FINANZA/ 2. Italia e Monti, dalle stelle alle stalle in sette giorni

- Gianluigi Da Rold

Ieri si è vissuta un’altra giornata di sofferenza sui mercati. Eppure appena una settimana fa si festeggiava l’esito del vertice europeo. L’analisi di GIANLUIGI DA ROLD

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Esattamente una settimana fa, venerdì 29 giugno 2012, festa di San Pietro e Paolo, il nostro primo ministro, il senatore a vita Mario Monti, stava quasi per essere proposto come Premio Nobel dell’Economia. Rimbalzavano dalla Borsa di Milano a Bruxelles notizie di un’euforia quasi sfrenata. Il mercato saliva quasi di sette punti, un autentico rally, lo spread scendeva a livelli quasi accettabili (410), ma soprattutto al vertice europeo Monti, si diceva, era diventato il paladino dei Paesi deboli dell’eurozona, costringendo Angela Merkel ad accettare lo “scudo” anti spread, con l’intervento del Fondo Salva Stati, in versione Esm, che avrebbe potuto acquistare bond direttamente sul mercato primario. Non ci voleva molto a comprendere che i mercati stavano premiando soprattutto una volontà politica, dopo 25 vertici del tutto inconsistenti. Avevano visto, almeno nelle intenzioni, un’inversione di tendenza.

Tuttavia, ritornati nelle loro capitali, i leaders europei hanno continuato a fare esattamente quello che facevano prima. L’Olanda e la Finlandia, magari con la Germania da interessata suggeritrice, si sono opposti formalmente allo “scudo”. La stessa Germania deve ancora sottoporre alla Corte suprema la costituzionalità dell’Esm. Persino la Banca centrale europea non riesce a capire come muoversi in una simile situazione: deve fare la guardia all’inflazione, in un periodo di recessione e deflazione, in termini anglosassoni, stagflation.

Quindi, nonostante il “fuoco sacro” degli articoli domenicali del primo luglio 2012, inneggianti al nostro premier, già martedì i mercati hanno cambiato il loro trend. Per cui, in attesa che l’Europa passasse dalla volontà, espressa a parole, ai fatti, hanno cominciato a invertire rotta. Ieri, venerdì 6 luglio, la Borsa di Milano è ritornata ai livelli di una settimana fa e lo spread è risalito vicino ai 470 punti, quindi con un rendimento del Bpt al 6%.

In pratica, si è passati da un week-end di euforia a un altro week-end di sconforto. Anche perché, durante la settimana, si è aggiunta la conoscenza di una serie di dati e di stime sulla situazione economica globale che dimostrano un peggioramento complessivo, con appelli quasi accorati come quello della direttrice del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, che accompagnano le manovre espansive della Banca centrale cinese e di quella inglese.

La sensazione che si è diffusa sui mercati, ma anche nell’opinione pubblica, è che tutte le manovre attuate sinora si rivelino del tutto inconsistenti rispetto alla realtà mondiale della crisi. L’iniezione di liquidità che viene periodicamente immessa da parte delle banche centrali non solo non si rivela efficace, ma questa stessa liquidità non si sa bene dove sia andata a finire in questi mesi. In compenso sono ritornati episodi inquietanti. A parte l’“operazione” del gruppo Barclays che “tarocca” impunemente il Libor, nel giro di un mese l’americana JP Morgan ha scoperto di avere un “buco” di bilancio, per una strana operazione sui “derivati”: prima di 2 miliardi di dollari, poi di 9.

In questo complessivo marasma (come chiamarlo altrimenti?), dove si scoprono dati e stime sempre peggiori, sempre al ribasso, giorno dopo giorno, o settimana dopo settimana, la politica degli Stati e delle autorità monetarie internazionali non cambia. L’unica soluzione che si continua a trovare, magari tecnicamente, è quella di imporre sacrifici ai cittadini. L’ultima operazione del Premier Mario Monti è la famosa spending review straordinaria, con un taglio della spesa pubblica dello 0,5% nel 2012, rispetto a un crollo dei consumi che sfiora il 7%, a una perdita dei redditi reali (stima del Fmi) di due punti percentuali e a una escalation di tasse e balzelli vari.

Il meno che si possa dire è che di fronte a questa crisi, affrontata soprattutto in Europa e in Italia con un’austerità fuori dal comune, i governi e il nostro governo vivono esclusivamente alla giornata o magari alla settimana. È per questo che si passano dei week-end felici e dei week-end apocalittici. È un tipico modo di vivere senza una visione o una guida.

A questo punto, dato che ormai tutti se ne sono accorti, è inutile dire che la situazione è sempre grave e critica, occorre aggiungere che non si vedono vie d’uscita, soprattutto con questo tipo di politiche economiche che, nel giro di sette mesi, hanno peggiorato la situazione dopo aver costretto i cittadini a sacrifici durissimi.

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