FINANZA/ I pasticci dell’euro che “rilanciano” la lira

- Giovanni Passali

L’euro richiede cessione di sovranità da parte dei singoli stati. Secondo GIOVANNI PASSALI questo non è accettabile e sta creando dei danni all’economia reale

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Sembra che Monti ne stia combinando di tutti i colori. Prima è stato capace di unire tutto il parlamento tedesco, maggioranza e opposizione, in un coro di critiche relative alla sua affermazione sulla necessità che i governi europei siano meno condizionati dai rispettivi parlamenti. La cosa più tenera che gli hanno detto è che il parlamento tedesco non lascerà che i cittadini tedeschi paghino per la bella vita degli italiani. C’è da capirli, i cittadini tedeschi; loro non conoscono il professor Monti. Loro non sanno che a settembre 2011, un paio di mesi prima di diventare Presidente del Consiglio, il professor Monti dichiarava serafico in una trasmissione televisiva: “Noi oggi dobbiamo celebrare il grande successo dell’euro. E qual è la più grande manifestazione del grande successo dell’euro? La Grecia”. Ma non è bastato. Monti ha pensato bene di dire che con Berlusconi lo spread sarebbe arrivato a 1200. Una simile affermazione, che peraltro non si capisce su cosa si possa basare, denuncia un certo nervosismo per il fallimento relativo all’obiettivo di abbassare e tenere basso lo spread.

Per tutta risposta i deputati del Pdl si sono fatti sentire, e il governo è andato sotto in due votazioni alla Camera, mentre al Senato mancava il numero legale. Eppure non è questo il peggio. Il peggio è la preservazione del sistema bancario e finanziario, ottenuto al prezzo della distruzione dell’economia reale: gli indicatori usciti in questi giorni ne sono la triste conferma. Il Pil, che secondo le previsioni di inizio anno doveva essere in calo dell’1%, ormai ha superato alla grande il -2%, arrivando al -2,5%, per ora. La produzione industriale a giugno è calata dell’1,4% rispetto al mese precedente, dell’8,4% rispetto a un anno fa. Il settore auto è in profondo rosso, con un -22,5%. A questo disastro si accompagna il dato sulla cassa integrazione del mese di luglio, con un aumento del 8,6% rispetto a un anno prima.

Ma c’è un altro passaggio che ci fa ben sperare. Non dobbiamo dimenticare un video diffuso via internet su Monti, quello nel quale dice esplicitamente che: le crisi sono passi avanti, cioè sono cessione di parti di sovranità nazionali a un livello comunitario; politici e cittadini saranno disposti a questa cessione perché il costo politico e psicologico del non fare queste cessioni diventa superiore al costo del farle, perché c’è un crisi in atto.

Il “costo politico e psicologico”. Monti ci ha presi per dei debolucci psicolabili, incapaci di reagire o di inventare italicamente una soluzione nuova, una mossa non prevista. Si è accorto invece di una resistenza istintiva e teme che possa diventare movimento, esperienza, cultura; tanto da affermare di essere preoccupato perché vede diffondersi “un sentimento antitedesco” in Italia. Appena Monti inizia a tirare nella direzione da lui desiderata, tanti italiani iniziano a tirare nella direzione opposta. Si diffonde sempre più l’idea che con questo euro non si va da nessuna parte, e il ritorno alla lira non è più un tabù.

Lui si preoccupa, ma noi iniziamo a sperare. A sperare che da questo fermento italico nascano nuovi germogli sulla pianta del bene comune. E che i vari movimenti si uniscano, riconoscendo comuni radici, per la costruzione di un’opera che sia soprattutto la difesa e la promozione di ciò che noi siamo, come italiani, da oltre due millenni. Un esempio di quanto sta accadendo è pure l’associazione Noiperlitalia e da quello che sento in giro, mi pare sia solo la punta dell’iceberg.

Sono giorni di caldo intenso in Italia. Ma suppongo che settembre sarà un mese ancora più caldo. Speriamo.

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