Ecco, lo ripartirei per responsabilità in questo modo: 200 all’Italia come Paese, 200 ai mercati, 30 alle turbolenze del momento, 100 alla pubblicità del piano di risanamento del nostro governo. Ripeto che è solo una battuta, ma questo piano è veramente poco credibile.

 

Ma c’è solo questo errore di “pubblicità”?

 

Assolutamente no. Noi viviamo in un Paese che ha un’economia rigida. È talmente rigida che sotto sforzo si spacca. Guardi che capita anche agli atleti, anche ai cavalli. Se un cavallo non corre e lei lo prende a bastonate, alla fine il cavallo si schianta, cade per terra, stramazza. Quello che sta accadendo alla nostra economia è più o meno questo. Si continuano a rivedere al ribasso le previsioni sul nostro Pil. Ma come fanno a questo punto i mercati a scommettere su una crescita dell’Italia? Poi, ovviamente ci sono i tedeschi, quelli che al momento sono su un treno comodo che alla fine deraglierà. Ma è ormai noto che capiscono tutto solo dopo un anno, quando le cose sono già accadute.

 

Ieri c’è stato il “giallo” sulla nota di Roma, Parigi e Madrid (poi smentita) che chiedeva di attivare urgentemente lo scudo anti-spread. Se ci fosse stato, questo appello congiunto avrebbe sortito effetti positivi?

 

Non è una questione automatica, ma piuttosto un meccanismo complesso. Poteva essere valutato negativamente come un appello disperato in una situazione come questa, ma poteva anche essere valutato positivamente se avesse potuto dare via libera a Mario Draghi e alla Bce. Sarebbe stato tutto da vedere.

 

(Gianluigi Da Rold)

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