FINANZA/ Faia (Goethe University): vi spiego perché un tetto allo spread può far male all’Italia

- int. Ester Faia

Se la Bce intervenisse per tenere gli spread sotto un certo livello, spiega ESTER FAIA, si potrebbero creare più danni che vantaggi. Esistono dei sistemi che sono più sicuri

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La notizia è stata smentita direttamente dalla Bce, ma resta il fatto che di un intervento dell’Eurotower per mantenere gli spread dei paesi sotto una determinata soglia si parla da tempo. Resta da capire se si trasformerà mai in qualcosa di concreto e quale potrebbe essere il beneficio per i singoli paesi, tra cui l’Italia, per i quali il differenziale di rendimento tra i propri titoli di stato e i Bund decennali sta diventando un problema. Anche perché proprio dalla Germania si continuano a levare critiche contro i possibili interventi della Bce. Per capire meglio la situazione abbiamo raggiunto Ester Faia, professoressa di politica monetaria e fiscale presso la Goethe University di Francoforte.

L’indiscrezione è stata smentita, ma cosa pensa della possibilità di un intervento della Bce per mantenere gli spread sotto una certa soglia?

La notizia non è una rivelazione nuova. Nella conferenza stampa del 2 agosto (a seguito del consiglio di agosto della Banca centrale europea) Mario Draghi ha dichiarato apertamente che la Bce stava già pensando a degli interventi sul mercato dei titoli di stato. E ha altresì chiarito in maniera definitiva che questi interventi potranno avvenire solo sotto la condizione che i governi aderiscano ai piani di rientro del debito e che gli interventi temporanei serviranno a dare tempo ai governi per attuare le riforme, ma che in nessun modo serviranno a risolvere una crisi di natura fiscale. La Bce ha poi confermato questa linea in altri interventi successivi. Notizie su altri possibili interventi volti a risolvere la crisi, con dei targets specifici sui tetti o senza la condizionalità sono speculazioni che non trovano fondamento nelle parole della Bce. Il rischio è che queste speculazioni possano essere usate per scopi politici o per acquisire consenso elettorale all’interno dei singoli paesi.

Di quanto potrebbero essere ridotti gli spread di Grecia, Spagna eItalia?

I tre paesi hanno problemi diversi. Per la Grecia si deve stabilire se riesce a ripagare gli aiuti che gli sono stati dati finora: se non lo facesse (Irlanda e Portogallo hanno invece mostrato un forte impegno e la loro situazione sta lentamente migliorando), come ha detto Juncker si potrebbe considerare una sua uscita dall’euro. Per quanto riguarda Spagna e Italia si tratta di evitare ulteriori salite degli spreads che porterebbero tecnicamente portare a un default. In realtà la situazione più difficile è quella italiana.

Perché?

Perché il debito è molto alto: l’entità degli acquisti in quel caso sarebbe così elevata che non sarebbe possibile attuarla con dei semplici aumenti della dotazione dell’Efsf da parte di paesi come la Francia e la Germania. Stampare moneta per comprare debito direttamente sarebbe invece contro le regole e la ragione stessa per cui la Bce è stata creata. Se l’Italia è intenzionata a richiedere questo tipo di aiuto sarebbe sensato chiedersi perché non torna ad avere una sua banca centrale nazionale a cui può chiedere di tornare a comprare debito come avveniva negli anni ‘80. È comunque convincimento comune (si evince anche dalle parole di Draghi) che la crisi si possa risolvere in modo definitivo andando alla radice del problema, cioè alla riduzione del debito. Gli interventi sarebbero solo un aiuto temporaneo e potrebbero addirittura aumentare i rischi di speculazione come avvenne per gli interventi sulla lira nel 1992.

 

Ci spieghi meglio.

Il rischio c’è: tutte le volte che si dichiara di essere disposti a intervenire fino a un certo limite, gli speculatori entrano sul mercato per speculare sul quel limite. Si potrebbe dichiarare di intervenire illimitatamente stampando moneta, ma gli interventi illimitati non esistono: ci sarebbe sempre un punto in cui la Bce smetterebbe di stampare moneta per evitare l’iperinflazione.?Gli interventi illimitati per comprare debito erano stati attuati dalla Germania negli anni ‘20: la Reichsbank stampava moneta anche di notte per far fronte ai debiti di guerra. Il risultato è stato la seconda più grande iper-inflazione della storia. Credo che questo tipo di logica sia ormai estranea ai banchieri centrali moderni.

 

Quali e quanti soldi sarebbero utilizzati per l’acquisto dei titoli?Quelli del Fondo salva-stati (Efsf-Esm)?

L’attuale dotazione del Fondo salva-stati è chiaramente insufficiente per salvare Italia, Spagna, banche e chiunque chiedesse aiuti. Anche se il fondo venisse aumentato Francia e Germania non avrebbero i soldi sufficienti per salvare tutti i paesi: come dicevo sopra nel caso dell’Italia l’ammontare di acquisti necessari, anche solo per abbassare significativamente lo spread, potrebbe essere troppo alto. Rimane poi la questione che la Germania (insieme ad altri paesi della zona euro) si dichiara disposta a continuare a fornire aiuti se c’è una reale mutualizzazione (tutti i paesi contribuiscono a un fondo comune di assicurazione o forniscono delle garanzie reali quando ricevono prestiti da altri stati) o una strada ben definita verso l’unione fiscale (con condivisione di sovranità in un sistema federale). Le unioni fiscali seguite a quelle monetarie (come negli Stati Uniti) prevedono infatti questo. Non sono considerate rassicuranti le dichiarazioni di politici o ministri che chiedono interventi (o aiuti) senza cessioni di sovranità e senza concessioni di garanzie reali. In breve: in economia il free lunch non esiste. La strada verso gli eurobond o l’unione fiscale potrebbe continuare se ci fosse disponibilità da entrambi i lati a discutere la condivisione di sovranità.

 

Quali sarebbero le condizioni da rispettare per i paesi che decidono di ricorrere allo “scudo antispread”? I paesi (Italia e Spagna in primis) le accetteranno? 

Il documento del Consiglio europeo di giugno in cui si era ribadito l’uso dei fondi dell’Efsf (l’uso di tale fondo per dar aiuti ai paesi in difficoltà era già previsto da prima) diceva chiaramente che per avere gli aiuti (interventi sui mercati dei titoli) bisognava rispettare le condizioni di sostenibilità definite fino ad allora, in pratica il “fiscal compact”. La verifica del rispetto dei criteri ovviamente doveva avvenire non sugli annunci, ma sull’effettivo raggiungimento degli obbiettivi. I criteri prevedono zero deficit e rientro del debito verso il 60% del Pil entro dieci anni. Tutte queste cose sono chiare nei documenti europei e per i governi che li hanno firmati.

 

Crede che possa essere una soluzione efficace per contrastare l’andamento degli spread o è solo un palliativo? 

Come detto sopra è noto a tutti che è solo una soluzione temporanea. Bisogna rientrare dal debito. Si può fare: senza aumentare le tasse, ma tagliando la spesa. I mercati aspettano questo.

 

La Corte costituzionale tedesca darà il via libera all’Esm? 

La percezione è che lo darà, ma ribadirà le condizioni e la richiesta di garanzie.

 

Cosa pensano in Germania di questo dibattito? 

 

Non ritengono utili dichiarazioni in cui ci si oppone alla cessione o condivisione di sovranità: sono contrarie alla natura stessa di un’unione fiscale (anche solo parziale). Non vedono di buon occhio gli interventi sugli acquisti di debiti perché sono coscienti che sarebbero solo una soluzione temporanea.

 

Ci sono proposte alternative valide? 

L’alternativa migliore è quella del Fondo di redenzione europeo proposto dai cinque saggi. È il migliore compromesso tra una mutualizzazione e una parziale unione fiscale. La proposta sommariamente prevede che i paesi con debito superiore al 60% “possano” richiedere di trasformare il loro debito nazionale in eurobond (quindi pagando dei tassi di interesse minori). I paesi che lo richiedono devono presentare un piano di rientro dal debito su un arco di circa venti anni (una generazione) e fornire una garanzia reale del 20% (riserve auree o altre attività reali). La proposta ha ricevuto il favore di molti economisti. Qui in Germania è appoggiata fortemente dai Socialdemocratici che vogliono adesso discuterla in Parlamento: la considerano infatti il miglior compromesso tra aiuti concreti ai paesi in difficoltà e la richiesta di garanzie da parte della Germania. La proposta era anche sul tavolo del Consiglio europeo di giugno disponibile per la discussione.

 

Cosa ci si deve aspettare per settembre? 

Queste previsioni sono impossibili. C’e’ un timore generalizzato in quanto le crisi si scatenano spesso dopo l’estate (la crisi della lira, la crisi del 2008, ecc.): c’è una ragione logica per questo. Non è detto che sarà così questa volta: dipende da quanto coraggio ha il governo Monti nel fare i tagli di spesa e le riforme.

 

(Matteo Rigamonti)

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