FINANZA/ 2. Se la fiducia (e la lira) valgono più degli annunci di Draghi

- Giovanni Passali

Mario Draghi ha annunciato che la Bce farà di tutto per difendere l’euro. Secondo GIOVANNI PASSALI ci vuole però ben altro per cercare di ridare davvero slancio all’economia

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Mario Draghi (Infophoto)

“La Bce farà di tutto” a difesa dell’euro, ha detto giovedì Mario Draghi, il presidente della Bce che è intervenuto al Global Business Summit di Londra, evento organizzato dal premier David Cameron. “L’Euro è un progetto irreversibile”, ha ribadito. E le borse hanno festeggiato tutte, con forti rialzi. Addirittura la borsa di Milano ha segnato un clamoroso +5,6% (seguito ieri da un +2,8%). Come mai questi rialzi? Sono forse cambiati i fondamentali dell’economia? O qualche indicatore ha dato segno di una qualche ripresa? Sono forse aumentati gli occupati? Niente di tutto questo. Nulla che riguardi l’economia reale. E allora, come mai tutta questa euforia sui mercati finanziari?

La risposta alla fine è semplice: nessun motivo legato all’economia reale. Anzi, Draghi ha proprio detto che la Bce “farà di tutto”, pure distruggere l’economia reale, pur di permettere alla speculazione di continuare il suo gioco sporco con l’euro. Per questo i mercati e gli speculatori hanno festeggiato: i nuovi miliardi di euro che la Bce immetterà sui mercati finanziari sono il nuovo bottino nel mirino della speculazione.

Ma un’altra notizia di importanza notevole abbiamo appreso in questi ultimi giorni. Il nuovo fondo Esm avrà una licenza bancaria. Per capire meglio il valore di questa notizia, è utile ripercorrere la storia della nascita di questo fondo. Tra il dicembre 2011 e il gennaio di quest’anno, le banche europee hanno ricevuto dalla Bce circa mille miliardi di euro, con l’intenzione da parte della Bce di finanziare in questo modo l’acquisto di titoli di stato di quegli stati in difficoltà. La mossa era stata dettata dalla necessità del momento e dal fallimento del tentativo precedente, il fondo Efsf, il quale, senza mettere denaro, dava garanzie sui fondi degli stati (in particolare della Grecia). La triste scoperta è stata che le banche hanno fatto ancora una volta solo il proprio miope interesse, finanziando anche quella speculazione che agisce contro i titoli di stato.

Per questo si è arrivati alla fine alla creazione di un nuovo fondo, non più temporaneo come il precedente, ma stabile strumento di soccorso per gli stati in difficoltà. Ora, la novità che questo fondo avrà una licenza bancaria è rilevante. Vuol dire che tale fondo potrà prendere moneta non dagli stati (e questo era ridicolo, prendere moneta dagli stessi stati che si doveva salvare), ma direttamente dalla Bce grazie alla sua licenza bancaria. Vuol dire prendere moneta in quantità illimitata al costo minimo. E questo, per la speculazione, vuol dire che uno Stato, per quanto in bancarotta, non fallirà mai, rimanendo però eternamente indebitato.

Ma chi è il genio che ha ideato una tale architettura finanziaria, per cui la sopravvivenza di uno Stato dipende dalla speculazione internazionale? Chi è il genio che crede (o finge di credere) che l’esistenza di una moneta non dipenda da una diffusa fiducia, una fiducia che è il primo patrimonio di un popolo? Ripristinare la fiducia, questo è il vero problema del mercato finanziario. E gli esperti lo sanno bene, lo sanno benissimo. Tanto che, fin dall’inizio della crisi nel 2007, ancora oggi è molto intenso il dibattito negli Usa su come “ripristinare la fiducia”.

Un cenno di questo dibattito lo ha dato lo stesso Tony Blair, affermando in una intervista che “non dobbiamo iniziare a dire che staremmo meglio se impiccassimo in piazza una ventina di banchieri”. Impiccare i banchieri, questa la soluzione prospettata nel dibattito negli Usa per il ripristino della fiducia. Questa è la valutazione che si sta affermando con sempre più forza, con sempre più convinzione, soprattutto dopo il clamoroso scandalo sulla falsificazione del Libor. Tony Blair c’è da comprenderlo, poveretto: lui difende la sua preziosa posizione di consulente, retribuito con un milione di dollari all’anno dalla banca d’affari americana JP Morgan.

Lo stesso pensiero è venuto a Nouriel Roubini, il quale in una intervista a Bloomberg ha affermato che “nessuno è andato in galera da quando è cominciata la crisi finanziaria. Le banche, loro, fanno cose che sono illegali e tutt’al più gli danno lo schiaffetto di una multa. Se certa gente finisse in galera, magari sarebbe una lezione per qualcuno. O appenderne in piazza alcuni…”. Da anni famosi economisti, come il Nobel Stiglitz, insistono sulla questione: occorre perseguire i banchieri che hanno perseguito le frodi, perché altrimenti non si può ripristinare quella fiducia che è essenziale in ogni business.

Purtroppo noi abbiamo al potere il nostro Mario Monti: non so in quale occasione sia successo, ma secondo il giornalista Pfaff in questa intervista, Monti, in uno degli incontri a livello europeo, ha chiesto agli economisti tedeschi se vogliono competere con i prodotti del Nord Italia, prezzati, per esempio, in una nuova lira che valesse il 30-40% in meno dell’euro. Quale sarebbe la peculiarità del ritorno della lira? Sarebbe la fiducia della popolazione che la utilizza. Non della speculazione internazionale, ma della popolazione.

Monti questo lo sa bene, per questo ha potuto permettersi una simile minaccia. Ma noi non dobbiamo minacciare nessuno, dobbiamo solo ripristinare la fiducia.

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